domenica 8 ottobre 2017

Da Artò al Monte Avigno.



Da Artò 634 mt, piccola frazione posta nel Comune di Madonna del Sasso, si percorre il segnavie T36 che sale al Passo di Combocciolo 947 mt. Poco prima di arrivare al passo, s’incontra il bivio con il sentiero N°754, quindi svoltando a sinistra si sale alla cima del Monte Svigno 1136mt.
 





 
NOTA
Per chi ama i paesaggi autunnali e le lunghe passeggiate nel bosco, quest’itinerario è l’ideale. Partendo dalla bella frazione d’Artò, subito si entra nell’atmosfera del tipico villaggio di montagna, con i classici vicoli e le case rustiche che sono sempre piacevoli da vedere; il suo monumento più importante, è rappresentato dalla Chiesa parrocchiale di San Bernardino da Siena, realizzata intorno al XV secolo.
Usciti dal paese, seguendo un tratto di provinciale, appare la bella mole del Monte Avigno, che inizia a cambiare il suo colore, dipingendosi dei caldi colori dell’autunno. Raggiunto il bivio, sì entra poco dopo, nel fitto bosco misto di faggi e castagni, poi man mano che si guadagna quota, i faggi saranno presenti fino alla vetta. I sentieri sono praticamente delle strade sterrate che ogni tanto si restringono, ma che consentono comunque ad un mezzo non troppo ingombrante, di transitare ugualmente. La salita al Monte Avigno, si sviluppa invece su sentiero, a volte ripido, scavato dalle acque piovane. La cima è anch’essa ricoperta di vegetazione, solo un piccolo squarcio, consente la vista della cima del Bec Res 1630 mt, si può anche facilmente individuare il piccolo rifugio posto poco sotto la cima, della cima del Il Massale 1745 mt; chiaramente riconoscibile sulla destra, la vetta del Corno Bianco 3320 mt.

 






CURIOSITA
Nel centro del paese, si può ammirare un dipinto del cinquecento, della scuola di Gaudenzio Ferrario.
TEMPI DI PERCORRENZA: 1:45 circa.
DIFFICOLTA’: (E) per sentieri ripidi.
DISLIVELLO: 550 mt circa.
PUNTI D’APPOGGIO: nessuno.
COME ARRIVARE: da Milano o da Genova con autostrada A26 fino a Borgomanero, quindi seguire le indicazioni per S. Maurizio e Pella. Trovato il bivio, svoltare a sinistra, seguendo la strada che porta al Santuario Madonna del Sasso.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°97.
SEGNALETICA: cartelli informativi, più bandierine rosso bianco.
DOVE ALLOGGIARE: B&B Albatros nella frazione Artò, tel : 0322/981605 – 333/8188073 – 339/4449731.

mercoledì 31 maggio 2017

Da Mandello del Lario, Frazione Rongio, anello con salita al Rifugio Rosalba.


Da Mandello del Lario 214 mt, si sale in auto alla Frazione Rongio 398 mt, si prosegue a piedi, percorrendo il segnavie N°13, che sale al Rifugio Rosalba 1730 mt. Ora, con sentiero N°12, si ritorna alla Frazione Rongio.
NOTA
Intensa salita, ad uno dei rifugi più belli delle Grigne.
Sì parte da Rongio, piccola frazione situata sopra la cittadina di Mandello del Lario. L’inizio sì sviluppa su una strada sterrata che sale fino alla Casera Stambin 820 mt; durante la salita, sul versante opposto della valle, sì può ammirare, il complesso composto dalla Chiesa di Santa Maria 664 mt e dall’ex convento, divenuto da qualche anno, punto di ristoro.
Il dislivello, in questa parte di percorso, non da particolari problemi, anche se la vera salita, arriverà ben presto. Il piacevole itinerario che sì è affrontato fin ora, è nulla, rispetto a quello che sta per arrivare, infatti, dopo un tratto su sentiero, inizia un’estenuante salita, che mette a dura prova, fiato e gambe, una salita che richiede la giusta preparazione e il giusto equipaggiamento; tutto questo, durerà fino al Rifugio Rosalba, quindi è meglio affrontare la salita con la giusta convinzione.
Dal rifugio, lo scenario lascia senza parole, un ambiente dolomitico straordinario, con pareti verticali, torri e campanili che sono presi d’assalto dai tanti alpinisti che amano affrontare la verticalità di queste montagne.

 







 
La vista è spettacolare, le cime del gruppo sono le prime che s’impongono davanti all’escursionista che sale a questo rifugio, cime come: Zucco Sileggio 1373 mt, Monte Pilastro 1823 mt, Sasso Cavallo 1920 mt, Zucco Pertuso 1674 mt, oltre alle alte pareti che conducono in cima alla Grignetta 2184 mt; ben visibili, le altre cime del Lario, come Monte Tremezzo 1700 mt.

 






Inizia la discesa, per il versante che guarda verso i Piani Resinelli, sentiero ghiaioso, ma senza dubbio, più facile, un continuo serpenteggiare su tornanti, che aprono la vista sul ramo di Lecco del Lago di Como, con vista sul Monte Coltignone 1473 mt, e sul Monte Moregallo 1276 mt. Si prosegue in discesa, fino ad arrivare alla località Colonghei, qui ampi prati, avvolgono grandi cascinali, tante abitazioni rustiche molto suggestive, che si sposano perfettamente con l’ambiente circostante.
 
Un ultimo breve tratto, sempre su piacevole sentiero, riporta a Rongio, dove si potrà recuperare l’auto e ristorarsi, dopo un anello, decisamente emozionante ma duro a livello fisico.

CURIOSITA’


TEMPI DI PERCORRENZA: 7:00 circa.
DIFFICOLTA’: (E) percorso impegnativo con tratti di sentiero molto ripido.
DISLIVELLO: circa 1300 mt, tra salita e discesa.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Rongio e Rifugio Rosalba, con apertura stagionale.
COME ARRIVARE: da Milano con SS N°36 fino ad Abbadia Lariana, proseguire sul lungolago fino a Mandello del Lario, quindi seguire le indicazioni per la Frazione Rongio.
CARTOGRAFIA E GUIDE: carta Kompass N°105.
SEGNALETICA: cartelli informativi a volte insufficienti, e in alcuni casi, mancano i tempi di percorrenza. Segnaletica orizzontale scarsa e non ufficiale CAI.
DOVE ALLOGGIARE: Rifugio Rosalba, con possibilità di pernottamento, tel: 0341/202383.

mercoledì 19 aprile 2017

Da Crevola al Rifugio Osella.



Da Crevola 450 mt, sì percorre il sentiero N°605 che porta al Rifugio Spanna Osella 1600 mt, con possibilità di salire fino alla cima del Bec Res 1630 mt.
NOTA
Impegnativa salita, in una delle cime più panoramiche della Valsesia. Si parte da Crevola, piccolo borgo che sorge praticamente di fronte a Varallo Sesia di cui è frazione. Il paese è caratteristico; percorrendo gli stretti vicoli, sì può godere al meglio dell’atmosfera di questo luogo incantato.
Trovato il segnavie, inizia da subito una costante salita che attraverso antichi casolari e ruderi d’alpeggi, e alternandosi a tratti su strada sterrata, raggiunge l’Alpe Campo 1070 mt, piccola baita, immersa nel verde di queste montagne.
Ora inizia una decisa salita, arrivando alle rovine dell’Alpe del Pastore 1222 mt, qui sì trova una fontana in pietra, unica struttura in piedi, che consente l’approvvigionamento d’acqua.
Dall’alpe con una bella serie di tornanti, sì raggiunge il Rifugio Osella, piccola struttura in grado di offrire quando aperta, un valido punto d’appoggio.
Con un ultimo sforzo, si sale alla cima del Bec Res, dove nelle giornate limpide, sì può ammirare un panorama da 360°, che spazia dall’Appennino, fino alle alte vette delle Alpi, come il vicino Monte Rosa 4634 mt, o come il lontano Pizzo Bernina 4049 mt. Delle vicine cime che si possono ammirare, segnalo il Monte Barone 2044 mt e il Castello di Gavala 1827 mt, mentre più a sud, si ammira la massiccia sagoma del Monte Fenera 899 mt.
Durante la salita, spesso entra nella panoramica, il Sacro Monte di Varallo Sesia, uno dei monumenti più belli d’Italia; una salita di tutto rispetto con un panorama che merita di essere ammirato in tutta la sua meraviglia.



 
CURIOSITA’
Il rifugio, risale al 1894; durante la seconda guerra mondiale, fu distrutto, dall’artiglieria tedesca. Nel 1950, l’ANA lo acquistò per restaurarlo, dandogli l’aspetto che vediamo oggi.
TEMPI DI PERCORRENZA: 2:30/3:00 circa.
DIFFICOLTA’: (E) per tratti su sentiero ripido, e per il forte dislivello.
PUNTI D’APPOGGIO: Rifugi Spanna Osella.
DISLIVELLO: 1150 mt circa.
COME ARRIVARE: A26 con uscita Romagnano Sesia Ghemme, proseguire lungo la statale N°299 in direzione Varallo Sesia; a pochi chilometri da Varallo, bivio a sinistra per Crevola.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°97.
SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine rosso bianco.
DOVE ALLOGGIARE: Rifugio Spanna Osella, con possibilità di pernottamento, tel: 0163/54464 oppure 0163/430446.

lunedì 10 aprile 2017

Da Introbio al Rifugio Buzzoni.



Da Introbio 588 mt, sì percorre in parte la strada carrozzabile che porta al Rifugio Tavecchia 1510 mt, situato in Val Biandino; la sterrata sì può in parte evitare, seguendo un sentiero non segnato che consente di abbreviare il percorso. Dopo un tratto pianeggiante della carrozzabile, si arriva ad un bivio, svoltando a destra, si seguono le indicazioni percorrendo un’altra sterrata che porta al sentiero N°25, Raggiunto il segnavie, anche in questo caso, ci sì alterna a tratti su sterrata con tratti su sentiero, arrivando alle Baite Serra 1043 mt. Ora si prosegue in decisa salita, fino ad arrivare al Rifugio Buzzoni 1580 mt in località Baita Motta.
 







NOTA
La Val Sassina è la più ampia valle della Provincia di Lecco. Essa, separa il dolomitico gruppo delle Grigne, dalle Alpi Orobie, lunga dorsale che abbraccia buona parte della Lombardia centrale, attraversando ben quattro province, più precisamente: Lecco, Bergamo, Sondrio e Brescia.
L’itinerario qui proposto, sì sviluppa nella fascia orobica che percorre la Provincia di Lecco nella parte orografica destra della Val Sassina.
Sì parte da Introbio, piccolo borgo che sorge a circa metà valle, qui il paesaggio è molto simile alle Dolomiti, con vaste praterie e tipiche abitazioni che ricordano molto le località che sorgono appunto sulle Dolomiti. L'itinerario, inizia percorrendo la sterrata che conduce in Val Biandino, data la pendenza, la fatica è, notevolmente ridotta; io però consiglio di fare il sentiero che si trova a destra della sbarra, che da inizio alla carrozzabile, anche se non è segnato, percorrendo questo sentiero, poco più avanti, è possibile una deviazione che consente di arrivare ad una piacevole balconata con vista sulla Cascata del Torrente Troggia, che arriva dalla Val Biandino. La cascata ha un salto di oltre 50 mt.





Dopo aver goduto di tanta meraviglia, si prosegue in salita recuperando la carrozzabile che sale in valle. Dopo il bivio, si cammina aggirando lo Zucco dell’Orso 1141 mt, entrando in una stretta valle che si percorre fino alle Baite Serra, luogo affascinante isolato dal resto del mondo, una serie di casolari, sono gli unici esempi di presenza umana, avvolti in uno scenario suggestivo, tra prati e fitti boschi di faggio e conifere. La salita prosegue dentro il fitto bosco, per poi uscire fuori trovando i ruderi dell’Alpe Tè. Qui sì apre la prima vera balconata, sullo sfondo il Monte Foppabona 2082 mt, mentre guardando più a destra, ecco apparire in miniatura il Rifugio Buzzoni, mentre guardando verso la Val Sassina, svetta maestoso il Grignone 2409 mt.

 







Dopo la bella veduta, nuovamente il bosco riavvolge il sentiero, diradandosi solo verso la fine del percorso. Ancora una dura salita e si raggiunge il Rifugio Buzzoni, piccolo e accogliente, dalla quale si apre una splendida balconata con vista sulla Val Sassina, sulle Alpi Lepontine e Pennine, facilmente riconoscibili per le Alpi Lepontine: Monte Grona 1736 mt, Monte Gradiccioli 1935 mt e Monte Leone 3552 mt, mentre per le Alpi Pennine, il Dom 4545 mt, domina lo sfondo; non posso non menzionare nuovamente l’intero gruppo dolomitico delle Grigne, che dal rifugio si può ammirare nelle sue due cime principali, vale a dire il Grignone e la Grignetta 2184 mt.
CURIOSITA’
Piccola leggenda locale.







 
TEMPI DI PERCORRENZA: 2:30 circa.
DIFFICOLTA’: (E) per tratti su sentiero ripido.
DISLIVELLO: circa 1000 mt.
PUNTI D’APPOGGIO: Rifugio Buzzoni.
COME ARRIVARE: da Milano con SS N°26 fino a Lecco, quindi seguire indicazioni per Val Sassina, percorrendo la provinciale fino ad Introbio. Per raggiungere l’attacco del sentiero, seguire le indicazioni per Val Biandino fino alla sbarra che da accesso alla carrozzabile.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°105 se aggiornata.
SEGNALETICA: cartelli informativi e bollini bianco rosso.
DOVE ALLOGGIARE: Rifugio Buzzoni, con possibilità di pernottamento, tel: 0341/981175 – 348/5827975.

lunedì 27 marzo 2017

Da Barna (CO) al Rifugio Città di Menaggio.



Da Barna 563 mt, sì seguono le indicazioni che portano su al Rifugio Città di Menaggio 1400 mt.







NOTA
Costruito ai piedi delle rocciose pareti del Monte Grona 1736 mt, il Rifugio Città di Menaggio, è un importante punto d’appoggio, per chi affronta l’impegnativa il sentiero o la Via Ferrata che sale alla cima del Monte Grona, ma è anche un ottimo punto di partenza, per chi vuole affrontare una cima più alta come Monte Bregagno oppure per chi intraprende l’Alta Via del Lario, un percorso che sale oltre i 2000 mt e che affronta un territorio solitario dove i rifugi gestiti sono davvero pochi.
L’itinerario qui proposto, ha inizio dal piccolo borgo di Barna, grazioso paese situato nel comune di Plesio 595 mt.
Il sentiero, percorre parte della Via dei Monti Lariani e del Sentiero 4 Valli, prima di salire al rifugio. La prima parte del percorso, si sviluppa su mulattiere e stradine, attraversando località come La Piazza 770 mt e altri isolati gruppi di case.







La seconda parte dell’itinerario, aggira il Monte Grona, e lo fa, con un sentierino che passa alcuni sbalzi rocciosi, creando un ambiente molto suggestivo. Il sentiero, sì va a collegare al segnavie che sale da Breglia 749 mt, e che porta al rifugio seguendo la linea della teleferica.
Il rifugio, è di dimensioni modeste, ma garantisce anche fuori stagione, un servizio di ristoro e di pernottamento, per i tanti escursionisti che salgono su al Rifugio Città di Menaggio. Dal rifugio, si apre una balconata spettacolare, con vista sul Lago di Como e sulle tante montagne che sì ammirano da quassù, come: Monte San Primo 1686 mt, Grignone 2409 mt e Monte Legnone 2609 mt, oltre ad una buona parte delle Alpi Orobie Occidentali, altro buon motivo per raggiungere questo rifugio.
CURIOSITA’
TEMPI DI PERCORRENZA: 2:00/2:30 circa.
DIFFICOLTA’: (E) per tratti su sentiero ripido e stretto.
DISLIVELLO: circa 800 mt.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°91.
PUNTI D’APPOGGIO: Rifugi Menaggio quando aperto.
COME ARRIVARE: da Como con SS 340 fino a Menaggio, poi indicazioni per Plesio e Barna.
SEGNALETICA: cartelli informativi lungo tutto il percorso, bandierine bianco rosso.
DOVE ALLOGGIARE: , con possibilità di pernottamento, tel: 0344/37282 oppure 327/8855090.

domenica 19 marzo 2017

Da Novate Mezzola al Rifugio Brasca.


 
Da Novate Mezzola 212 mt, sì percorre il tratto iniziale del Sentiero Roma, contrassegnato anche con la sigla A6, fino al Rifugio Brasca 1304 mt.







NOTA
La Val Codera, è una valle laterale che sì sviluppa all’inizio della Piana di Chiavenna, e che sale fino a raggiungere le alte cime delle Alpi Retiche, che vanno oltre i 3000 mt.
Il sentiero parte dal piccolo paese di Novate Mezzola, che sorge poco a nord del Lago di Mezzola, vista da Novate, la valle si presenta stretta e impervia, quasi un canyon che sbocca sull'ampia piana. L’attacco del sentiero, si trova, poco sopra il paese; un ampio parcheggio, consente di lasciare l’auto senza problemi.
Inizia ora un’intensa salita, che fa guadagnare subito, ben 600 mt di dislivello, mettendo a dura prova il fiato di chi intraprende quest’itinerario. Raggiunto il gruppo di case d’Avedee 790 mt, la valle si apre, all’orizzonte compare per incanto Codera 825 mt, il paese senza strade, il Pizzo di Prata 2727mt, fa da sfondo a quest’incredibile paese.
Codera, è un paese che non ha strade asfaltate, ma nonostante questo, rimane abitato tutto l’anno; sembra impossibile, che nel terzo millennio, esista ancora una realtà come questa, a dimostrazione, che sì può vivere senza in un mondo moderno, ma restando saldamente ancorato alle proprie tradizioni. Per arrivare a Codera, si affronta un bellissimo traverso, che passa sotto alcune gallerie aperte, dove i ruscelli, si tuffano in valle, creando dei giochi d’acqua, molto spettacolari.






Superato il piccolo cimitero, appare il campanile e la piccola chiesa di Codera. Entrando nel paese, sì arriva nella piazza principale, dove sorge appunto la piccola chiesa. Passeggiando per i vicoli, sì può ancora oggi respirare la magica atmosfera di questo paese d’altri tempi, un vero tuffo nel passato.



Sì abbandona Codera, intraprendendo un’ampia strada sterrata che sì alterna con il vecchio sentiero, ora la valle è molto più aperta, le alte vette che vanno oltre i 2500 mt, pian piano sì mostrano sempre più imponenti, e il bosco, da prevalenza di castagno, cambia velocemente, fino a divenire un profumato bosco d’abeti e larici, con belle praterie che fanno da contorno ai piccoli gruppi di baite che s’incontrano lungo il cammino. Il Rifugio Bresciadega 1214 mt, sorge nell’omonimo alpeggio, quasi una frazione, con la piccola chiesa che sorge poco a fianco.


Ancora trenta minuti di cammino, ed ecco apparire in un’ampia conca il Rifugio Brasca, piccolo ma accogliente, un gioiello nel cuore di questa lunga meravigliosa valle. L’ambiente è davvero affascinante conche glaciali, salgono verso la cima del Pizzo Ligoncio 3032 mt, ben visibile il vallone che sale al Passo del Barbacan 2650 mt, che mette in collegamento la Val Codera, con la Val Masino, altro spettacolare anfiteatro delle Alpi Retiche.
CURIOSITA’
TEMPI DI PERCORRENZA: 3:30/4:00 circa.
DIFFICOLTA’: (T/E) per l’intensa salita da Novate a Codera.
DISLIVELLO: circa 1000 mt.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Novate, Codera, Rifugio Bresciadega e Rifugio Brasca, entrambi con possibilità di pernottamento.
COME ARRIVARE: da Milano con SS n°36 fino a Novate Mezzola.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°92.
SEGNALETICA: cartelli informativi, più bandierine rosso bianco.
DOVE ALLOGGIARE: Rifugi Brasca, tel: 339/7176620.

domenica 12 marzo 2017

Da Valmadrera al Rifugio SEV



Da Valmadrera 234 mt, si percorre il segnavie N°3 che parte poco sopra Via Belvedere, e che conduce alla località San Tommaso 580 mt. Si prosegue lungo il sentiero N°5 che porta alla località Sambrosera, dove sì trova una sorgente con area attrezzata; ora salendo per il sentiero N°7, si raggiunge il Rifugio SEV 1225 mt, in località Pianezza.
 






 
NOTA
Il Triangolo Lariano, è composta principalmente da due gruppi montuosi. Il primo è composto da una lunga dorsale, che da Como 201 mt, si eleva con vette che superano i mille metri, e che colma con la cima del Monte San Primo, 1686 mt. Il secondo gruppo, più piccolo, è composto da una catena montuosa, con cime che vanno oltre i milleduecento metri e che colma con le dolomitiche pareti dei Corni di Canzo, con i 1373 mt del Corno Occidentale.
Il percorso qui descritto, si sviluppa nel secondo gruppo montuoso, partendo poco sopra il paese di Valmadrera. L’inizio è piacevole, grazie ad una bella mulattiera che sale alla località San Tommaso, qui oltre ad una bellissima corte, si apre un’ampia conca dove è collocata la piccola chiesa di San Tommaso, qui sì gode il primo grande panorama del percorso, una balconata che consente di ammirare la città di Lecco 214 mt, dominata dalla dolomitica mole del Resegone di Lecco 1875 mt, oltre alla piacevole cima del Monte Barro 922 mt. Interessante è anche la piacevole veduta del Corno Birone 1116 mt e del Sasso Malascarpa; impossibile, non ammirare la verticale parete che porta alla cima del Corno Rat 906 mt, dove è collocata, una delle vie ferrate più impegnative della provincia.
 






 
Sì prosegue, immergendosi nel fitto bosco, raggiungendo la località Sambrosera; qui un’area attrezzata e una sorgente, garantiscono rifornimento d’acqua, ombra nelle calde giornate estive e la serenità, di un luogo davvero magico.  
Raggiunta la Bocchetta di sambrosera a 1110 mt, poco sopra, un panettone senza alberi, consente di ammirare la dolomitica cima del Monte Moregallo 1276 mt e la verticale vetta del Corno Orientale 1232 mt.

 





Appena raggiunto il Rifugio SEV, qui sì apre la seconda balconata del percorso, un’ampia conca, s’affaccia sul ramo di Lecco del Lago di Como, con sguardo verso il Monte San Primo e la punta di Bellagio 229 mt. In lontananza, la lunga catena della Mesolcina, si innalza maestosa a nord di Menaggio 203 mt, con vette che s’innalzano subito sopra i duemilametri, come Monte Bregagno 2107 mt e Pizzo di Gino 2234 mt, mentre più a nord sono riconoscibili le vette della Val Darengo con alte vette come il Monte Ledù 2503 mt e il Pizzo Cavregasco 2535 mt.
Guardando verso la sponda destra del lago, si può ammirare l’ampio paese di Mandello del Lario 214 mt, sovrastato dal gruppo montuoso delle Grigne, con le due famose cime che sono: la Grignetta 2184 mt ed il Grignone 2409 mt, mentre spostato poco a sinistra, spunta la maestosa cima del Monte Legnone 2609 mt.
  
 







Questo è solo l’anticipo di quello che sì può ammirare dal Rifugio SEV, perché nelle giornate terse, il panorama volge verso i quattromila delle Alpi Pennine. Il rifugio è molto grande, ed è anche molto frequentato da alpinisti e da bravi turisti, che affrontano le lunghe salite per raggiungere questo luogo che offre un buon servizio di ristorazione oltre che ad un punto d’appoggio, dove trascorrere la notte.
CURIOSITA’
TEMPI DI PERCORRENZA: 2:30 circa.
DIFFICOLTA’: (E) per la ripida salita e per i circa millimetri di dislivello da affrontare.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Valmadrera, agriturismo in località San Tommaso e Rifugio SEV con possibilità di pernottamento.
COME ARRIVARE: da Milano o da Lecco con SS n°36 con uscita Civate Valmadrera.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°105/91.
SEGNALETICA: cartelli informativi e bollini colorati.
DOVE ALLOGGIARE: Rifugio SEV, tel: 0341/583004

domenica 5 marzo 2017

Da Domodossola al Rifugio Alpe Lusentino.



Da Domodossola 272 mt, sì percorrono i segnavie che passando le località: Sacro Monte Calvario, San Defendente e Vallesone, conducono al Rifugio Alpe Lusentino 1089 mt.

NOTA
L’itinerario qui descritto, è uno dei percorsi più classici che sì possono fare partendo da Domodossola, una di quelle camminate, che possono accontentare un buon escursionista, che si trova una giornata incerta, e che ha bisogno di numerosi punti d’appoggio in caso di Maltempo. Sì parte appunto da Domodossola, piccola cittadina, adagiata nella parte alta della Val d’Ossola, e che vanta una storia molto antica. Sì affronta subito la bella salita che porta al Sacro Monte Calvario, una serie di cappelle votive, precede quello che è il complesso principale, dove sorge la chiesa ottagonale di Santa Croce; il segnavie, evita l’area religiosa, consiglio in ogni caso, di effettuare una breve deviazione, che consente di visitare l’intero monumento.
Sì prosegue salendo una piacevole mulattiera che sale alla località San Defendente, piccola chiesa, adagiata sopra un’altura, dalla quale si può ammirare una splendida veduta della valle e sulle montagne della Val Grande, facilmente riconoscibile, la cima del Testa di Menta 2204 mt.
Nuovamente in salita, ma questa volta su sentiero, per raggiungere la borgata di vallesone 658 mt, questo gruppo di baite, è particolare, perché, oltre alla piacevole atmosfera che crea, si possono ammirare numerose sagome, raffiguranti la vita del borgo; non so se per testimoniare tempi passati, o solo per diletto, ma creano una simpatica novità che anima tutto il contesto.
Ancora una decisa salita che si alterna con la strada asfaltata, e si arriva al Rifugio Alpe Lusentino, locale tipico, dove si può trovare ristoro e alloggio. Il rifugio, è meta d’escursionisti, ma anche di sciatori nella stagione invernale, infatti, qui parte la seggiovia che porta in quota, e termina la pista da sci che scende da monte. L’ambiente che per tutta la salita è rimasto immerso nel silenzio di fitti boschi di castagno e faggio, ora lascia il posto a prati e ad un ampio parcheggio, con musica ad alto volume, che non sempre è apprezzato da chi cerca la quiete dei monti, ma questa è la stagione invernale, e quindi, l’ambiente muta per un altro tipo di frequentatore, sicuramente meno attento al silenzio di queste montagne.
CURIOSITA
Il Sacro Monte Calvario, oltre ad essere una riserva naturale,è anche inserito, come patrimonio mondiale dell’UNESCO.
TEMPI DI PERCORRENZA: 2:30circa.
DIFFICOLTA’: (E) per sentieri ripidi.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Domodossola e Rifugio Alpe Lusentino.
DISLIVELLO: 800 mt circa.
COME ARRIVARE: da Milano o da Genova con autostrada A26 fino ad Ornavasso, quindi superstrada fino a Domodossola, quindi cercare l’attacco del sentiero che parte dalle prime cappelle.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°97 e 89.
SEGNALETICA: cartelli informativi, più bandierine rosso bianco.
DOVE ALLOGGIARE: Rifugio Alpe Lusentino con possibilità di pernottamento, tel: 0324/240468, oppure 335/8077999.

sabato 25 febbraio 2017

Da Cittiglio al Rifugio Adamoli.


Da Cittiglio 267 mt, si percorrono i segnavie AV e 3V fino a Casalzuigno, quindi seguendo le indicazioni, sì affronta la ripida stradina che sale su ad Aga 504 mt. Ad Aga, sì ritrovano i segnavie AV e 3V che arrivano da Arcumeggia 570 mt, svoltando a sinistra, si seguono i due segnavie che con una salita sicuramente impegnativa, portano alla località Pozz Pian 981 mt. Da Pozz Pian, si abbandonano i due segnavie, per seguire una tagliafuoco che passando sotto la cima del Monte Nudo 1235 mt, porta alla SP 8. Arrivati sulla provinciale, si segue la strada a sinistra, quindi, dopo una breve salita, si trova la bella conca dove è adagiato il Rifugio Adamoli 977 mt.

NOTA
La Valcuvia, comprende principalmente due gruppi montuosi, uno è rappresentato dal Massiccio del Campo dei Fiori 1227 mt, l’altro è composto di una lunga catena montuosa che da Laveno 193 mt, attraverso conche, cime e passi, porta fino alla Val Travaglia, a pochi passi da Luino 202 mt. L’itinerario qui descritto, è solo uno dei tanti percorsi che si possono affrontare lungo tutta la catena, itinerari con varie difficoltà, mai banali e che regalano, panoramiche davvero uniche.
Sì parte da Cittiglio, a pochi chilometri dal Lago Maggiore. Cittiglio è attraversato da due importanti segnavie, uno è il sentiero 3V, una lunga alta via, che cavalca tutte le più importanti cime della Provincia di Varese, e che ogni tanto scende nelle valli, per affrontare un nuovo gruppo montuoso. L’altro è rappresentato dall’Anulare Valcuviano (AV), che si snoda principalmente lungo i due gruppi montuosi che sovrastano la Val Cuvia. Seguendo entrambi, sì attraversano le aree premontane che precedono le grandi cime, luoghi dove l’agricoltura è ancora molto presente, con ampi prati e orti vari, ma è presente anche l’agricoltura antica, con muri a secco, terrazzamenti e piccole baite, che testimoniano i tempi passati. Il percorso passa da Brenta, dove nei pressi della Chiesa di san Quirico, sorge una piacevole area dove si può sostare, godendo dell’ambiente circostante. Sì prosegue sempre attraverso questi piacevoli momenti di bosco, alternati ad ampi prati coltivati, raggiungendo l’abitato di Casalzuigno, piacevole paese che sorge ai piedi del Monte Nudo.
Inizia la salita, e arrivano i primi gioielli. Aga, minuscola frazione composta di una serie di cascinali, un delizioso angolo di paradiso, dove fare una pausa è d'obbligo, per godere dell’atmosfera rustica di questo luogo.
Ripida la salita al Pozz Pian, man mano che si sale, i grandi castagni, lasciano il posto ad un fitto bosco di faggio, durante la bella stagione, il sole fa decisamente fatica a filtrare la luce. Poi arriva Pozz Pian, ampio prato dove si assapora l’ambiente selvaggio di queste montagne, e dove se sì ha fortuna, si può fare piacevolmente, l’incontro d’ungulati che vagano liberi per questi boschi. Poco sotto, alcuni resti di baite, testimoniano, un tempo in cui questo luogo era vissuto anche dall’uomo.
Il Rifugio Adamoli, sì trova in una bellissima conca, circondata da piccole vette che superano i mille metri, come il Pizzo del Cuvignone 1018 mt, adagiato su un ampio prato dove alti pini, creano un ambente alpino di notevole bellezza. La provinciale che passa a pochi metri dal rifugio, si riempie solo nei giorni festivi, in giorni feriali, pochissime auto, interrompono il silenzio della conca. Gentilissimi i gestori, offrono tutto quello che un rifugio in piena regola può offrire, compreso il servizio di pernottamento, che consiglio, vivamente, visto il luogo dove sì trova, e che sì può raggiungere con belle camminate e con affascinanti percorsi in bici o a cavallo, un posto da vivere in tutta tranquillità.

CURIOSITA’

TEMPI DI PERCORRENZA: 3:30 circa.
DIFFICOLTA’: (E) per la decisa salita da Casalzuigno a Pozz Pian.
DISLIVELLO: 900 mt circa.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a cittiglio e Rifugio Adamoli.
COME ARRIVARE: in treno o in auto da Varese o da Laveno, con fermata a Cittiglio.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°90.
SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine bianco rosso per il sentiero 3V, e giallo verde per l’Anulare Valcuviano.
DOVE ALLOGGIARE: Rifugio Adamoli, con possibilità di pernottamento, tel: 366/7012735.

lunedì 13 febbraio 2017

Da Varzi a Castellaro.



Da Varzi 416 mt, si percorre l’itinerario Via del Sale fino a Castellaro 756 mt.
NOTA
Le tipiche giornate invernali o anche autunnali, sono quelle in cui la nebbia ricopre il cielo e la foschia crea quell’atmosfera uggiosa, giornate grigie, in cui viene solo voglia di stare in casa, perché il tempo non è bello, ma neppure brutto, allora, forse è meglio non rischiare di trovarsi la pioggia lungo il cammino. Posso però assicurare, che anche in queste giornate grigie, si può trovare ugualmente il piacere di fare una bell’escursione, in un percorso, magari umido, dove è meglio guardare bene dove si mettono i piedi, ma che da la possibilità di vedere i tanti animali che vivono nel bosco, nascosti dai tanti curiosi che affollano i nostri sentieri.
Un piacevole esempio, è l’itinerario qui proposto, che garantisce di fare una piacevole salita in piena regola, ma con la certezza di trovare un punto d’appoggio in grado di dare riparo e un pasto caldo.
Sì parte da Varzi, uno dei borghi medioevali più belli d’Italia, percorrendo l’antica Via del Sale che segue per un bel tratto, il letto del Torrente Staffora, in un paesaggio tipico di pianura, pur essendo a quattrocento metri di quota.
Dopo la pianura, arriva il sentiero di montagna, con una salita che mette subito alla prova il fiato e la gamba di un buon escursionista. Dopo la bella salita, sì arriva nel borgo di Monteforte 678 mt, un gruppetto di case arroccate su di una collina, immerso nel silenzio di queste misteriose montagne, e oggi, con questo tempo, la suggestione è davvero sentita. Un breve giro tra i vicoli del borgo è in sostanza obbligatoria.
 



Sì prosegue l’itinerario nuovamente in salita, fino a sbucare fuori sulla SP n°91 che conduce a Castellaro, meta di quest’escursione. La provinciale, si seguirà per un buon tratto, ma il silenzio e la quasi assenza di traffico, rende il percorso su asfalto comunque gradevole; spesso, vengono in mente le fiabe dei folletti e di tutti quei mitici abitanti dei boschi, che spesso si sentono raccontare nei libri per bambini, eppure se sì ha molta immaginazione, sì può quasi sentire lo sguardo curioso e indiscreto, di questi immaginari omoni che vagano in questi, luoghi di fiabe.
Ormai vicini a Castellaro, si percorre un sentiero sulla destra, questo consente di evitare l’ultimo tratto su provinciale, e permette anche di attraversare per intero, il paese di Castellaro, gioiello incastonato nella bella collana di quella lingua d’Appennino, che sconfina in territorio lombardo.
Qui a Castellaro, sorge l’unico locale del paese, che offre un’ottima cucina tipica e un posto dove pernottare, perché chi avesse voglia di un’escursione più impegnativa, ricordo che la Via del Sale, porta fino alla vetta del Monte Chiappo 1700 mt, una delle cime più alte dell’Appennino Ligure.
CURIOSITA’
Vi sono numerose vie del sale, che servivano per trasportare le merci dalla pianura al mare e viceversa. La Via del Sale qui descritta è un pratico esempio, del resto il commercio nella storia, ha sempre rappresentato un esercizio di vitale importanza, soprattutto per le relazioni tra popoli, è come una sorta di sodalizio che garantiva un benessere a tanti.
TEMPI DI PERCORRENZA: 2:00/2:30 circa.
DIFFICOLTA’: (E) per sentieri ripidi, resi insidiosi dalle formazioni d’argilla che in caso di pioggia, possono essere insidiose.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Varzi e Castellaro.
DISLIVELLO: 400 mt circa.
COME ARRIVARE: da Milano con A7, uscita Bereguardo, poi indicazioni per Pavia, Casteggio e Salice Terme e Varzi. Da Genova, con A7 e A 21, con uscita Voghera, quindi indicazioni per Salice Terme e Varzi.
CARTOGRAFIA O GUIDE: Appennino Pavese e Piacentino fogli N°4 e 5.
SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine bianco rosso.
DOVE ALLOGGIARE: Hotel Ristorante Primula Bianca, tel: 0383/52160.

domenica 5 febbraio 2017

Anello dei colli.



Da Bergamo, quartiere Redona, si raggiunge in auto la località Calvarola 360 mt, seguendo l'omonima via; proseguendo a piedi si trascura il segnavie N°401 camminando lungo un sentiero che in breve porta al Ristorante Papillon posto in località Gaito. Superato il ristorante s’intraprende il segnavie che porta alla chiesa di San Rocco 398 mt, meta che consiglio di andare a visitare. Poco prima della chiesa di San Rocco, s’incrocia il sentiero CAI N°532, percorrendolo sì raggiunge la località Pozza del Colle 642 mt, poi aggirando il Colle di Ranica 726 mt, si cammina fino ad incrociare il segnavie N° 533 che arriva dal quartiere Monterosso 282 mt; nelle immediate vicinanze, vi sì trova l’Agriturismo Giavazzi.
Svoltando a sinistra, si raggiunge in breve la località Croce dei Morti 677 mt; quindi proseguendo su strada asfaltata, sì scende alla Chiesa della Maresana 546 mt. Poco prima del ristorante, s’incontra il segnavie che porta alla Chiesa di San Rocco, si percorre fino a ritrovare il segnavie N°401 che riporta alla località Calvarola.
NOTA
Il Parco dei Colli di Bergamo, istituito nel 1977, è senza dubbio, uno dei parchi più interessanti della Lombardia, un parco che racchiude al suo interno, molti ambienti diversi tra di loro, brevi pianure, morbide colline e un’aspra montagna come il Canto Alto, che con i suoi 1146 mt, rappresenta la massima elevazione di questo parco, ma il parco, offre anche uno dei gioielli più belli d’Italia, perché Città Alta o come la definisco io “la piccola Assisi lombarda” a Bergamo vuol dire, storia e arte che sì sposano perfettamente nell’ambiente di questo parco.
L’itinerario qui proposto, anche se sì sviluppa a quote relativamente basse, non va assolutamente sottovalutato, i tanti sentieri qui descritti, in condizioni atmosferiche particolari, sono tutti molto insidiosi a causa del terreno argilloso, che può creare situazioni in cui si richiede la massima attenzione.
Calvarola è una stretta via, che termina davanti ad una palazzina. Il parcheggio è molto limitato, quindi si consiglia di lasciare l’auto poco più a valle, o appena se ne trova l’occasione. Il sentiero che raggiunge la chiesa di San Rocco, è il tipico sentiero di montagna, stretto, ripido e che attraversa piccole e strette valli, da dove in rari momenti, vi sono piacevoli vedute sulla Pianura Padana. San Rocco costruita nel XVII secolo, è una piccola chiesa situata nel comune di Ranica 293 mt. Un ampio terrazzo, consente una piacevole sosta ed una bella vista sul paese. Pozza del Colle, è un ampio pratone, da dove sì può ammirare tante cime locali, come Monte Misma 1160 mt e Monte del Cavallo 991 mt, situato poco sopra Monte di Nese 800 mt; nelle immediate vicinanze, vi sono alcune baite ed un ristoro.
La località Croce dei Morti è rappresentata da una grossa croce e da una cappella degli alpini, una volta era aperto anche un ristoro, che al momento pare chiuso, in ogni modo poco prima s’incontra un agriturismo che può rivelarsi in ogni caso un ottimo punto d’appoggio.
La località Maresana, è composta da una bella chiesa eretta nel 1619, un’area svago ed un ristoro anch’esso trovato chiuso.
Il ritorno a Calvarola, è a mio parere, il tratto più bello dell’intero percorso, infatti, una piacevole cresta, da la possibilità di attraversare numerosi roccoli, vere balconate che spaziano sulla pianura e su Città Alta, oltre alla bella veduta sui tanti colli che precedono il Monte Misma e sulla parte iniziale della Val Seriana, insomma, un percorso breve ma intenso d’emozioni, soprattutto, per i tanti percorsi che s’incrociano lungo il percorso e che danno la possibilità di visitare questo parco, in ogni sua parte.

CURIOSITA
La località Croce dei Morti, prende questo nome a causa di un’epidemia di peste; a seguito di questo tragico evento, è stata eretta la croce e in seguito la piccola cappella votiva dedicata ai caduti.
 
 
TEMPI DI PERCORRENZA: 3:30circa.
DIFFICOLTA’: (E) per sentieri ripidi, insidiosi in presenza di forte umidità.
PUNTI D’APPOGGIO: Villa Pighet in località Pozza del Colle, Agriturismo Giavazzi, Trattoria dei Cacciatori in località Croce dei Morti e trattoria Maresana, nell’omonima località.
DISLIVELLO: poco più di 450 mt.
COME ARRIVARE: da Milano o da Brescia con autostrada A4 uscita Dalmine o Bergamo, quindi sì raggiunge il quartiere Redona seguendo Via F. Corridoni, poi, svoltando per Via Silvio Pellico, quindi a sinistra e poco dopo a destra per Via Calvarola.
CARTOGRAFIA O GUIDE: Carta Kompass N°104/105 e carta INGENIA Parco Colli di Bergamo.
SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine rosso bianco.
DOVE ALLOGGIARE: Agriturismo Giavazzi, con possibilità di pernottamento, tel: 333/9093934.

domenica 22 gennaio 2017

Da Cassano Magnago all'Agriturismo Cascina martina.



Da Cassano Magnago 261 mt, si arriva a Villa Buttafava, dove sì può comodamente lasciare l’auto lungo la strada. Si prosegue a piedi, percorrendo la strada asfaltata che porta verso il bosco divenendo in seguito strada sterrata e in qualche occasione anche sentiero. Dopo alcune curve, e dopo aver evitato una serie di bivi non segnalati, si raggiunge un ampio prato; percorrendolo verso sinistra, si raggiunge l’abitato di Rovate 350 mt. Dalla piazza principale, sì svolta verso destra, seguendo Via Monte Santo e poi Via Bassone, che sì percorrerà fino alla strada principale. Appena ritrovato il segnale, si attraversa la strada entrando in una piccola via che diventerà successivamente sterrata e che scende nella valle del Torrente Tenore. A causa della pericolosità del ponte che attraversa il letto del torrente, si segue la sterrata che svolta a sinistra, potendo così attraversare il Tenore senza difficoltà, poco più avanti. Raggiunta la strada asfaltata, sì svolta a sinistra, seguendo una sterrata che costeggia la via principale e che porta ad una rotonda; una volta attraversata la rotonda, si entra nell’abitato di Castelseprio 310 mt, quindi, raggiunta la chiesa parrocchiale, sì svolta ancora a sinistra percorrendo la strada che porta nell’area archeologica. Raggiunte le rovine, si seguono le indicazioni per la Chiesa della Madonnetta, raggiunta quest’ultima, sì svolta a destra arrivando così all’Agriturismo Cascina Martina 367 mt.
 
NOTA
Interessante itinerario, che va alla scoperta del PILS RTO istituito nel 2006, un parco d’interesse sovracomunali che si sviluppa lungo le colline moreniche, che da Carnago 348 mt, si spingono fino alle porte di Lozza 329 mt, comune a pochi passi dal capoluogo.
L'itinerario, inizia da Cassano Magnago, paese che vanta una storia millenaria, con ritrovamenti che risalgono tra il 600 e il 450 avanti cristo, percorrendo la via che passa
Villa Buttafava. Dopo circa cinquecento metri, l’itinerario s’immerge nel silenzio del bosco, solo alcune realtà agricole interrompono la fitta vegetazione, composta di castagno, betulla, pino silvestre e altro, creando un ambiente molto affascinante. Usciti dal bosco, un ampio prato, introduce nelle periferie di Rovate, piccolo borgo risalente l’anno 1751, e che sorge nel comune di Carnago.
La piccola e graziosa piazza, con la sua chiesa parrocchiale dedicata a san Bartolomeo ed eretta nel 1582, offre un’atmosfera rustica, tipica del varesotto, un luogo ideale per una meritata sosta. Dopo aver lasciato Rovate, ci si tuffa nuovamente nel bosco, per scendere nella valle del Tenore, quando si esce fuori sulla strada, sì può gustare il piacevole paesaggio collinare di Castelseprio, paese che sì attraversa dopo una decina di minuti di cammino. Castelseprio è il tipico paese di provincia, piccolo nelle sue vie, e attraversato da due provinciali, che s’inseguono tra la profonda Valle Olona e la più alta Valle del Tenore.
Subito a nord di Castelseprio, sorge l’area archeologica, qui si fa un bel tuffo nel passato, i pochi resti rimasti, parlano di un insediamento, costruito tra l’IV-V secolo, come linea difensiva, che doveva respingere le invasioni dal nord dell’Europa, quando queste colline erano abitate e dove fiorivano insediamenti come quello che s’incontra in quest’area. L’area fu distrutta tra il 1285 e il 1287, per opera del Milanese, in lotta contro i Torriani; poco più avanti, la splendida chiesa di Santa Maria, chiude la meraviglia di questo luogo, dove volendo sì può anche fare un pic nic, grazie all’area attrezzata messa a disposizione dal centro parco, edificio che fornisce informazioni su tutta l’area e dove si può trovare in caso di necessità anche un utile bagno.
Sì prosegue il viaggio seguendo le indicazioni per Chiesa della Madonnetta, dopo un passaggio su sentiero stretto, si attraversa un allevamento di cavalli, posto in un'area molto bella, da lì in avanti, s’incontrerà un’area residenziale non particolarmente interessante, però nell’ultimo tratto, ecco la meta di questo pellegrinaggio, la splendida chiesa della Madonnetta a destra, un’interessante area umida composta di un bel laghetto circondato dal bosco, e vicino la chiesa, ecco sorgere l’Agriturismo Cascina Martina, dove su prenotazione, sì può gustare un’ottima cucina lombarda.
CURIOSITA’
Il santuario della Madonnetta, è stato eretto a seguito di un evento miracoloso, fu ampliata nel 1650, dopo un secondo prodigio, e pare che da allora vi seguirono altri eventi miracolosi.
TEMPI DI PERCORRENZA: 2:30/3:00 circa
DIFFICOLTA’: (T/E) per i brevi tratti su sentiero.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Cassano Magnago, Rovate, Castelseprio, area archeologica e camping, b&b e Agriturismo Cascina Martina, tel: 0331/820677.
COME ARRIVARE: in auto da Milano o da Varese, con autostrada A8 uscita Gallarate o Busto Arsizio, poi indicazioni per Cassano Magnago e Villa Buttafava.
CARTOGRAFIA O GUIDE: ciclocampestri del Seprio 1:25000, e carta PLIS RTO 1:15000 realizzate da INGENIA.
SEGNALETICA: cartelli informativi; prestare molta attenzione nel tratto da Cassano Magnago a Rovate, perché la segnaletica è mancante in tutti i bivi, si consiglia una serie di sopraluoghi, prima d’iniziare il percorso.
DOVE ALLOGGIARE: Camping Sol & Verde, tel: 0331/820173 e B&B la Madonnetta, situato a poche centinaia di metri dall’omonima chiesetta, tel: 0331/820281.

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