martedì 17 settembre 2013

Due giorni in Val Biandino

Sabato 27 luglio
Il nostro calendario gite, quest'anno per tanti motivi, ha subito un cambiamento dietro
l'altro, per fortuna che le alternative sono sempre pronte a saltar fuori, come l'asso dal mazzo di carte.

Sabato 27 e domenica 28 luglio, ho proposto al gruppo l'ennesima variante, invece di andare nel gruppo dell' Adamello, ho scelto una meta più vicina, la Val Biandino in provincia di Lecco.
Sarà stata colpa del caldo, ma in quest'occasione il gruppo non è nella sua forma migliore...
Riuniti dopo una lunga odissea, al caldo sole di mezzogiorno, il gruppo è riuscito finalmente a partire per il suo itinerario, tanto la meta per oggi, sarà limitato al rifugio Tavecchia 1510 mt, dove alloggeremo per la notte.
Superata Fontana S. Carlo, vicino ad un agriturismo, sulle rive del torrente Troggia, abbiamo fatto la nostra pausa pranzo, poi oltre che a consumare le nostre pietanze, ci siamo concessi un rinfresco nelle limpide acque del torrente.
Riprendiamo il cammino nel pomeriggio, per fortuna il bosco limita molto la calura estiva, anche se il caldo e lo stomaco pieno, rendono più faticosa la salita; la vista di un giovane stambecco, ci riempie di meraviglia, dimenticando per un attimo la fatica.
Giunti al rifugio, ognuno di noi, si è goduto il piacevole relax nella quiete della, in uno scenario molto suggestivo.
La sera, dopo una cena abbondante, abbiamo fatto una breve passeggiata notturna per ammirare le stelle e le poche luci che di tanto in tanto, accendono il silenzioso buio di queste splendide montagne.
Non ci resta che andare a dormire, domani, come ho già annunciato, ci aspetta una lunga camminata, visiteremo ben tre rifugi, a cavallo tre la provincia di Lecco e quella di Sondrio, in un ambiente alpino di rara bellezza, come solo le Alpi Orobie sanno regalare.

Domenica 28 luglio
Puntuale, come da programma, la sveglia suona verso le 6:30.
A turno, andiamo a fare la nostra colazione, che ci servirà per affrontare il lungo cammino.
Alle 8:00 circa, siamo tutti pronti a partire.
Prima tappa il Rifugio Madonna della Neve 1595 mt, che raggiungiamo velocemente camminando sulla facile sterrata che sale fino alle Baite di Sasso 1661 mt.
Breve visita al rifugio e alla chiesa che dal nome al locale.
Zaini in spalla, inizia la salita al Rifugio Santa Rita 2000 mt.
L'umidità presente nella valle è molta, anche se siamo oltre i 1500 mt di quota, a volte l'afa si fa sentire, per fortuna il sentiero non presenta pendenze particolari, così anche i meno allenati, riescono a salire in circa 60 minuti.
Meritata la sosta, ci godiamo la bella veduta del Pizzo dei Tre Signori 2554 mt, si collega fino alla grande mole del Monte Legnone 2609 mt, il tutto sopra l'ampia Varrone.
Riprendiamo il cammino, dopo una breve salita, ci spostiamo nella parte alta della Valle Varrone, in lontananza, riusciamo a vedere il Rifugio Casera Vecchia di Varrone 1672 mt.
Dopo una veloce e ripida discesa, proseguiamo lungo un bel traverso che costeggia le pareti del Pizzo Varrone 2325 mt; riprendiamo a salire raggiungendo finalmente il Rifugio F.A.L.C. 2115 mt.
Facciamo un'altra meritata sosta, del resto, quando si viene a vedere dei luoghi così selvaggi, è giusto fermarsi a guardare l'ambiente che ci circonda.
Ultima salita, dura perché ormai la stanchezza inizia a farsi sentire nelle gambe, ma quando raggiungiamo la Bocchetta di Piazzocco 2252 mt, massima elevazione della giornata, l'ampia veduta sulla Val Gerola, sulla cresta delle Alpi Retiche e su tutto l'ambiente che ci circonda, ripaga ampiamente la fatica fatta fin ora, ognuno di noi, si gode la meraviglia di spazi verdi che si mostrano a noi con i tanti colori che variano dal verde al blu cobalto dei laghi artificiali che riempiono le ampie conche glaciali.
Data l'ora, decidiamo di fare la pausa pranzo al Lago di Sasso 1922 mt.
Perdiamo quota seguendo il sentiero N°42; quindi percorrendo un ripido sentiero non segnato, siamo scesi rapidamente al Lago di Sasso.
So che non è un sentiero facile come gli altri, ma l'alternativa è quella di proseguire fino al Rifugio Grassi 1987 mt, ma considerando la spettacolarità del lago, ho preferito scendere da qui; dato che la zona la conosco abbastanza bene, avrei potuto anche avvisare il resto del gruppo, però considerato che di percorsi impegnativi ne abbiamo fatti molti, ho voluto dare fiducia ai miei compagni, che forse non si aspettavano un sentiero così duro.
Piacevole pausa sulle rive del lago, qualcuno dopo pranzo, ne ha approfittato per rinfrescarsi i piedi, altri per farsi una dormita, comunque la sosta ha ricaricato le batterie a tutti.
Ripartiamo per il Rifugio Tavecchia, costeggiando il lago attraversando una pietraia; sarà l'orario, o il troppo cammino, ma qui il gruppo si sfalda immediatamente, i più veloci svaniscono nel nulla, mentre io rimango a fianco dei più tranquilli, quelli che pur avendo le capacità per affrontare tali percorsi, è sempre meglio restargli vicino nei momenti più critici.
Con un po' di ritardo, raggiungiamo il rifugio e il resto del gruppo.
Raggiunto il Tavecchia, dopo un consulto, la maggioranza decide di scendere a Introbio, usufruendo del servizio navetta, messo a disposizione dal rifugio.
Io personalmente, non sono molto favorevole, anche perché avendo avuto già l'esperienza, so bene che il viaggio è si più breve, ma non eccessivamente, ma quel che conta è che è molto scomodo, poi conoscendo ogni individuo del gruppo, so già che qualcuno rischia di rovinarsi la giornata...
Morale della favola: io sono stato messo in minoranza, abbiamo atteso un'ora prima che almeno due navette ritornavano al rifugio, abbiamo quasi litigato per riuscire a salire sulla navetta, tutti insieme, e verso la fine del viaggio, uno di noi è stato male.
Sì è conclusa così, la gita di due giorni di luglio, con l'augurio che la prossima volta, il gruppo valuti al meglio i pro e i contro di tali decisioni.

Buona lettura e buona visione a tutti e come dico sempre:

                                              VI ASPETTIAMO NUMEROSI!!!


Caira Luigi

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