domenica 14 maggio 2023

Traversata da Meina a Stresa, con salita al Monte Falò.

Dalla Stazione di Meina 214 mt, sì percorre il Sentiero Valcabbia, che dopo aver passato la località Valcabbia Case Sparse, e dopo essere passati sotto il ponte dell’A26, che arriva a Nebbiuno 430 mt. Dopo aver lasciato la piazza principale, sì raggiunge la Provinciale Alto Vergante, avvicinandosi alla Cartiera di Nebbiuno, da qui, parte un sentiero sulla sinistra che sale al borgo di Fosseno 596 mt. Poco prima di arrivare nel centro di Fosseno, si svolta a destra percorrendo Via Colli Fioriti. Sì sale lungo la strada, fino a trovare un bivio, seguendo l’indicazione per Poggio Radioso, sì cammina lungo la sterrata sulla destra, procedendo verso il colle San Salvatore 794mt.

Appena trovato il segnavie H2, s’inizia a seguirlo, oltrepassando Alpe Airola 695 mt, il bivio per Alpe Canà, risalendo poco dopo fino alle vicinanze del Monte Scincina 837 mt, per poi tuffarsi nella Valle del Torrente Agogna. Raggiunta la provinciale che porta a Gignese, sì percorre la strada asfaltata in direzione dell’Agriturismo La Miniera, attraversando il ponte sul Torrente Agogna, da qui, sì riprende quota, salendo lungo una strada sterrata, che sale, fino all’Alpe Torona 895 mt. Sì continua a camminare lungo la sterrata salendo oltre il Rifugio della Sezione F.I.D.C. di Armeno, giunti a una sella, sì trova il bivio che sale sulla cima del Monte Falò 1080 mt.

Dopo aver salito la cima, sì ritorna alla selletta, continuando a camminare fino all’incrocio con i segnavie VR3 e VR3a, percorrendo quest’ultimo, sì raggiunge in breve, l’Alpe Nuovo 946 mt.

Raggiunta l’Alpe Nuovo, sì prosegue lungo il sentiero che sì trova a sinistra, che sale alla località Il Termine 1002 mt. Arrivati alla località Il Termine, sì evita la sterrata che scende verso valle, continuando a camminare lungo il sentiero a destra, che mantenendo la quota, aggira il versante sinistro del Monte Salè, passando per Alpe Marta 920 mt, per poi iniziare a scendere verso Gignese. Dopo aver lasciato la località Miniere, con un piccolo sentiero, sì raggiunge il ponte sul Torrente Erno, quindi, dopo averlo attraversato, sì raggiunge finalmente l’abitato di Gignese 707 mt. Ora propongo due scelte: la prima seguendo il segnavie VL5, è quella di seguire la provinciale per Stresa fino a Vezzo, per poi svoltare a sinistra e affrontare la discesa verso Stresa. La seconda, è quella di raggiungere il Golf Club, e seguire la sterrata che costeggia i prati del golf, scendendo verso la località Il Maghino. Raggiunte le baite, sì prosegue lungo la sterrata sulla destra che esce dal bosco. Dopo aver passato tutti i rustici, sì continua a perdere quota fino ad arrivare al Torrente Gardia, da qui, dopo averlo attraversato, sì riprende a salire arrivando in Via Grisana e quindi nell’abitato di Vezzo. Ritrovata la provinciale, sì svolta a sinistra oltrepassando il Ristorante Verbena, poco dopo, s’incontra il segnavie VL5, che scende a Stresa, quindi svoltando a destra, sì affronta l’ultima discesa che porta appunto a Stresa e alla stazione, dove è possibile trovare il treno per tornare a casa o a recuperare l’auto a Meina.

 

NOTA

Quando sì parla di traversata, di solito sì pensa a itinerari escursionistici di più giorni, definiti con una terminologia più moderna: trekking.

Nel mio modo di interpretare l’escursionismo, sì possono eseguire vere e proprie traversate, utilizzando un unico giorno. Da nord a sud e viceversa, da est a ovest e viceversa, grazie anche al treno, mezzo pubblico strategico che consente di partire da una località, per poi terminare la traversata in un’altra località, che sì trova a diverse ore di cammino, finendo in un altro comune, provincia, regione o addirittura stato.

Il Gruppo montuoso del Mottarone, sì presta perfettamente a questo tipo di escursionismo, pur non avendo una segnaletica ottimale, è possibile realizzare bellissime escursioni e affascinanti traversate, raggiungendo i famosi borghi che sì affacciano o sul Lago d’Orta o sul Lago Maggiore; quella che propongo in queste righe, inizia e finisce sulle rive del Lago Maggiore, un percorso ricco di storia, immerso in un ambiente ricco di flora e di fauna, che accompagnano tutta la traversata.

Sì parte da Meina, grazioso borgo situato poco più a nord di Arona, un paese che vanta una storia che va indietro, fino a epoca romana. Da qui, arrivando con il treno, inizia quest’avventura; poco sopra, sì apre una piacevole vista sul paese e sul Lago Maggiore, sullo sfondo, sono visibili le montagne della Valcuvia, tra cui il Massiccio del Campo dei Fiori 1227 mt, Monte Nudo 1235 mt e Monte San Martino 1087 mt.

Nebbiuno è un grazioso borgo che sorge sopra Meina, le sue origini sono medievali, però, vi sono testimonianze di antiche popolazioni, che occuparono l’area già da prima del I a.c.

Dalla chiesa parrocchiale di San Giorgio, sì apre una balconata sul lago, ben visibile la Rocca di Angera e il piccolo Monte San Quirico 412 mt.



L’Alpe Airola, è uno dei tanti alpeggi che s’incontreranno lungo la traversata, composta da alcune strutture ancora ben conservate, circondate da un verde prato, che con il suo silenzio, invita a una breve ma piacevole pausa.

Poco più avanti, sì può ammirare un gigantesco masso erratico, dalla particolare forma che ricorda la sagoma di una rana o di una foca.



Un altro alpeggio, molto suggestivo, è l’Alpe Torona 895 mt, qui sì può ammirare un’altra bellissima balconata sul lago e sulle vicine montagne, un’anteprima di quello che sarà la vista eccellente che sì avrà dalla cima del Monte Falò.

Il Monte Falò, definito anche come le Tre Montagnette, sì eleva di circa 80 mt sopra i 1000 metri di altitudine, se confrontato con altre cime di uguale altezza, sì nota subito il paesaggio brullo che offre questa cima, un paesaggio che sì trova tranquillamente oltre i 1500, un ambiente di rara bellezza che offre un panorama a 360° gradi, con vista sul vicino Mottarone 1491 mt, e sulle cime della Val Grande, tra cui segnalo sicuramente Cima Pedum 2111 mt, riconoscibile per la sua singolare sagoma.



Guardando verso ovest, sono facilmente riconoscibili le montagne che sì elevano nella vicina Valle Strona, tra cui Cima Altemberg 2394 mt e Cima Capezzone 2421 mt; più a sinistra, sì riconosce l’inconfondibile cima del Monte Novesso 1410 mt, com’è visibile la cima del Monte Avigno 1136 mt e del Monte Fenera 899 mt.

Aprendo lo sguardo verso sud est, sì ha la vista, oltre che del lago Maggiore, anche quella del Lago di Varese con il Massiccio del Campo dei Fiori che sì eleva subito a nord del lago, e il Lago di Monate, con la piccola dorsale che colma con la cima del Monte Pelada 472 mt.

L’Alpe Nuovo, è un piccolo alpeggio adagiato su di un verde prato che guarda verso il Monte Falò e il Motton Salè 1087 mt, un luogo magico che testimonia la dura vita dei pastori che portavano le greggi su queste alture.



L’Alpe di Marta, è composto da un unico casolare, con al centro un tabernacolo dove è ancora visibile l’affresco sacro, al contrario dell’Alpe Nuovo, l’Alpe di Marta, è abbracciata dal bosco, quindi la visuale è molto limitata, questo non impedisce di creare un ambiente suggestivo e misterioso.

Gignese, è un altro piacevole borgo, perfettamente incastonato nel verde del Mottarone, paese che ha antiche origini, dove sì può visitare il Museo dell’Ombrello.



Stresa, dopo Arona, è uno dei centri più rinomati del Lago Maggiore, anche se gli orari del treno, limitano la possibilità di visitare la città, se rimane qualche decina di minuti prima dell’arrivo del treno, una passeggiata tra i vicoli o sul lungolago, è quasi d’obbligo, anche per ammirare le due isole che sono la cartolina perfetta di questa località turistica.

Credo e spero di aver raccontato al meglio, tutto quello che questa lunga traversata ha da offrire, un susseguirsi di paesi, di monti e di alpeggi, immersi nel fascino e nell’armonia perfetta di una montagna come il Mottarone, che merita di essere esplorata in tutte le sue periferie, solo così sì può apprezzare una montagna che rischierebbe di rimanere soltanto una meta turistica comodamente raggiungibile in automobile.

 

 

CURIOSITA’

Tra Stresa e Meina, in epoca romana, transitava la via Severiana Augusta, strada che dal Passo del Sempione 2006 mt, scendeva fino a Milano.

 

 

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 8:00 circa.

DIFFICOLTA’: (E) per la lunghezza del percorso, per i tratti su sentiero.

DISLIVELLO: oltre 1000 mt tra salita e discesa.

SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine bianco rosse. Prestare attenzione alle indicazioni sopra riportate, in alcuni tratti, la segnaletica è scarsa o addirittura assente.

CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass n°97/90.

PUNTI D’APPOGGIO: locali a Meina, Nebbiuno, Fosseno, Gignese, Vezzo e Stresa.

COME ARRIVARE: in treno, lungo la linea ferroviaria Milano Domodossola.

DOVE ALLOGGIARE: B&B A CASA DELLA TATA a Meina tel: 3286035194.

mercoledì 19 aprile 2023

Dalla Frazione Ungiasca al Pizzo Pernice.

Da Ungiasca 581 mt, sì percorre il segnavie R 03 che sale a Miazzina 721 mt, Alpe Pala 877 mt, Cappella Fina 1102 mt, fino a raggiungere il bivio con il segnavie P 06. Svoltando a sinistra, sì affronta il ripido sentiero che sale al Pizzo Pernice 1507 mt.








NOTA

La Provincia di Verbania, può vantarsi di avere al suo interno, tantissimi itinerari escursionistici, che vanno da quote quasi pianeggianti, fino a innalzarsi fin oltre i tremila metri di quota, tutti percorsi ricchi di storia e natura, con panorami che spaziano a 360 gradi, guardando tra Italia e Svizzera.

L’itinerario che propongo, ha inizio nella parte meridionale della provincia, e sì spinge fino ai confini del Parco Nazionale della Val Grande.

Si Parte da Ungiasca, piccola frazione situata nel comune di Cossogno 398 mt.

Dopo una breve salita, sì raggiunge Miazzina, grazioso paese, dove sì può trascorrere una piacevole giornata, immersi nell’atmosfera rustica che i vicoli di questo borgo offre ai turisti che sì avventurano tra le sue stradine.

L’Alpe Pala, è costituita da una serie di strutture private, probabilmente, in passato era anche un luogo di attrazione turistica, oggi vi si trova comunque un ristoro, dove sì può gustare la cucina tipica o compiere una piccola pausa prima di proseguire per la propria destinazione.

Poco sopra l’Alpe Pala, sì trova un sacrario dedicato agli alpini morti nelle grandi guerre mondiali, da qui, sì apre una piacevole balconata sul Lago Maggiore e sulle montagne del Varesotto, inconfondibili, le cime del Sasso del Ferro 1062 mt e del Campo dei Fiori di Varese 1227 mt.



Iniziando a costeggiare le pendici del Pizzo Pernice, sì esce finalmente dal bosco, iniziando a respirare un’atmosfera di montagna vera, i semplici colli, sì trasformano in monti che vanno oltre i duemila metri di quota, con alle spalle la bella cornice del Lago Maggiore. Raggiunto il bivio che sale al pizzo, dalla sella, inizia ad affacciarsi lo spettacolare panorama che sì manifesterà in tutta la sua bellezza, quando sì metteranno i piedi sulla cima del Pizzo Pernice. 360 gradi di panorama, ecco cosa attende l’escursionista all’arrivo in vetta. Ben tre laghi sì mettono in mostra, oltre al Lago Maggiore, sì possono ammirare anche il Lago di Varese e il Lago di Monate, mentre più a sud, la vista spazia dalla Pianura Padana alla dorsale dell’Appennino Ligure. Guardando verso ovest, Monte Rosa 3634 mt, domina lo sfondo, oltre alla vista di numerose cime che vanno oltre i quattromila metri di quota come il Dom 4545 mt. Nelle vicinanze, molte vette del Parco Nazionale della Val Grande sono facilmente riconoscibili, come Pizzo Proman 2098 mt, Cima della Laurasca 2195 mt e il vicino Pizzo Marona 2051 mt. Volgendo lo sguardo verso est, posso elencare cime come: Monte Tamaro 1961 mt, Monte Legnone 2609 mt, Pizzo dei Tre Signori 2554 mt, Grigna Settentrionale 2409 mt e Grigna Meridionale 2184 mt e Monte Generoso 1701 mt, oltre a tante altre cime che compongono la fascia prealpina dell’alto varesotto.

Pizzo Pernice, una piccola cima che regala un panorama unico e che merita di essere messa tra le mete di ogni escursionista che ama i panorami infiniti.












CURIOSITA' 

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 3:00 circa.

DIFFICOLTA’: (E) per tratti su sentiero.

DISLIVELLO: circa mille metri di salita.

PUNTI D’APPOGGIO: locali Miazzina e Alpe Pala.

COME ARRIVARE: da Verbania con SP 61, quindi seguire le indicazioni per Cossogno e Ungiasca.

CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass 90/97.

SEGNALETICA: cartelli informativi, e bandierine bianco rosso.

DOVE ALLOGGIARE: Ca Pinotta, tel: 0323/505368.

lunedì 10 aprile 2023

Da Pettenasco all'Alpe Verminasca.

Da Pettenasco 300 mt, sì seguono le indicazioni per Pratolungo 506 mt, raggiunto il borgo, sì prosegue lungo il segnavie che porta ad Agrano 456 mt. Da Agrano si sale lungo la strada asfaltata che porta all’Alpe Selviana 572 mt, quindi, proseguendo lungo la strada che diverrà in seguito sterrata, sì va a recuperare il segnavie che sale all’Alpe Verminasca 909 mt.

 









NOTA

Ripercorrendo l’itinerario fatto lo scorso anno, in questa salita sono andato alla scoperta di un altro alpeggio situato nel gruppo montuoso del Mottarone. Dopo aver visitato Alpe Vedabia 879 mt, Alpe del Bosco 750 mt, Alpe Poncione 726 mt e Alpe Sculera 670 mt, in questa relazione, sono andato alla scoperta di un altro alpeggio situato poco sopra i 900 mt di quota, un luogo selvaggio, dove nella stagione invernale il silenzio diventa l’ingrediente principale di una piacevole camminata, che porta alla scoperta di un altro angolo di questa montagna conosciuta molto per lo sci, ma che sì sta rivelando sempre di più, un luogo ricco di storia e arte, ambienti solitari dove riscoprire il piacere di avventurarsi in un mondo fatto di pastori e di un lavoro che arriva dalla nostra vecchia storia.

Sì parte da Pettenasco, borgo che arriva dal lontano medioevo, un paese che vanta una spettacolare vista sul Lago d’Orta e sulle montagne che sì elevano dall’altro versante del lago come Monte Camosino 641 mt. Pratolungo è una piccola località di soggiorno, un minuscolo borgo che ospita un camping dotato di ogni servizio e di un albergo che garantisce ospitalità ai turisti che scelgono la tranquillità di questo piccolo paese, di notevole interesse, la chiesetta dedicata alla Madonna della Neve, edificata intorno al 1683.



Agrano è un altro comune che sorge sopra le acque del Lago d’Orta , frazione di Omegna, ha una piacevole vista su montagne che vanno oltre i 1500 mt, come ad esempio il Monte Croce 1643 mt, facilmente riconoscibile dalla balconata della chiesa parrocchiale.

L’Alpe Selviana, è un piacevole agriturismo, dove trovare ristoro dopo una lunga camminata o per assaporare i piatti tipici della zona, dal parcheggio poco sopra l’alpe, sì può ammirare il Lago d’Orta e l’Isola di San Giulio.

L’Alpe Poncione, visitata lo scorso anno, rimane sempre nascosta nel bosco, solo una breve deviazione, permette di visionare un alpeggio dismesso, che rischia di rimanere dimenticato, mentre a mio parere, rimane una piacevole meta, da visitare ogni volta che sì cammina lungo questi itinerari.

 



L’Alpe Verminasca, è composta da una serie di baite adagiate su un morbido pendio, il panorama qui è un po’ avaro, però sì ha una splendida veduta di tutte le cime del Monte Rosa, compresa Cima Dufour 4634 mt e Punta Gnifetti 4554 mt. Tra le altre cime, mi permetto di inserire il Monte Tagliaferro 2964 mt, visibile come un dente che sbuca fuori dal nulla. Più in là, sì elevano cime che sconfinano in Valle d’Aosta. Il resto del panorama, sì concentra lungo i pendii e le valli che sì sono susseguiti durante la salita, arrivando a oltrepassare i 1300 mt di quota, man mano che ci sì avvicina alla vetta del Mottarone1491 mt.










CURIOSITA’

 

 

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 3:00 circa.

DIFFICOLTA’: (T/E)

DISLIVELLO: oltre i 600 mt di salita e circa 80 mt di discesa.

SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine bianco rosse.

CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass n°97/90.

PUNTI D’APPOGGIO: locali a Pettenasco, Pratolungo, Agrano e Agriturismo in località Selvaiana.

COME ARRIVARE: da Novara, in auto con SS 229 o in treno lungo la linea Novara Domodossola.

DOVE ALLOGGIARE: Osteria Madonna della Neve tel: 0323/89122.

venerdì 7 aprile 2023

Da Caslino d'Erba, località Alpe del Prina, salita a tre cime: Monte di Faello, Monte di Palanzo e Monte Preàola.

Da Caslino d’Erba 426 mt, sì raggiunge in auto la località Alpe del Prina 587 mt. Sì prosegue a Piedi seguendo il segnavie che sale alla Bocchetta di Palanzo 1210 mt. Dalla bocchetta, sì prosegue oltrepassando il Rifugio Riella 1275 mt, raggiungendo la Bocchetta di Nesso 1313 mt; ora, svoltando a sinistra s’inizia a percorrere un sentiero non segnalato, che affronta la cresta che sale al Monte di Faello 1337 mt, prosegue per il Monte di Palanzo 1391 mt, e in fine sale sulla cima del Monte Preàola 1417 mt.









NOTA

Del Triangolo Lariano, ovvero di quel gruppo di montagne che dalla Brianza sì spinge fino alla punta di Bellagio 229 mt, ho raccontato spesso di percorsi, di cime, conosciute e frequentate da tantissimi escursionisti, ma questa volta vado a descrivere tre cime, di cui due quasi gemelle, che rimangono fuori dai circuiti conosciuti dai camminatori, un luogo più solitario dove l’ambiente montano offre spettacolari panorami a 360 gradi.

Si parte da Caslino d’Erba, piccolo paese ai piedi del Monte Barzaghino 1069 mt, con l’auto, sì raggiunge l’Alpe del Prina, costituita da un grande casolare adibito a caseificio, qui, oltre ad alcuni prati, vi sono una serie di parcheggi, però se la strada può sembrare troppo tortuosa, prima di arrivare all’alpe, sì può lasciare l’auto in una delle tante piazzole che s’incontrano lungo la salita.

Il primo punto panoramico, lo sì trova alla Bocchetta di Palanzo, qui, oltre alla piacevole vista del Monte Palanzone, 1436 mt, sì ha una magnifica panoramica sul Lago di Pusiano, sulla Brianza che sì abbandona verso la Pianura Padana, e nelle belle giornate, la vista vola fino alla dorsale appenninica, dall’Appennino Ligure, fino all’Appennino Tosco Emiliano.



Il Rifugio Riella, è uno dei tanti punti d’appoggio che s’incontrano lungo la dorsale del Triangolo Lariano, qui sì trova vitto e alloggio, il luogo ideale per trascorrere ore liete e serate fatte di miliardi di stelle.

Monte Faello, è la prima cima che sì affronta, piacevole salita ma avara di panorami, infatti un fitto bosco di faggi, ricopre la cima, regalando però una piacevole atmosfera da fiaba. Il Monte di Palanzo, è la seconda cima che sì raggiunge, da qui, sì apre una bella balconata su un tratto del Lago di Como, sicuramente il panorama è dominato dal Monte Palanzone, però guardando oltre il lago, non sì può non riconoscere l’inconfondibile sagoma del Monte Generoso 1701 mt, oltre alla bella vista del Monte Colmegnone 1383 mt, Sasso Gordona 1410 mt e del Pizzo della Croce 1491 mt.



Il Monte Preàola è una cima gemella al Monte di Palanzo, più alto di circa una ventina di metri, vanta una panoramica quasi simile, anche se la vista sul Monte San primo 1686 mt, è più diretta, come anche la vista che va dal Gruppo delle Grigne fino al Monte Linzone 1392 mt, con alle spalle le prime grandi vette delle Alpi Orobie.

La vista sul lago è limitata, però sì riconosce chiaramente il borgo di Argegno 291 mt, e parte della Valle d’Intelvi, più a ovest, svettano inconfondibili le cime del Monte Gradiccioli 1935 mt e del Monte Tamaro 1961 mt, com’è facilmente individuabile, la sagoma del Monte Bar 1816 mt.



La balconata spazia meravigliosamente sulla catena delle Alpi, da quelle Retiche, fino a quelle Marittime. Tre cime come già detto, meno frequentate, più solitarie, ma non per questo meno interessanti, un escursionista curioso e attento, non potrà fare a meno di avventurarsi in questo piccolo angolo del Triangolo Lariano.

 

CURIOSITA’

Poco prima dell’Alpe del Prina, sì trova un luogo sacro dedicato a San Francesco d’Assisi, meta turistica e di pellegrinaggio.

 

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 3:30 circa.

DIFFICOLTA’: (E), per i tratti su sentiero.

DISLIVELLO: oltre 950 mt in salita e circa 150 mt in discesa.

CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°91.

PUNTI D’APPOGGIO: Rifugio Riella sotto la cima del Monte Palanzone.

COME ARRIVARE: da Como, seguendo le indicazioni per Tavernerio, Albavilla e Ponte Lambro, proseguire per Canzo e voltare a sinistra per Caslino d’Erba.

SEGNALETICA: Cartelli informativi e bandierine bianco rosse.

DOVE ALLOGGIARE: Rifugi Riella con possibilità di pernottamento, tel: 031/378600- 031/378051- 3289391022.

giovedì 23 febbraio 2023

Da Comerio al Pian di Noci.

Da Comerio 380 mt, sì percorre il segnavie n°311 che sale alla località Chignolo 480 mt.

Dalla località Chignolo, sì prosegue con il segnavie n°311 e 311B che porta al Laghetto della Motta d’Oro 476 mt. Seguendo le indicazioni, sì raggiunge il sentiero 313 che sale da Gavirate 261 mt, quindi svoltando a destra, sì guadagna quota arrivando al segnavie n°310 e AV. Dal bivio, sì svolta a sinistra seguendo il pratico sentiero che porta alla località Sass Gross 614 mt.

In leggera salita, sì oltrepassa la località Quattro Strade, e i bivi con i sentieri 317 che sale da Coquio Trevisago 291 mt e 302 che sale da Orino 456 mt; dopo aver passato l’ultimo bivio, sì arriva al Pian di Noci 714 mt.









NOTA

Il Parco Naturale del Campo dei Fiori, è uno dei parchi più grandi della Provincia di Varese, oltre ad essere al momento, quello che vanta di essere con i suoi 1227 mt, il più alto come elevazione.

Tantissimi percorsi che variano dalle quote collinari a quelle più elevate che solcano la cima del massiccio, percorsi da fare in giornata, ma anche da fare in più giorni con possibilità di pernottamento in locande o nei bivacchi presenti all’interno del parco.

L’itinerario qui descritto, parte da Comerio, borgo antico, abitato dai Celti già dal IV secolo a.c.

L’inizio sì sviluppa su strada asfaltata, salendo alla località Chignolo, costituito principalmente da un grande cascinale e da molte case di recente costruzione.

Il Laghetto della Motta d’Oro, è un interessante lago di origine glaciale che sì alimenta solo con l’acqua piovana o con la neve invernale, importante specchio d’acqua che ospita numerose specie anfibie tra cui rane e tritoni.



La località Sass Gross, non è altro che una piccola altura dove sono adagiati un certo numero di massi erratici, il più alto, che da poi il nome alla località, è alto circa tre metri e ha una forma piramidale, immerso nel silenzio di boschi misti, è il luogo ideale per poter meditare e ascoltare la sinfonia che l’ambiente circostante suona nella più svariata composizione di note naturali.



Pian di Noci, è un piccolo altopiano, qualche decennio fa era totalmente ricoperto da un fitto bosco di abeti, poi le piante hanno iniziato a morire, è oggi sì presenta in una veste nuova e per alcuni aspetti, più piacevole. I pini vengono rimpiazzati da piante di castagno e dai faggi, mentre il prato offre la possibilità di poter fare un pranzo al sacco anche nella stagione più fredda, scaldandosi al tiepido sole di mezzogiorno. L’unica cima che sì riesce ad intravvedere dal piano, è quella del Monte San Martino 1087 mt, che sì mostra in tutta la sua bellezza.



Ma non è ancora finita, perché al Pian di Noci, esiste un piccolo e grazioso bivacco, dotato di ben quattro posti letto e di un camino che riscalda dalle gelide giornate invernali, il posto ideale per trascorrere una notte immersi nel fitto cielo stellato che sì può ammirare in questo magico luogo, un posto dove sì parla con il silenzi, con il vento e con gli animali selvatici che pascolano liberi per questa montagna.

 

CURIOSITA’

 

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 2:30 circa.

DIFFICOLTA’: (T/E) per i tratti su sentiero.

DISLIVELLO: poco più di 300 mt in salita.

PUNTI D’APPOGGIO: locali a Comerio e Bivacco Alpino in località Pian di Noci.

COME ARRIVARE: da Varese lungo la SS 394, fino a Comerio per chi arriva in auto.

CARTOGRAFIA O GUIDE: CARTA Kompass N°90 e 3V, Via Verde Varesina De Agostini.

SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine bianco rosse oppure giallo verde.

DOVE ALLOGGIARE: Bivacco Alpino con possibilità di pernottamento.

mercoledì 8 febbraio 2023

Da Gozzano all'Alpe Sculera.

Da Gozzano 367 mt, sì percorre il segnavia Gran Tour del Lago d’Orta, in direzione di Bolzano Novarese 420 mt, raggiunta la SP 111, la sì attraversa e sì prosegue lungo il segnavie che scende nella valle del Torrente Agogna.

Sì risale la valle fino a raggiungere la strada asfaltata che da Ameno 517 mt, conduce alla Frazione Lanciano 600 mt circa. Raggiunta la strada, si svolta a destra iniziando a salire in direzione di Lanciano, quindi appena trovato il bivio, sì svolta a sinistra per iniziare a percorrere la sterrata che porta all’Alpe Sculera. Sì entra così nella valle del Rio Vago, arrivando al ponte che attraversa la valle, ora con decisa salita, sì passa vicino alla Frazione di Tacchino 595 mt, per poi affrontare l’ultimo tratto su sentiero che porta all’Alpe Sculera 670 mt.



 






NOTA

La Provincia di Novara, sì divide in tre settori, uno pianeggiante, dove sì coltiva il riso, uno collinare dove sorgono le grandi vigne del novarese e uno montuoso, dove sì può trovare gli antichi mestieri di montagna, tra cui l’allevamento o la pastorizia.

Questa provincia, vanta numerosi itinerari da percorrere a piedi, in bicicletta o a cavallo, tutti diversi tra loro, che sì sviluppano in ambienti di notevole interesse paesaggistico, con tanti accenni di storia antica che parla di epoche in cui il lavoro manuale era una risorsa importante.

Quello che propongo in queste righe, conduce alla scoperta di un angolo di provincia che merita la giusta attenzione, un luogo dove l’ambiente e la storia, sì saldano in un unico soggetto capace di resistere al lento scorrere del tempo.

Sì parte da Gozzano piacevole borgo che vanta una storia che arriva dall’Impero Romano, situata a pochi chilometri dal Lago d’Orta, offre una serie di monumenti di notevole interesse, come la Basilica di San Giuliano edificata alla fine del IX secolo o la Chiesa di San Lorenzo del XII secolo.



Il paesaggio è collinare, un susseguirsi di colli e valli compongono un puzzle molto suggestivo.

Bolzano Novarese, borgo risalente all’alto Medioevo, è un piccolo borgo che però non è toccato dal percorso, che lo sfiora leggermente.

Il Torrente Agogna, nasce poco a sud della cima del Mottarone 1491 mt, attraversa tutto il gruppo montuoso, per proseguire lungo la pianura fino all’incontro con il Po, dove termina la sua corsa verso valle.

Tacchino è una delle tante frazioni di Ameno, un piccolo borgo fantasma, dove la presenza dell’uomo, è limitata a qualche attività agricola o di apicoltura, un luogo dimenticato che racchiude solo una minuscola attività umana.



Alpe Sculera, è composta da due grossi edifici distanti tra di loro e da una chiesa dedicata a Santa Eurosia, giovane martire vissuta nella seconda metà dell’ottocento dopo Cristo, costruita dopo la metà del 1600.

La panoramica è molto avara, però il luogo è molto suggestivo è merita una visita, l’ampio prato, consente una piacevole sosta nel silenzio di queste modeste alture, un altro gioiello custodito nel Gruppo Montuoso del Mottarone.

 

CURIOSITA’

Nella Valle del Torrente Agogna, sì trovano i resti di un’antica fucina alimentata ad acqua.



 








TEMPI DÌ PERCORRENZA: 3:00/ 3:30 circa.

DIFFICOLTA’: (T/E) per i tratti su sentiero.

DISLIVELLO: circa 370 mt di salita e circa 50 mt di discesa.

SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine bianco rosse, prestare bene attenzione agli incroci, la segnaletica del Gran Tour del Lago d’Orta, è presente in un solo senso di marcia, durante il ritorno alcuni bivi, possono trarre in inganno.

CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass n°97/90.

PUNTI D’APPOGGIO: locali a Gozzano.

COME ARRIVARE: da Novara, in auto con SS 229 o in treno lungo la linea Novara Domodossola.

DOVE ALLOGGIARE:

martedì 31 gennaio 2023

Da Gemonio ad Arcumeggia, il paese dei pittori.

Da Gemonio 303 mt, sì raggiunge la SP 45, percorrendola in direzione di Azzio 399 mt, fino a incrociare l’Anulare Valcuviano. Svoltando a sinistra, sì segue il segnavie che attraversa le campagne per poi tuffarsi in Val Cuvia passando da Molino Dolza.

Dopo la discesa, sì affronta un rettilineo che porta al Torrente Boesio. Poco prima del ponte, sì svolta a destra percorrendo la sterrata, oltrepassando la sbarra, fino a trovare un altro ponte che riattraversa il torrente, quindi continuando a seguire le indicazioni, sì arriva alle Periferie di Casalzuigno 350 mt, più precisamente, davanti a Villa Bozzolo.

Sempre seguendo il segnavie, sì affronta la salita che porta al borgo di Aga 504 mt. Arrivati ad Aga, seguendo i segnavie AV e 3V, sì svolta a destra e sì segue il sentiero fino alla SP7 che da Arcumeggia sale al Passo di Sant’Antonio 647 mt; raggiunta la strada, si svolta a destra e poco dopo, sì arriva ad Arcumeggia 570 mt.









NOTA

La Val Cuvia, è una valle che separa due importanti gruppi montuosi della Provincia di Varese, uno quello più famoso del Parco Naturale del Campo dei Fiori 1227 mt, e l’altro, quello del Monte Nudo 1235 mt e Monte della Colonna 1203 mt. La valle, vanta numerosi percorsi escursionistici che mettono in collegamento i due gruppi, attraversata da due alte vie, come il Sentiero 3V e l’Anulare Valcuviano, che consentono belle traversate di più giorni, in ambienti ricchi di storia e natura, itinerari di varie difficoltà, con spettacolari balconate sulla valle, sui laghi e sulle montagne che della provincia fino alle alte cime delle Alpi.

L’itinerario che descrivo in queste righe, parte da Gemonio, ottimo punto di partenza grazie anche alla presenza della ferrovia che ne consente il raggiungimento, in modo facile e veloce.

Gemonio è un grazioso paese ai piedi delle colline moreniche che costeggiano la Val Cuvia, la sua storia è molto antica, lo testimonia il monumento nazionale della Chiesa di San Pietro, realizzata tra il VII e l’VIII secolo.

L’attraversamento dei boschi e delle campagne, regala affascinanti ambienti agricoli, con vista sulla Punta di Orino 1139 mt, Monte della Colonna, Monte Nudo e Sasso del Ferro 1062 mt.



Molino Dolza, è un minuscolo gruppo di case che creano un grazioso borgo, incastrato dentro una valle che nella stagione fredda, fa fatica a vedere il sole.

Dopo il molino, arriva la piatta Val Cuvia, dove i campi di mais, con vista sui monti della valle e da dove sì può già intravedere la meta del percorso, il paese di Arcumeggia, inoltre è possibile ammirare la piccola cresta del Monte Martinello 638 mt, del Monte Scerrè 796 mt e del Monte Piambello 1125 mt.

Casalzuigno, abitato fin dalla preistoria, è un grazioso paese che sorge ai piedi del Monte Nudo, tra le attrattive che offre questo comune, vi è la Villa Bozzolo del XVI secolo, oggi proprietà del FAI che ne organizza le visite.



Aga, è una minuscola frazione che sorge sopra Casalzuigno, raggiungibile con circa 30 minuti di cammino dal paese. Da qui, sì apre una bellissima veduta sulla Val Cuvia e sul vicino Campo dei Fiori.

Arcumeggia, borgo abitato già in epoca romana, è la meta di questo itinerario. Soprannominato il paese dei pittori, ed è proprio così, ogni casa ogni vicolo regala spettacolari dipinti che creano i disegni più belli e più vari, ogni artista con la propria tecnica, ha saputo regalare un pezzo della propria vita a tutti quelli che vivono o transitano solo di passaggio per le vie di questo incredibile borgo.



Un itinerario diverso, che va alla scoperta di sentieri e di ambienti che attendono solo di essere scoperti e vissuti in tutta la loro bellezza.

 



CURIOSITA’

 

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 3:00 circa.

DIFFICOLTA’: (T/E) per i tratti su sentiero.

DISLIVELLO: circa 400 mt di salita e circa 100 mt di discesa.

PUNTI D’APPOGGIO: locali Gemonio, Casalzuigno e Arcumeggia.

COME ARRIVARE:  da Varese lungo la SS 394 per chi arriva in auto, oppure lungo la linea Varese Laveno per chi arriva in treno.

CARTOGRAFIA O GUIDE: CARTA Kompass N°90 e 3V, Via Verde Varesina De Agostini.

SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine bianco rosse oppure giallo verde.

DOVE ALLOGGIARE:

lunedì 23 gennaio 2023

Anello: Osnago, Montevecchia, Valle Santa Croce, Lomagna, Osnago.

Dalla stazione di Osnago 242 mt, sì percorre il segnavie n°3 che conduce alla Cascina Moscoro 269 mt. Seguendo sempre il segnavie n°3, sì aggira la cascina in senso orario, quindi oltrepassata un’azienda agricola, e arrivati sulla strada asfaltata, dove s’incontra anche il segnavie n°5, sì svolta a sinistra, camminando lungo la strada fino alla località Fontanelle 269 mt. Dopo aver oltrepassato le case, sì lascia la strada asfaltata per seguire il segnavie a destra che entra nel bosco e sì segue il sentiero fino a trovare il bivio con il segnavie n°1, che s’incontra subito dopo essere usciti sulla curva della strada asfaltata. Girando a destra, lo sì percorre fino alle periferie di Montevecchia, arrivando poco dopo sulla SP 54. Si cammina lungo la pista ciclopedonale che costeggia la provinciale, per poi rientrare nel bosco, all’altezza di Cascina Molinazzo 269 mt.

Sì continua lungo il sentiero n°1, fino a incrociare il segnavie n°11, quindi svoltando a sinistra, sì oltrepassa il Torrente Curone, e s’inizia a guadagnare quota, e dopo aver trovato la strada asfaltata, sì raggiunge Cascina Butto 390 mt.

Nuovamente in salita, sì va a visitare il borgo si Montevecchia Alta 441 mt.

Nuovamente su strada asfaltata, sì percorre la via che segue la cresta, fino a trovare il bivio con il sentiero n° 9; seguendo quest’ultimo, sì rientra nel bosco, passando sotto la cresta.

Dopo aver recuperato il segnavie n°10 a quota 446 mt, sì raggiunge un’area attrezzata, e poco dopo, un altro bivio. Sempre su sentiero n°9, sì scende nella valle del Torrente Molgoretta, arrivando in località Valle Santa Croce 320 mt.

Seguendo il sentiero n° 9, e in seguito il segnavie n° 6, sì arriva a Lomaniga 266 mt, sì continua a camminare lungo questo segnavie, toccando la località Cascina Trecate 268 mt e raggiungendo il paese di Lomagna 255 mt. Dopo aver abbandonato il sentiero n°6, sì prosegue lungo il segnavie n°4 ritornando così alla stazione di Osnago.

 

NOTA

Il Parco di Montevecchia e Valle del Curone, nasce nel 1983, al suo interno, sì snodano numerosi percorsi tutti molto suggestivi con panoramiche davvero spettacolari. Il parco è composto da una dorsale centrale e da due più piccole, separate da due valli, dove scorrono le acque dei torrenti Curone e Molgoretta. Le quote sono collinari, raramente superano i 500 mt di altezza, eppure, nonostante le piccole quote, questo parco riesce a regalare un ambiente montano unico, solo gli alberi possono raccontare la verità, poiché piante come il platano o il carpine ad esempio, raccontano una storia più simile alla pianura, mentre nella parte più alta il castagno, s’impone com’è giusto che sia.



L’itinerario che descrivo, consente di fare una breve traversata, andando a conoscere sia la parte diciamo pianeggiante, che quella alta del parco.

Sì parte dalla stazione di Osnago paese con una storia molto antica, già conosciuto in epoca romana, per poterlo visitare, è necessario passare dall’altra parte della stazione.

La Cascina Moscoro realizzata intorno al XIX, è composta da una grande corte a forma di ferro di cavallo, sembra quasi una villa rinascimentale, dotata al suo interno di un ampio cortile. Dalla campagna, sì ha una piacevole vista sulla dorsale del parco, oltre alla magnifica veduta del Resegone di Lecco 1875 mt, che sì mostrerà per buona parte del percorso.



Il Torrente Curone, è un corso d’acqua lungo circa 8 km, che nasce nell’omonima valle situata nel cuore del parco, aggirando buona parte della collina per poi andare a tuffarsi nelle acque del Torrente Molgoretta.

Montevecchia, è un grazioso paese diviso in due sezioni, in altre parole, la parte bassa, dove sì è sviluppata maggiormente e, la parte alta, ricca di storia antichissima, pare che siano stati rinvenuti due accampamenti, uno risalente a circa 60.000 anni fa. Sulla punta della prima collina, svetta il Santuario della Beata Vergine dal Carmelo, chiesa realizzata tra il XVI e il XVII secolo, costruita sopra le rovine di una chiesetta ancora più antica.



Lungo le tante panoramiche, sì ha una

magnifica vista sulle Prealpi, facilmente riconoscibili sono i Corni di Canzo 1373 mt e il Monte Cornizzolo 1241mt, mentre guardando più a sinistra, è riconoscibile la sagoma del Monte San Primo 1686 mt; più a destra, svettano imponenti e innevate le cime delle due Grigne, i 2409 mt del Grignone e i 2184 mt della Grignetta. A fianco al Resegone, sono visibili le cime del Monte Tesoro 1432 mt e la lunghissima dorsale del Monte Albenza 1397 mt.

Guardando verso sud, non sì può non notare i grandi grattaceli di Milano, mentre alle sue spalle, una lunghissima dorsale appenninica, emerge dal grigio della foschia padana, una visuale che va dalla Liguria all’Emilia Romagna, un susseguirsi di cime che vanno oltre i 1500 mt di quota, tra cui riesco a riconoscere il Monte Ebro e il Monte Chiappo 1700 mt.



 

Dopo aver scavalcato la dorsale, sì scende nella valle del Torrente Molgoretta, corso d’acqua che scivola a valle per ben 10 km, sì raggiunge un’altra perla del parco, ovvero, la località Valle Santa Croce, piccolo borgo perfettamente incastonato tra queste colline, un paesaggio montano a quote collinari, un minuscolo gruppo di case raggruppate in una graziosa valle, da dove sgorgano appunto le acque del Torrente Molgoretta.



 

Situato nel comune di Missaglia, Lomaniga, è un borgo piuttosto recente, i suoi cenni storici risalgono a metà del 1700.

L’ultimo paese toccato da questo itinerario è Lomagna, borgo abitato già in epoca romana, da qui, appena usciti dal paese, sì possono ammirare le ultime vedute della Collina di Montevecchia con alle spalle le due Grigne, mentre poco più a destra, è ben visibile l’Eremo di San Genesio 846 mt e poco più a fianco, una delle ultime vedute del Resegone di Lecco, prima di ritornare in stazione a recuperare l’auto o il treno.



 






CURIOSITA’

Osnago e Lomagna, erano attraversate dall’antica strada romana Spluga, che metteva in comunicazione il Comune di Milano con Lindau in Germania, passando per il Passo dello Spluga 2117 mt.

 

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 5:30 circa.

DIFFICOLTA’: (T/E) per i tratti su sentiero.

DISLIVELLO: circa 300 mt di salita e circa 350 di discesa.

PUNTI D’APPOGGIO: locali a Osnago, Montevecchia, Lomaniga e Lomagna.

COME ARRIVARE: in treno lungo la linea Milano Lecco.

CARTOGRAFIA E GUIDE: carta Montevecchia e Valle del Curone, realizzata da INGENIA.

SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine rosso bianco.

DOVE ALLOGGIARE:

martedì 17 gennaio 2023

Traversata Turbigo Ferno.

Dalla stazione Turbigo 146 mt, sì scende lungo la pista ciclopedonale che costeggia il Naviglio Grande, svoltando a destra, s’inizia a percorrerlo in direzione nord. Dopo aver passato la centrale idroelettrica dove sì tuffa il Canale Industriale, sì raggiunge la località Molino del Ponte. Proseguendo lungo la sterrata sulla sinistra, sì arriva a Nosate 177 mt, dove sì trova la piccola Chiesa di Santa Maria in Binda, che sì raggiunge con una breve deviazione. Ritornati sulla sterrata che costeggia il vecchio naviglio, sì continua a camminare in direzione nord, arrivando alla località Cascina Castellana. Sì continua a procedere raggiungendo un’altra centrale idroelettrica e poco dopo sì arriva al Ponte di Oleggio, che sì attraverserà con un sentiero che passa sotto di esso. Dopo aver passato il ponte di ferro, sì inizia ad attraversare il ponte pedonale che passa sopra il Canale Industriale, al termine, con una breve salita, sì raggiunge una grande sterrata, svoltando a sinistra, sì arriva alla curva dell’Ipposidra e con una scalinata, sì sale al Canale Villoresi. Ora svoltando a destra, si segue il canale fino al ponte che porta al borgo di Tornavento, che sì raggiunge dopo una piacevole salita. Usciti dal borgo di Tornavento, sì percorre la sterrata sulla sinistra che porta al Centro Parco La Dogana 200 mt, quindi svoltando a destra, sì percorre la Via Gaggio in direzione di Lonate Pozzolo. Dopo aver attraversato Via Gaggio, superato il parcheggio, sì svolta a sinistra percorrendo una sterrata che porta al SP 14 bis, la sì attraversa camminando lungo la ciclopedonale che costeggia le piste di Malpensa, arrivando così alla chiesetta di Santa Maria dove sì trova l’area attrezzata che guarda verso le piste di Malpensa. Svoltando a destra su strada asfaltata, sì raggiunge il centro di Ferno, e in seguito la stazione, dove sì potrà prendere il treno per tornare a casa.

 

NOTA

Dalla Provincia di Pavia alla Provincia di Varese, sono numerosi gli itinerari che ho descritto in questi anni. Ogni volta ho proposto percorsi, che portavano alla scoperta di un territorio così grande e così diverso nella sua composizione, passando da paesaggi di pianura, piatti e solitari, andando alla scoperta di cascine e antiche corti in un mondo agricolo che ha tantissimo da raccontare, oppure andando alla scoperta dei boschi e delle tante spiagge che sì affacciano sul Fiume Ticino, o ancora le morbide colline moreniche dove sì possono trovare antichi massi erratici provenienti da località che noi nemmeno riusciamo a immaginare.

Qui, in queste righe ne propongo un altro, una camminata che s’intrufola nel silenzio dei navigli per poi risalire su coste dove sono adagiati piccoli borghi di notevole interesse paesaggistico.

Sì parte da Turbigo 146 mt, abitato già nel I secolo a.c., è un grazioso paese famoso per il Naviglio Grande che lo attraversa, per la centrale termoelettrica del 1928 e per il castello che risale almeno al IX secolo; costeggiando il canale, è possibile vedere le tante opere idrauliche che alimentano le centrali idroelettriche, come il tuffarsi del Canale Industriale nella Centrale Idroelettrica Castelli che poi va ad alimentare il naviglio.



La deviazione per andare a visitare la Chiesa di Santa Maria in Binda a Nosate 177 mt, è obbligatoria. La chiesetta del VIII secolo ha origine longobarde, al suo interno vi sono numerosi affreschi di notevole interesse storico, uno tra tutte, è la danza macabra realizzata nella parte bassa del lato sinistro della chiesa.



Proseguendo per il naviglio vecchio, non sì può non fare a meno di ammirare le numerose specie di uccelli che abitano queste zone, tra cui: l’airone cenerino, il cormorano, e il martin pescatore, oltre a rapaci come il gheppio e la poiana.

Un’altra imponente opera è la Centrale Idroelettrica di Tornavento, realizzata nel 1939.

Il Fiume Ticino, ovunque lo sì guarda, è sempre in grado di regalare emozionanti vedute, un continuo scorrere di acqua a volte lento e a volte impetuoso, dove al tramonto, il sole riesce a regalare magici riflessi nelle sue acque dai tanti colori. Un’altra imponente opera è costituita dal Ponte di Oleggio realizzato tra il 1887 e il 1889, interamente realizzato in ferro con dei giganteschi piloni che hanno resistito a numerose piene che spesso hanno inondato la valle travolgendo tutto quello che incontravano sul loro cammino.



Dopo i tanti canali visti in valle, quasi paralleli al Fiume Ticino, sembra assurdo pensare che in alto, lungo la costa, transiti il Canale Villoresi completato alla fine del 1800, lungo ben 86 km, nasce dal Fiume Ticino, per andare a sfociare nel Fiume Adda.

Dopo aver costeggiato il Canale Villoresi, con una piacevole salita, sì raggiunge la bella piazza di Tornavento 200 mt circa di quota. Piccolo borgo di origini medievali, famoso per la bellissima balconata che spazia sulla valle del Ticino, sulle colline moreniche e sul Monte Rosa 4634 mt, che sì mostra in tutta la sua maestosità; tra le altre cime che sì possono ammirare, segnalo Monte Massone 2161 mt, Monte Leone 3554 mt, il Mottarone 1491 mt e Pizzo Proman 2098 mt, situato nel Parco Nazionale della Val Grande.



Il Centro Parco La Dogana, è un edificio realizzato nel 1737, l’edificio, svolgeva appunto il ruolo di dogana tra il Ducato di Milano e il Regno di Sardegna, rimasta attiva fino al 1859, in altre parole fino alla seconda guerra d’indipendenza. Oggi è un punto d’accoglienza per i turisti, grazie alla sua area attrezzata e al suo ristoro, oltre ad occupare gli uffici del parco dove sì può recuperare il materiale informativo che riguarda il parco e i suoi itinerari.

La Via Gaggio, era la vecchia strada comunale che da Lonate Pozzolo, conduceva al Porto di Oleggio, attraversata da alcune piste d’atterraggio del 1944, è oggi un importante museo all’aperto, una delle attrazioni più belle del Parco del Ticino, minacciata perennemente dall’allargamento dell’Aeroporto Internazionale di Malpensa.



Ferno è un grazioso paese che sorge nella parte alta della costa, il suo monumento più importante è senza dubbio la Chiesa di Santa Maria realizzata nel XIV secolo in stile romanico, il sito purtroppo non è visitabile, dato che ho trovato sempre il cancello chiuso.

 

CURIOSITA’

Durante la salita verso il Canale Villoresi, s’incrocia il tracciato dell’Ipposidra, ferrovia trainata da cavalli in funzione fino al 1865.

 

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 4:30 circa.

DIFFICOLTA’: (T).

PUNTI D’APPOGGIO: locali a Turbigo, Nosate, Ponte di Oleggio, Tornavento, Centro Parco La Dogana e Ferno.

COME ARRIVARE:in treno, lungo la linea Milano Saronno Novara.

CARTOGRAFIA E GUIDE: carte e guide del Parco del Ticino.

SEGNALETICA: Qualche cartello informativo.

DOVE ALLOGGIARE: B&B Cascina al Ponte a Nosate, tel: 3397300796.

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