giovedì 10 marzo 2022

Dalla Stazione di Bisuschi Viggiù, al Monte Orsa.

Dalla Stazione di Bisuschio Viggiù 335 mt, sì percorre un tratto della strada che porta a Besano 350 mt. Dopo essere passati sotto un ponte, sì nota sulla destra, l’attacco del sentiero che porta al Rifugio Gelindo 521 mt. Inizia la salita lungo una facile strada sterrata che passa sotto le pareti del Colle Sant’Elia 678 mt, poco prima di arrivare al Rifugio Gelindo che sì raggiunge con una breve deviazione. Poco prima di arrivare al rifugio, s’incontra un bivio, seguendo il sentiero di destra, sì prosegue la salita che porta a una sella, che divide il Colle Sant’Elia dal gruppo del Monte Orsa; deviando con il sentiero che sì trova a destra, sì raggiunge la cima del Colle Sant’Elia e di seguito l’omonima chiesa che da il nome al colle.

Dalla chiesa, sì scende lungo un tratto di mulattiera, che porta sulla strada asfaltata; dalla strada, svoltando a sinistra, si scende fino al bivio con la strada che sale alle antenne del Monte Orsa, percorsa dal Sentiero Confinale e dal Sentiero Italia. Seguendo la strada asfaltata sulla sinistra, sì ricomincia a salire di quota, sì passa un’antica villa, si effettua il primo tornante e sì raggiunge il secondo tornante della strada, da qui, sì prosegue con ampio sentiero guadagnando ulteriormente quota, fino a ritrovare la strada asfaltata che sì dovrà oltrepassare, continuando a seguire il Sentiero Confinale, che poco dopo entra in una galleria. Dopo essere usciti dalla galleria, sì nota sulla sinistra un sentiero non segnato, percorrendolo, sì arriva sulla cresta, quindi con decisa salita su sentiero, sì raggiunge la vetta del Monte Orsa 998 mt.









NOTA

Il gruppo montuoso del Monte Orsa, sì colloca nella parte destra della Val Ceresio, in realtà, sì tratta di un sistema montuoso ben più ampio, perché dalla periferia di Viggiù 503 mt, dove s’innalza il Colle Sant’Elia che da, in sostanza inizio a questa minuscola catena, sì sconfina in territorio elvetico, raggiungendo i 1100 mt del Monte San Giorgio, massima elevazione, per poi tuffarsi precipitosamente sulle sponde del Lago di Lugano.

L’itinerario, lo faccio partire volutamente dalla stazione di Bisuschio Viggiù, infatti, l’ottimo collegamento ferroviario, consente, per chi ne ha la possibilità, di potersi spostare comodamente con il treno.

Il tratto che sì percorre lungo la strada che porta a Besano, da la possibilità di avere una bella veduta del piccolo Monte Useria 555 mt, modesta elevazione, che s’impone al centro della Val Ceresio, come s’impongono le aspre pareti rocciose che salgono verticalmente verso il Colle Sant’Elia. Prima di iniziare il tratto sterrato che sale al Rifugio Gelindo, sì ha una piacevole panoramica sulle cime più importanti della Val Ceresio, tra cui Monte San Bernardo 1020 mt e Monte Piambello 1125 mt.



Il Colle Sant’Elia, è un grosso panettone che va oltre i 600 mt di quota, prima della cima, sulla destra sì apre una bella balconata sulla Val Ceresio e sul Paese di Besano, famoso per il ritrovamento del Besanosauro e dei tanti fossili rinvenuti nella zona.

Scesi nell’area dell’omonima chiesa di cui sì ha notizia già del 1100, e che a volte è anche visitabile al suo interno, subito dietro la chiesa, sì apre una panoramica sul paese di Viggiù e sulla Dorsale Insubrica, il Colle Sant’Ambrogio 528 mt, è facilmente riconoscibile, e nelle giornate limpide, il panorama si estende fino alla Pianura Padana.

La Linea Cadorna, è una linea difensiva realizzata tra il 1899 e il 1918. Nella Provincia di Varese, vi sono numerose strutture realizzate lungo le creste o all’interno della montagna. Quelle del Monte Orsa, sono le più belle, perché meglio conservate. Durante il percorso, seguendo il Sentiero Confinale, nel tratto di galleria che passa sotto il Monte Orsa, vi si possono ammirare diverse postazioni per cannoni. Da qualche anno, è stato collocato all’interno, un vero cannone, che da una rappresentazione molto scenografica di quella che sarebbe stata la linea difensiva; ricordo, che la storia, ha trasferito il fronte molto più a est, rendendo questa parte di linea difensiva, in sostanza inutilizzata, e grazie anche alla copertura arborea e a qualche opera di recupero, che le strutture sono arrivate ai giorni nostri, in condizioni così ottimali. Ovviamente, è stata di notevole importanza, l’esperienza dei lavoratori del posto, che hanno con grande maestria realizzato queste tratto di Linea Cadorna.



La Cima del Monte Orsa, può vantare di una panoramica maggiore rispetto a quella del suo gemello, in altre parole il Monte Pravello 1015 mt. Dalla vetta del Monte Orsa, sì ha una piacevole panoramica sul Lago di Lugano, sono facilmente riconoscibili, oltre a Porto Ceresio, i comuni di Brusimpiano 290 mt, Morcote 272 mt, Melide 276 mt e Campione d’Italia 273 mt. Tra le tante cime che sì possono ammirare, metto in elenco le più vicine, come: Monte Lema 1620 mt, Monte Arbostora 822 mt, Monte San Salvatore 912 mt, Monte Sighignola 1314 mt e Monte Generoso 1701 mt, montagna che è sempre un piacere ammirare da lontano.

Tutto questo pacchetto di storia e natura, immersi nel silenzio di queste magiche montagne, da scoprire e da vivere con lo spirito di chi ha voglia di esplorare un mondo unico in Provincia di Varese.









CURIOSITA’

 

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 2:30 circa

DIFFICOLTA’: (T/E) per i tratti su sentiero.

DISLIVELLO: poco più di 700 mt in salita e circa 70 mt in discesa.

PUNTI D’APPOGGIO: locale alla stazione di Bisuschio Viggiù, e Rifugio Gelindo in località Besnasca, raggiungibile con una breve deviazione.

COME ARRIVARE: in treno da Milano, lungo la tratta Varese Porto Ceresio.

CARTOGRAFIA O GUIDE: CARTA Kompass N°90 e 3V, Via Verde Varesina De Agostini.

SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine bianco rosse.

DOVE ALLOGGIARE:

mercoledì 2 marzo 2022

Da Baveno all'Alpe Vedabia.

Da Baveno 205 mt, sì percorre il segnavie M5B oltrepassando il borgo di Loita. Giunti al bivio, sì prosegue con il segnavie M5 che porta al Giardino Alpinia 800 mt. Dopo un tratto su mulattiera, sì raggiunge l’Alpe Cristina, dove è situato l’agriturismo L’Ordin 619 mt. Dall’alpe, il segnavie prosegue lungo un tratto sterrato e poi su strada asfaltata che più avanti diverrà nuovamente sterrata. Sì abbandona il segnavie M5 per seguire il segnavie M3B che sì dirige verso il Monte Zuchero 1230 mt; appena incrociato il segnavie M3, lo sì percorre in direzione del Monte Camoscio 890 mt, quindi dopo pochi minuti, sì raggiunge l’Alpe Vedabia 879 mt.









NOTA

Il Gruppo del Mottarone, è un sistema montuoso che dalle periferie di Arona 212 mt, Invorio 416 mt e Gozzano 367 mt, s’innalza fino ai 1491 mt della vetta, per poi tuffarsi nella piana di Gravellona Toce 211 mt. La catena montuosa, divide il Lago d’Orta dal Lago Maggiore, due luoghi ad alta intensità turistica, ricchi di storia e di cultura, immersi nel verde di questa montagna. Numerosi i percorsi che salgono verso la vetta, che è raggiungibile anche in auto e dove ancora oggi è situata una delle più conosciute stazioni sciistiche della zona. Il Mottarone, può vantare di numerosi itinerari, che portano in luoghi dimenticati a volte poco conosciuti e frequentati, cime e soprattutto alpeggi. L’itinerario qui descritto, porta alla scoperta di un alpeggio ancora in buone condizioni e abitato nel periodo estivo, sto ovviamente parlando dell’Alpe Vedabia.

Sì parte da Baveno, bellissimo borgo già esistente in epoca romana e che sì affaccia sulle sponde del Lago Maggiore, dove dal lungolago, sì può ammirare uno spettacolare panorama sulle tre isole e sulla città di Verbania 197 mt; consiglio una visita alla chiesa di SS Gervaso e Protraso.

Di particolare interesse, i borghi di Romanico e Loita che sì attraversano nella prima parte della camminata, con visita esterna alla piccola chiesetta di San Fermo, da dove sì ha una piacevole veduta sul Lago Maggiore.



L’arrivo all’Alpe Cristina, regala una vista davvero unica, la più bella dell’intero percorso. La balconata panoramica spazia sul lago, e sulle tre isole che sì distinguono perfettamente, come guardare tre preziosi diamanti incastonati nella corona più bella. Oltre il lago, è facilmente riconoscibile la cittadina di Laveno 200 mt, con le cime più famose della Val Cuvia, tra cui: Sasso del Ferro 1062 mt, Pizzoni di Laveno e Monte Nudo 1235 mt, ben visibile la mulattiera che da Laveno sale su a Vararo 725 mt, guardando leggermente verso sinistra, sì nota il Monte Pian Nave 1058 mt, mentre nel centro, sì riconosce l’inconfondibile sagoma del Monte Legnone 2609 mt; facilmente riconoscibile la vertiginosa punta del Pizzo di Gino 2245 mt.

Spostando la vista verso la Val Grande, oltre alla vista su Verbania 197 mt, lo sguardo è catturato dalla severa forma del Pizzo Marona 2051 mt, spostato sulla destra, sì riconosce la lunga cresta del Monte Limidario 2188 mt, mentre dietro alla città di Verbania, s’innalzano le più morbide cime del Monte Bavarione 1505 mt e Monte Spalavera 1534 mt. All’alpe Cristina, sì trova anche un ottimo agriturismo, valido punto d’appoggio per chi decide di affrontare questa salita.



Dopo l’Alpe Cristina, s’incontrano altri piacevoli balconi che guardano verso il Parco Nazionale della Val Grande, con vista sulla Cima della Laurasca 2193 mt.

L’Alpe Vedabia, è un vecchio alpeggio ancora oggi utilizzato per il pascolo, è composto da due baite ancora intatte di cui una recuperata e da alcuni ruderi, davanti alle case, spazia un ampio prato dove vanno a brucare l’erba anche i caprioli, sì apre una piacevole veduta sul Campo dei Fiori di Varese 1227 mt, mentre guardando verso il lago, è possibile riconoscere anche a occhio nudo lo storico sito dell’Eremo di Santa Caterina del Sasso.



Tutto questo, immerso nel silenzio più assoluto, interrotto soltanto dal cinguettio degli uccelli e dal passaggio di qualche aereo, un luogo dove pernottare con la tenda, può regalare un’avventura che rimarrà scolpita nei ricordi per tantissimi anni.

 

CURIOSITA’

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 3:00 circa.

DIFFICOLTA’: (E) per tratti su sentiero ripido.

DISLIVELLO: più di 700 mt.

PUNTI D’APPOGGIO: locali Baveno e Agriturismo L’Ordin all’Alpe Cristina.

COME ARRIVARE: da Arona o da Verbania con SS 33, oppure in treno, lungo la linea Milano Domodossola.

CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass 90/97.

SEGNALETICA: cartelli informativi, e bandierine bianco rosso.

DOVE ALLOGGIARE: Agriturismo L’Ordin, tel: 3334419859.

domenica 20 febbraio 2022

Da Pettenasco all'Alpe Poncione.

Da Pettenasco 331 mt, sì segue il segnavie che sale a Pratolungo 506 mt. Sì prosegue lungo facile sterrata, raggiungendo il borgo di Agrano 456 mt, ora, seguendo la strada asfaltata che porta all’agriturismo Alpe Selviana, che di seguito diverrà sterrata, inizia la piacevole salita che porta all’Alpe Poncione 726 mt, che sì raggiunge con una breve deviazione dalla strada principale.









NOTA

Il Gruppo montuoso del Mottarone 1491 mt, è famoso ai tanti per le piste da sci, pare che su questi rilievi abbia avuto inizio, quello che oggi conosciamo come lo slalom gigante, sicuramente tanti conosceranno questa montagna, per il meraviglioso panorama che sì gode dalla vetta e dalla panoramica funivia, che ha purtroppo avuto una triste vicenda che evito di descrivere e commentare.

Sicuramente è una montagna turistica, facilmente raggiungibile in auto e con tanti ristoranti, dove poter trovare riparo alle rigide giornate invernali oppure alle afose estati.

Il Mottarone è però anche escursionismo, anche a buoni livelli, accessibile anche in bici o a cavallo, luoghi incontaminati a volte poco frequentati e anche dimenticati come in questo caso. Il giro qui descritto, porta volutamente alla scoperta di un alpeggio ormai in rovina, un luogo magico dove respirare l’atmosfera dei tempi che furono.

Sì parte da Pettenasco, piccola cittadina che sì affaccia sulle rive del Lago d’Orta, abitato già in epoca romana, borgo molto suggestivo, che merita una breve visita. Qui, durante la seconda guerra mondiale, Pettenasco fu territorio d’incontro tra la resistenza piemontese e quella lombarda.

Pratolungo è un piacevole borgo a pochi passi da Pettenasco, fuori dal grande traffico del lago, rimane un luogo incantato, immerso nel verde, con una spettacolare vista sul gruppo del Mottarone. Di notevole interesse storico e paesaggistico, sono le due chiese, una dedicata alla Madonna della Neve e l’altra a San Grato.

Molto suggestiva, è la valle del Torrente Pescone, ricca di prati, dove animali da pascolo, trovano lo spazio ideale per trascorrere in serenità la loro vita.








Agrano è un altro piacevole borgo che merita una visita accurata, pur con modeste dimensioni, è una frazione di Omegna 295 mt; qui, nei punti panoramici, sì ha una piacevole veduta sul Monte Croce 1643 mt.



L’Alpe Poncione, come descritto, sì raggiunge con una breve deviazione. Dopo circa venti minuti dall’ultima segnaletica verticale, dopo aver passato un incrocio con un sentiero che scende sulla sinistra, a ridosso di una curva, sì notano alcune strutture in mezzo al bosco, dopo aver individuato il sentiero non segnalato, che aggira il colle, finalmente s’incontra quello che rimane dell’Alpe Poncione, probabilmente abbandonato da non tantissimi anni, dato che la struttura è ancora in condizioni accettabili. Il panorama è scarso, solo una veduta sul Monte Mazzarone 1146 mt, per il resto, la fitta pineta che circonda e conserva l’alpeggio, impedisce la visuale sulla valle del Torrente Pescone e sulla parte alta del Mottarone.

Può essere interessante, fare una piccola deviazione, per andare a visitare l’Alpe Zegro, che sì trova sulla sinistra, poco dopo l’ultimo bivio, l’edificio sì riconosce perché dipinto di giallo e situato in un piacevole prato che regala l’atmosfera alpina di quote molto più elevate.

 

CURIOSITA’

Ad Agrano, è conservata in una teca, il corpo mummificato di una donna di cui non sì conosce l’origine, nominata come: La morta di Agrano.


 






TEMPI DÌ PERCORRENZA: 2:30 circa.

DIFFICOLTA’: (T)

DISLIVELLO: poco più di 450 mt in salita e circa 50 mt in discesa.

SEGNALETICA: e bandierine rosso bianco rosso, e cartelli informativi.

CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°97, può essere utile consultare Wikiloc.

PUNTI D’APPOGGIO: Locali a Pettenasco, Agrano e Agriturismo Il Glicine all’Alpe Selviana.

COME ARRIVARE: in auto da Novara su SP 229, oppure in treno lungo la linea Novara Domodossola.

DOVE ALLOGGIARE: varie strutture ricettive nella zona.

Un amico che segue il blog, segnala che nell'itinerario Vintebbio, Cima Frascheia, i punti d'appoggio al momento non esistono più a causa di un violento incendio.

Da Borgomanero al borgo di Soliva.


Dal cimitero di Vergano Novarese 340 mt circa, sì raggiunge la provinciale, svoltando a destra, e percorrendola per circa duecento metri. Raggiunta Via Casale Canuggioni, sì svolta a destra percorrendola in salita, subito dopo un tratto in piano, sì trova il cartello del segnavie n°798°. Sì prosegue lungo il segnavie, fino ad arrivare all’incrocio con il sentiero n°798; ora, seguendo quest’ultimo, sì oltrepassa il Parco di Chepoli e dopo una leggera discesa, sì riguadagna quota fino a raggiungere l’abitato di Soliva 632 mt.








NOTA

Il Parco del Monte Fenera, ha un'estensione che va più o meno dalle periferie di Maggiora 397 mt, Grignasco 322 mt e Borgosesia 354 mt. Al suo interno, si trovano rilievi che non vanno oltre i 900 mt di quota, basti pensare che la vetta più alta, il Monte Fenera appunto, raggiunge come massima elevazione i 899 mt. Oltre alle cime, e ai tanti sentieri che consentono un’ampia visita del parco, quello che a mio parere da maggior suggestione, sono i tanti piccoli borghi raggiungibili con strette strade asfaltate o con piacevoli sentieri anche di buon livello.

L’itinerario qui proposto, parte da Borgomanero 308 mt, più esattamente dal cimitero di Vergano Novarese, dove sì trova un ampio parcheggio.

L’itinerario sì sviluppa prevalentemente su strada sterrata, e in prevalenza attraverso ampi boschi misti, quindi sarà un itinerario avaro di grandi panorami.

Una delle prime vedute, si ha quando sì passa vicino a un vigneto, che guarda verso la cresta del Monte Croce del Teso 712 mt, oppure, lungo la salita, sì hanno piacevoli vedute del campanile di Castagnola 749 mt, uno dei borghi più alti del parco.








Di notevole interesse, è il Parco Chepoli, situato a 480 mt di quota, qui sì può trovare una vasta area attrezzata e una sorgente, dove ricaricare la borraccia, oltre a numerose stazioni a tema e un percorso didattico per i ragazzi.



Soliva è un borgo che guarda verso la Pianura Padana,  della sua storia, non sì trova praticamente nulla, come non ho trovato ad esempio il nome della chiesa, posso solo dire che è un luogo fuori dal mondo, un angolo di pace a pochi chilometri da un grande centro come Borgomanero, un posto dove il silenzio viene interrotto solo dalle poiane, perché le auto sono rare e il traffico e praticamente inesistente. Come già scritto la visuale spazia sulla pianura, e quindi, nelle giornate terse, l’Appennino Ligure riempie lo sfondo. Sulla sua sinistra, è riconoscibile il Campo dei Fiori di Varese 1227 mt, e più in la, sì riconosce l’inconfondibile sagoma del Monte Generoso 1701 mt, oltre alla vista delle colline moreniche che precedono la piatta pianura.

 

CURIOSITA’

 

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 2:30 circa.

DIFFICOLTA’: (T)

DISLIVELLO: oltre 350 mt in salita e circa 70 mt in discesa.

SEGNALETICA: e bandierine rosso bianco rosso, e pochi cartelli informativi .

CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°97, può essere utile consultare Wikiloc.

PUNTI D’APPOGGIO: nessuno.

COME ARRIVARE: in auto da Novara su SP 229, oppure in treno lungo la linea Novara Domodossola.

DOVE ALLOGGIARE: varie strutture ricettive a Borgomanero.

giovedì 3 febbraio 2022

A spasso tra i colli fra Borgomanero e Briga Novarese.

Dal Campo sportivo di S. Cristinetta a Borgomanero 320 mt, seguendo il segnavie bianco rosso, sì cammina lungo l’omonima via fino ad arrivare sulla provinciale. Sì oltrepassa la provinciale per proseguire lungo Via San Michele che si percorrerà fino a passare sotto la SP229-II. Passati sotto il ponte della provinciale, sì svolta a destra, andando avanti per circa 200 mt. Poi, sempre seguendo il segnavie, sì gira a sinistra andando verso Cascina Capricciosa. Raggiunto l’ingresso della cascina, si segue la sterrata a sinistra, e costeggiando la proprietà, sì arriva a un vecchio roccolo. Ora, svoltando a sinistra, si guadagna quota raggiungendo dei vigneti e da lì a breve, il colle dove è collocata la chiesetta di San Michele 406mt.

Dal Colle San Michele, sì prosegue lungo la sterrata che sì vede subito a sinistra, dopo un tratto pianeggiante, s’inizia a scendere di quota, e ignorando tutti i bivi a sinistra, arrivando così a Cascina Spinetta; continuando lungo la strada asfaltata, sì raggiunge l’abitato di Talonno. Poco prima di arrivare alla Trattoria Le Noci, si svolta a sinistra percorrendo Via Bonazzi e arrivando subito dopo in Via Madonnina. Ora ignorando temporaneamente il segnavie, sì percorre Via Madonnina fino alla SP34, la sì oltrepassa imboccando Via Maggiore, con una piccola salita, sì arriva al piazzale della Chiesa di San Germano 386 mt, da dove si gode un piacevole panorama.

Dopo essere ritornati in Via Madonnina, sì recupera il segnavie, sì rientra nel bosco, e poco dopo si raggiunge la Frazione Mescia 390 mt. Dopo aver visitato la frazione, sì riprende il segnavie andando verso la Frazione Sereia, che però non sì andrà a visitare, perché il segnavie, rientra nel bosco, girando dietro il Motto Sereia 442 mt, arrivando a un altro bivio. Qui, sì svolta a sinistra passando davanti ad una cascina, quindi seguendo le indicazioni, sì riprende quota, passando sotto Motto Grande 458 mt, e raggiungendo poco dopo il Motto di Duno 419 mt. Seguendo la sterrata, sì riperde quota fino a raggiungere Via San Tommaso, quindi svoltando a destra, ci si dirige verso Briga Novarese. Raggiunta la piccola chiesa di San Tommaso, sì svolta a destra salendo lungo la strada asfaltata che porta all’accesso di una proprietà privata. Dal cancello, sì prosegue dritto lungo la strada sterrata (percorso senza segnavie), sulla destra, sì nota la cima del Motto Grande, ben visibile in inverno quando le piante sono spoglie. Poco prima di trovarsi parallelamente al Motto Grande, sì svolta a sinistra iniziando a salire di quota, sì evita un bivio a sinistra, camminando lungo il sentiero a destra, quindi dopo aver passato il traliccio, sì rientra nel bosco, per arrivare alla cima del Motto della Croce 460 mt, raggiungibile con una breve deviazione sulla destra.

S’inizia a scendere, si passa vicino ai ruderi di un’antica torre, arrivando poco dopo a un incrocio, qui sì deve mantenere la destra, fino a quando non si esce sulla strada asfaltata.

Svoltando a destra, si sale lungo la strada asfaltata, arrivando al bivio che indica il colle La Madonnina, che sì raggiunge svoltando a sinistra. Dalla cappella, invece di ritornare sulla strada asfaltata, sì percorre un sentierino segnato con delle frecce, questo consente di raggiungere in breve la chiesa di San Grato 435 mt, compiendo un’altra piccola deviazione. Ritornati sul sentierino, con un altro breve traverso, sì arriva finalmente alla Chiesa di San Colombano 448 mt.



 






NOTA

Borgomanero è una città che sorge a nord di Novara, attraversata dal Torrente Agogna, si trova in mezzo al piccolo gruppo montuoso che sì collega al Parco del Monte Fenera 899 mt, situato alla sinistra, mentre alla sua destra, sì trovano piccoli rilievi morenici che superano i 400 mt di quota.

Il percorso che descrivo, percorre in un continuo salire e scendere, tre gruppi isolati di colline, vicini ma divisi da piacevoli conche attraversate da ruscelli, che creano un paesaggio molto caratteristico.

Sì parte appunto da Borgomanero, città di antiche origini, la località Santa Cristinetta, prende il nome da una piccola cappella, situata lungo la provinciale.

Il Colle San Michele, dove è situata la piccola chiesa che risale almeno al X secolo, da qui, sì ha una piacevole vista sulle colline che guardano verso Gattico 383 mt. Poco prima di arrivare alla chiesa, una piccola vigna, da la possibilità di avere una magnifica veduta sul Monte Rosa, che all’alba sì tinge del colore che da il nome alla montagna.









Talonno è un piccolo borgo situato nel comune di Invorio, nella sua parte più alta, è situata la Chiesa di San Germano, realizzata nel 1500, offre una bella vista sul borgo e sulle vicine colline, dalla piazza, s’intravede il Monte Rosa apparire dietro gli alberi, come una fortezza che domina il paesaggio.

Molto caratteristica, è la Frazione di Mescia, qui sì trova un’altra piccola chiesa, dedicata a San Defendente, costruita verso la fine del 1800, a seguito di un furioso incendio.

Il Motto di Duno, è una lunga lingua morenica, sulla quale sì posano numerosi massi erratici, antica testimonianza di quando i ghiacciai trasportavano questi enormi massi verso la pianura.








Nell’unico punto panoramico, è ben visibile l’inconfondibile sagoma del Monte Barone 2044 mt.

Il comune di Briga Novarese, è sfiorato dal percorso, quindi il centro sì può visitare solamente con una deviazione. Lungo le periferie, s’incontra la chiesa di San Tommaso risalente all’anno 1000, all’interno sono custoditi dei preziosi affreschi.

Il Motto della Croce, è un grosso panettone dove è stata posta una croce su cui non vi è alcuna scritta, può essere interessante la piccola area attrezzata con tavolo e panche, che da la possibilità di fare una comoda pausa.

La collina dove è collocata la chiesa di San Colombano, ha di fatto, tre punti panoramici. Il primo è quello dove è posto una piccola cappella votiva che domina su Briga Novarese e sulla città di Borgomanero, stesso panorama, ma più limitato, sì ha dall’Oratorio di San Grato, realizzato verso la fine del 1600.

La vera perla, che sì conserva alla fine del percorso, è rappresentata dalla Chiesa di San Colombano costruita verso la fine del 1500 e dedicata al monaco irlandese fondatore dell’abbazia di Bobbio in Provincia di Piacenza. Di notevole interesse, sono le fortificazioni di epoca romana, di cui oggi rimangono la torre e altre mura sparse lungo la collina. Il panorama da qui è fantastico, oltre alla bella vista sul Monte Rosa e altri 4000 che sì possono quasi toccare con un dito, sì ha una piacevole vista sul Mottarone 1491 mt, sul Pizzo Proman 2098 mt e sul Monte Massone 2161 mt, ben visibili sono il Convento di Mesima e dell’antica Torre di Buccione che si affaccia sul Lago d’Orta di cui sì riesce a vedere una minuscola porzione, mentre è ben visibile, la Chiesa di Madonna del Sasso, collocata sopra una vertiginosa parete di roccia. Sul colle, è presente una buona area attrezzata, che da la possibilità di trascorrere dei piacevoli momenti in un luogo ricchissimo di storia e con un panorama di tutto rispetto, quasi come un’altura di alta montagna.



 






CURIOSITA’

Sul Colle San Michele, sono stati rinvenuti alcuni reperti risalenti al I secolo dopo cristo, oltre ad una necropoli oggi andata perduta.

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 4:00 circa per fare tutti i colli, per il ritorno sì può anche abbreviare con segnavie che da San Tommaso, riporta in Via San Michele.

DIFFICOLTA’: (T/E) per qualche tratto su sentiero ripido.

DISLIVELLO: circa 300 in salita e circa 250 in discesa.

SEGNALETICA: e bandierine rosso bianco rosso, e pochi cartelli informativi fino alla chiesa di San Tommaso, da lì in avanti, la segnaletica è praticamente inesistente.

CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°97, può essere utile consultare Wikiloc.

PUNTI D’APPOGGIO: locali a Borgomanero, a Talonno e Briga Novarese.

COME ARRIVARE: in auto da Novara su SP 229, oppure in treno lungo la linea Novara Domodossola.

DOVE ALLOGGIARE: varie strutture ricettive a Borgomanero.

lunedì 17 gennaio 2022

Da santa Giuletta a Pietra dè Giorgi.


Da Santa Giuletta 78 mt, sì percorre Via Martiri della Libertà, quando la via curva a sinistra, s’intraprende una sterrata sulla destra che sale sulle colline. Dopo una breve salita, evitato il primo bivio, sì raggiunge un secondo bivio sulla sinistra che sì seguirà proseguendo la salita lungo la vigna raggiungendo una zona boschiva; anche se sembra che non vi sia il passaggio, man mano che ci sì avvicina sì nota la traccia che porta a una seconda sterrata. Sì entra nel bosco, lo sì attraversa fino a raggiungere la strada asfaltata che arriva da Santa Giuletta.

Sì continua a guadagnare quota lungo la strada asfaltata, quindi dopo aver oltrepassato la località Casa San Giorgio, sì entra nel borgo della frazione Castello 307 mt. Seguendo la via che porta al cimitero, sì può andare a visitare l’esterno della chiesa di Santa Giuletta.

Dalla chiesa, sì prosegue percorrendo Strada del Paradiso che sì trova dietro il cimitero, quindi, dopo aver oltrepassato la catena che vieta il traffico alle auto, con una breve salita sì entra nel borgo. Usciti da Castello, sì seguono le indicazioni per Cascina Isimbarda. Sì percorre la strada asfaltata che porta alla cascina, che appare poco dopo sopra una bella conca; la strada ora è accompagnata da un bel viale di cipressi che seguono la via fino alla cascina. Poco prima di arrivare alla cascina, sì fa una breve deviazione che porta sulla cima del Monte Zavo 346 mt.

Scesi dal Monte Zavo, sì riprende la strada asfaltata raggiungendo Cascina Isimbarda 315 mt, quindi dopo averla oltrepassata, sì raggiunge poco dopo la sommità del Monte Campone 351 mt.

Una piacevole discesa, consente di arrivare alla località cinque strade, quindi, voltando a sinistra sì arriva al bellissimo borgo di Pietra dè Giorgi 311 mt. Sì attraversa tutto il borgo, fino a trovare Via Giuseppe Porri, la sì percorre in salita mantenendo la destra, qui sì arriva a un’altura a circa 340 mt di quota, da dove sì apre una vista panoramica a 360°.

 

 

 






NOTA

La Lombardia, è famosa per le sue alte montagne, che costituiscono un’importante fetta della catena alpina che colma con i 4049 mt del Pizzo Bernina, le sue valli sono conosciute in tutto il mondo e le vette attirano fiumi di alpinisti, escursionisti e turisti.

Tanti però, ignorano o considerano poco attraente, il breve lembo si Appennino che dal versante Ligure, sconfina in territorio lombardo, regalando tantissimi percorsi lungo la fascia collinare e montuosa, alcuni segnalati, altri che sono da costruire in base alla propria fantasia organizzativa, itinerari che aspettano di essere scoperti da chi ama la vera avventura fai da te.

In queste righe, racconto la mia fantastica esperienza in un itinerario già fatto da altri, a cui ho aggiunto un pezzetto che lo rende ancora più interessante dal punto di vista paesaggistico, con panorami unici che lasciano davvero senza parole.

Sì parte da Santa Giuletta, piccolo paese la cui storia nasce già al tempo dei Liguri e dei Galli, e che sì affaccia sulla piatta pianura. Le sue strade e i suoi vicoli, raccontano di un paese che vive una cultura agricola che fonda le sue radici nei vigneti che sì trovano alle sue spalle, e che mi hanno accompagnato per tutto il percorso.

Castello, è situato sopra una collina che sì affaccia sulla Pianura Padana, di notevole interesse storico è la Chiesa di Santa Giuletta, pare edificata nel 1200.


La Salita al Monte Zavo è obbligatoria, non sì può rinunciare alla piacevole vista del borgo di Castello e sulle Alpi Cozie e Graie.

 

 




La Cascina Isimbarda è composta da alcuni casolari che racchiudono un’importante azienda agricola.

Il Monte Campone, è una piccola altura da dove sì ha una splendida vista su Pietra dè Giorgi e sulla piccola cittadina di Broni 88 mt, oltre alla parte centrale della Pianura Padana, fino ai rilievi alpini delle Alpi Orobie.

Il borgo di Pietra dè Giorgi comune che vanta una storia che arriva dal Medioevo, sorge anch’esso su di una collina, il castello che vanta una storia millenaria s’impone nella piazza del municipio.

Le ultime righe le dedico all’altura che sì trova dietro Pietra dè Giorgi, da qui, sì apre una vista a 360°, nelle giornate limpide, guardando verso sud, sì ha una bella veduta sul Monte Lesima che con i suoi 1724 mt, rappresenta la maggiore elevazione dell’Appennino Lombardo, anche i Monte Chiappo 1700 mt è facilmente riconoscibile, come è riconoscibile, l’inconfondibile altura dove sì colloca uno degli edifici più maestosi dell’Oltrepò Pavese, sto parlando del Castello di Montalto Pavese 380 mt, ben visibile in molti punti del percorso.

Tra le altre vette che sì possono ammirare, giusto per fare una bella panoramica, elenco tante delle cime che ho elencato nei miei itinerari su Alpi e Prealpi, dalla Provincia di Vercelli, fino alla Provincia di Verona, e sono: Monte Rosa 4633 mt, Monte Leone 3553 mt, Monte Limidario 2168 mt, Monte Generoso 1701 mt, Pizzo di Gino 2245 mt, Grigna Settentrionale 2409 mt, Pizzo dei Tre Signori 2554 mt, Pizzo della Presolana 2521 mt, Monte Disgrazia 3678 mt, Pizzo Bernina 4049 mt, Monte Adamello 3554 mt, Monte Pizzocolo 1581 mt in provincia di Brescia e chiudo con l’inconfondibile cresta del Monte Baldo 2218 mt, e mi fermo qui, perché pur non essendo sicuro, potrei azzardare la vista fino ai 4274 mt del Finsteraarhorn delle Alpi Bernesi. Molto piacevole, è la vista sul Borgo di Cigognola 309 mt, oltre alla bella vista sulla Pianura Padana; potrei dire senza esagerare, che manca la vista sul mare per completare il panorama, ma questo lo sì può solo immaginare con la mente, per il resto, consiglio di venire a vedere queste favolose colline e godere minuto per minuto tutto quello che offre l’Oltrepò Pavese.


 





CURIOSITA’

Nel comune di santa Giuletta, sì venera San Colombano, missionario evangelizzatore di origini irlandesi, che ha fondato l’ordine dei monaci con numerosi monasteri sparsi nel territorio italiano.

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 2:30 circa.

DIFFICOLTA’: (T) prestare attenzione lungo l’attraversamento delle vigne, il fango può rendere insidiosa la discesa.

PUNTI D’APPOGGIO: locali a Santa Giuletta, Castello e Pietra dè Giorgi.

DISLIVELLO: poco più di 300 mt.

SEGNALETICA: inesistente, prestare attenzione alle indicazioni qui riportate.

COME ARRIVARE: da Pavia con SS 35 fino a Casteggio, poi SS 10 Padana Inferiore fino a Santa Giuletta.

CARTOGRAFIA E GUIDE: può essere utile consultare le mappe della Guida Michelin e di Wikiloc.

DOVE ALLOGGIARE: B&B Gli Acini, tel: 0385/284171.

venerdì 7 gennaio 2022

Anello di Turbigo.

Da Turbigo 145 mt, sì cammina lungo il Naviglio Grande fino a Cascina Padregnana, oltrepassato il ponte sul naviglio, si svolta a destra percorrendo una lunga sterrata che porta a Ponte di Ferro. Dopo aver attraversato la SS 341, sì prosegue su sentiero costeggiando il Fiume Ticino, avvicinandosi al Canale Scaricatore, poiché il primo ponte sospeso è attualmente inagibile, sconsigliando altre soluzioni, propongo come alternativa la strada asfaltata agganciando il Sentiero E1. Dopo aver oltrepassato il Canale Scaricatore, con breve deviazione a sinistra, sì può andare a vedere il Ponte Tibetano. Ritornati sul sentiero E1, sì prosegue in direzione Nosate, arrivando in località Molino del Ponte; ora, svoltando a destra, sì cammina lungo la pista ciclopedonale che costeggia il naviglio fino alla centrale elettrica, raggiungendo poco dopo il centro di Turbigo.








NOTA

Il Parco della Valle del Ticino racchiude all’interno dei suoi confini, molti itinerari che variano dalla piatta pianura a nord della Provincia di Pavia, fino alle colline moreniche della Provincia di Varese. Prati, boschi, sperdute campagne immerse nel più totale silenzio, oppure ruscelli, canali rogge e il grande fiume, che con il suo scorrere lento in alcuni punti e impetuoso in altri, scava la sua valle, regalando fantastici panorami sulle Alpi e a volte sull’Appennino Ligure.

L’itinerario che descrivo, come tanti altri, ne è un piacevole esempio, un percorso semplice da effettuare al mattino per godere dell’alba oppure nel pomeriggio, per chi ama i caldi tramonti invernali.

Sì parte da Turbigo, paese dalle antiche origini, pare che i primi insediamenti risalgono al I secolo a.c., come testimoniano le necropoli rinvenute nel territorio comunale.

Il naviglio che vanta una storia millenaria, suscita sempre un grande fascino, grazie alla sua atmosfera e ai tanti palazzi e alle cascine che sono sorte lungo il suo percorso.

La Centrale termoelettrica di Turbigo ha decisamente una storia più recente, anche se a breve compirà i suoi primi cento anni.




Poco dopo la centrale, s’incontra la Cascina Padregnana costruita nel 1722, il luogo è anch’esso di notevole interesse storico e artistico, grazie anche al caratteristico ponte che consente di passare sull’altra sponda del naviglio.

Il sito di Bosco Nivea, è costituito da un’area di circa 2000 mt quadri, al cui interno sì trova un piccolo laghetto dove trovano dimora uccelli come l’airone cenerino oppure il frosone.

Il Ponte di Turbigo, realizzato nel 1887, rappresenta un perfetto esempio d’ingegneria, un’opera che ha visto innumerevoli piene cui ha saputo tenere testa.

Dopo il ponte di ferro, il percorso sì affaccia finalmente sulle sponde del Fiume Ticino, con spettacolari vedute sul Massiccio del Monte Rosa e sui suoi eterni ghiacciai.

Un altro gioiello di cui sì può ancora ammirare la sua attività e costituito da Molino del Pericolo, antico edificio che risale al basso medioevo, ancora oggi è possibile ammirare la grande ruota di metallo girare grazie alla forza dell’acqua.

Un’altra curiosità di questo percorso, è rappresentato dal Ponte Tibetano, un opera imponente che consente di attraversare il Canale Scaricatore senza particolari problemi, io ho preferito andare a vederlo attraverso la strada asfaltata, poiché il percorso è attualmente interrotto a causa di un ponte attualmente inagibile, quindi per non rischiare è possibile salire sul ponte attraverso l’accesso dal parcheggio del ristoro Selva Viva.


Di notevole interesse paesaggistico è l’arrivo al Molino di Ponte che si affaccia sul Naviglio Grande, qui, salendo sul ponte, sì riesce ad avere una bella veduta sul Monte Massone 2161 mt, oltre alla vista sul canale e su un vecchio mulino posto a sinistra poco prima del ponte. Da lì a breve, seguendo il naviglio, sì raggiunge la periferia di Turbigo passando dalla centrale elettrica, più moderna rispetto a quella termoelettrica.



Quello che ho descritto in queste righe è un percorso breve ma intenso, ricco di storia, di cultura in un ambiente vivo e di rara bellezza, per gli amanti dell’escursionismo a piedi, un piccolo viaggio dentro un parco che merita di essere vissuto in ogni suo angolo.

 

CURIOSITA’

Il Fiume Ticino, nasce in territorio elvetico a quota 2478 mt, per tuffarsi nel Fiume Po all’altezza di Pavia ed è lungo ben 248 km.

TEMPI DI PERCORRENZA: 3:00/3:30 circa.

DIFFICOLTA’: (T).

PUNTI D’APPOGGIO: locali a Turbigo, Ristorante San Pietro in località Padregnana e Ristoro Selva Viva in Via Tre Salti.

COME ARRIVARE: in auto con SS 341, oppure in treno lungo la Linea Milano Novara delle ferrovie nord.

CARTOGRAFIA E GUIDE: carte e guide del Parco del Ticino.

SEGNALETICA: Qualche cartello informativo.

DOVE ALLOGGIARE: B&B Corte del Vino, tel: 32079768 68.

venerdì 15 ottobre 2021

Salita al Corno Orientale.

 Da Canzo 402 mt, sì percorre un tratto di strada asfaltata che porta alla fonte Gajum, fino all’attacco del sentiero. Seguendo il segnavie, sì arriva dopo qualche decina di minuti alla località Gajum 485 mt, quindi, proseguendo su ampia sterrata, sì raggiunge il Rifugio Terz’Alpe 793 mt. Lasciato il rifugio, seguendo le indicazioni, sì guadagna ancora quota raggiungendo La Colma 1000 mt, sì continua su di un ripido sentiero che sale alla Bocchetta di Luera 1209 mt, quindi con una breve deviazione, sì raggiunge la vetta del Corno Orientale 1239 mt.









NOTA

I Corni di Canzo, posso definirli come tre sassoni, adagiati su una dorsale. Tre sassi che rimangono in perfetto equilibrio, incuranti del tempo che passa, e dalle forti intemperie che sferzano queste cime solitarie, perché ognuna di queste vette è un mondo a se, montagne che quando le sali, puoi dire con orgoglio di essere arrivato fino a lì, con la fatica, l’impegno e la concentrazione, che queste montagne meritano.

Tra i tanti percorsi che sì possono fare, ne propongo uno che sì può definire classico, e che porta alla scoperta del più piccolo dei corni, in altre parole quello orientale. Piccolo, ma non per questo, meno impegnativo, poiché l’ultimo tratto di sentiero, richiede un buon allenamento.

Sì parte da Canzo, piccola cittadina che sorge a pochi passi dal Fiume Lambro e che vanta una lunghissima storia, che scivola in dietro nel tempo fino ai celti.

Gajum, è una località rinomata per la sua acqua, qualcuno ricorderà sicuramente le bottiglie d’acqua con impresso il marchio Fonte Gajum.

Il percorso che sale alle tre alpi, sì sviluppa su facile sterrata, e ognuno di esse presenta una caratteristica particolare. Prim’Alpe, è composta da una piccola corte, se così posso definirla, qui sorge un centro di educazione ambientale gestito da Legambiente. Seconda Alpe, è costituita da un corposo gruppo di case ridotte ormai a interessanti rovine, un percorso didattico, ne consente una visita accurata. Terz’Alpe, è un grande casolare che ricorda molto un piccolo castello, oggi è un punto d’appoggio importante per escursionisti o semplici famiglie, qui sì può trovare una buona cucina o un semplice bar.



La Colma, divide il gruppo dolomitico dei Corni di Canzo, dal gruppo del Monte Rai 1259 mt, con cime più morbide e meno impegnative, e consente di scendere nel versante di Valmadrera, da dove partono numerosi sentieri, anche impegnativi, che salgono su queste montagne.

La vista dal Corno Orientale, è davvero sensazionale, la prima immagine che colpisce nell’immediato, è la grossa mole del Corno Centrale 1308 mt, che crea uno scenario dolomitico davvero suggestivo, a destra, sì può notare il Rifugio SEV, ottimo punto d’appoggio per escursionisti o semplici turisti, bella panoramica sul ramo di Lecco del Lago di Como, facilmente riconoscibili, i borghi di Abbadia Lariana 209 mt e di Mandello del Lario 214 mt.



Bella la vista del Monte Moregallo 1276 mt, alle sue spalle, a sinistra svetta il gruppo delle Grigne, mentre al centro, sono riconoscibili il Monte Coltignone 1473 mt e Resegone di Lecco 1875 mt, mentre in basso adagiata su di una conca, la città di Lecco, sì propone nel leggendario scenario dei Promessi Sposi.

 

CURIOSITA’

Volendo fare qualcosa di più suggestivo, consiglio di fare visita al Rifugio SEV, il sentiero consente di passare sotto le pareti del Corno Centrale, respirando un ambiente dolomitico di notevole interesse paesaggistico.



TEMPI DÌ PERCORRENZA: 2:30 circa.

DIFFICOLTA’: (T fino a Terz’Alpe, dal rifugio in avanti il percorso è da considerarsi E).

DISLIVELLO: circa 850 mt.

CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°91- 105.

PUNTI D’APPOGGIO: locali a Canzo, Albergo Ristorante La Sorgente in località Gajum, e Rifugio Terz’Alpe.

COME ARRIVARE: da Como seguendo le indicazioni per Lecco Bergamo, poi, svoltare a sinistra per Tavernerio, dopo Albavilla seguire per Asso o Canzo.

SEGNALETICA: Cartelli informativi e bandierine bianco rosse.

DOVE ALLOGGIARE: Albergo ristorante La Sorgente, tel: 031/681119.

venerdì 10 settembre 2021

Da Guardabosone all'Oratorio di San Bernardo.

 Da Guardabosone all’Oratorio di San Bernardo.

Da Guardabosone 479 mt, sì percorre l’ampia sterrata del sentiero n°724 fino alla località Alpe Maddalene 913mt. Dall’alpe, sì prosegue su sentiero, seguendo il segnavie n°725, che raggiunge l’oratorio di San Bernardo 1124 mt.


NOTA

Tutto il comprensorio che riguarda la Val Sesia, dalle basse colline moreniche, fino ai piedi delle grandi vette del Monte Rosa, è seminato di minuscoli borghi e di tantissime chiesette, oratori o semplici cappelle, che sì possono incontrare in luoghi isolati, spesso raggiungibili solo a piedi, come a testimoniare un mondo lontano fatto di credenze popolari, visioni mistiche e l’attaccamento a una religione che sì fonde con le tradizioni popolari di chi abita da secoli queste montagne. L’itinerario qui proposto, porta alla scoperta di un minuscolo frammento di questa tradizione, immergendosi in un mondo che ha radici lontane.

Sì parte da Guardabosone, paese di origine medievale, oggi museo all’aperto, grazie ad un percorso che porta alla scoperta dei suoi vicoli e delle sue case storiche.

Sì percorre il segnavie n°724, che segue una facile sterrata, sfiorando le periferie di Postua 459 mt, piccolo borgo incastrato nella valle del Torrente Strona, che risale all’anno 1400. Giunti al bivio, sì trova la cappella di San Rocco576 mt, con a fianco la campana che possono suonare tutti i frequentatori che seguono queste vie della memoria.

Più avanti, sempre seguendo la sterrata, con una piccola deviazione, si arriva alla Madonna di Loreto 683 mt, realizzata nel XVII secolo, chiesa isolata dalla struttura particolare, qui sì apre una piacevole balconata sulle colline vulcaniche, facilmente riconoscibile Cima La Guardia 785 mt.




L’Alpe Maddalene, è costituita da un grande casolare, da qui sì apre una spettacolare balconata sulla Valle Strona.

L’oratorio di San Bernardo, è adagiato lungo la dorsale che porta al Monte Tovo 1386 mt, realizzato nel 1473, offre un piacevole luogo di sosta, e una bella vista sul Monte Barone 2044 mt, primo duemila che si affaccia sulla Val Sesia, una montagna ricca di storia, con i suoi pendii aspri e selvaggi, la sua particolare forma lo rende riconoscibile anche a distanza di decine di chilometri.






Tutti i requisiti, sono stati ampiamente elencati, non resta che andare a vedere di persona questo itinerario ricco di natura ma anche di storia e cultura.

 

CURIOSITA’

Guardabosone è stato dichiarato: paese- museo vivo.

 

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 3:00 circa.

DIFFICOLTA’: (T) fino all’Alpe Maddalene, (E) nel tratto che porta all’Oratorio, il percorso sì sviluppa su sentiero poco frequentato e in alcuni tratti si riduce a una semplice traccia.

PUNTI D’APPOGGIO: locali a Guardabosone, anche il porticato della Madonna del Loreto, può fornire una protezione in caso di cattivo meteo.

DISLIVELLO: circa 650 mt.

COME ARRIVARE: A26 con uscita Romagnano Sesia, Ghemme, sì prosegue in direzione di Alagna, fino al ponte sul Torrente Sessera, qui sì svolta a sinistra e si segue la provinciale fino al bivio che sale a Guardabosone.

CARTOGRAFIA O GUIDE: Carta Kompass N°97.

SEGNALETICA: qualche cartello informativo e bandierine bianco rosso.

DOVE ALLOGGIARE: B&B La Locanda di Campagna, tel: 015/0998211 oppure 3338191571, indirizzo mail: Locandamercanti@gmail.com.                                                                           
 

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