domenica 15 gennaio 2017

Da Castellanza all'Agriturismo Le Balzarine.



Da Castellanza 217 mt, sì percorre la pista ciclopedonale che attraversa la Valle Olona, arrivando alle periferie di Olgiate Olona 235 mt, qui, sì può andare a visitare il sito del disastro aereo del giugno 1959, e più avanti, la piazzola esterna dove sorge la Chiesa di Sant'Antonio Abate a Moncucco. Dalla chiesa, sì percorre un tratto su sentiero, che poi riporta sulla pista ciclopedonale, quindi una volta che sì è ritornati in valle, sì prosegue raggiungendo Solbiate Olona 247 mt, che sì può andare a visitare effettuando una breve deviazione.
Ritornati nuovamente sulla pista ciclopedonale, sì riprende il cammino per Fagnano Olona 265 mt. Dopo aver passato il Centro Parco Calipolis, sì continua a camminare nella valle, fino a quando non s'incontreranno i capannoni della ditta Tronconi; qui, seguendo un nsentiero non segnalato, dopo aver affrontato una piacevole salita, mantenendo sempre la destra, si raggiunge la località Le Balzarine 249 mt.












NOTA
Tra le tante mete che ho proposto all’interno del PLIS del Medio Olona, questo è indubbiamente uno dei più interessanti, sia dal punto di vista escursionistico, sia dal punto di vista ambientale. Sì parte da Castellanza, dove ha inizio la pista ciclopedonale che attraversa l’intera Valle Olona. L’itinerario sì sviluppa prevalentemente sulla pista ciclopedonale, nel comune di Olgiate Olona, poco sotto la strada asfaltata che porta a Marnate 227 mt, sì trova un monumento dedicato ad un disastro aereo, avvenuto il 26 giugno del 1959, dove persero la vita circa 70 persone. Un'altra deviazione, porta a visitare la Chiesa di Sant’Antonio Abate a Moncucco realizzata nel XVI secolo.










La piccola deviazione che sale a Solbiate Olona, paese che vanta antiche origini, consente di camminare lungo le vie del centro, di notevole interesse, la piazza dove sorge la Chiesa di San Rocco edificata nel 1400.
Entrando nel comune di Fagnano Olona, ci si trova nel punto più bello del parco, qui sì trova l’Approdo Calipolis, che rappresenta un centro parco con area attrezzata, dove si può effettuare una sosta e godere dell’ambiente che circonda l’area, qui infatti oltre al centro parco, poco prima è stata realizzata una zona umida di notevole intersse naturalistico, in quanto ospita numerose varietà di anfibi.








Dopo la pausa all’Approdo Calipolis, si prosegue per andare a vedere un’altra piacevole veduta, quella del Castello Visconteo di Fagnano, di origini medioevali, che con le sue due torri, domina la valle. Dopo essere risaliti in direzione della Cascina Gitti, inizia a mio parere, la parte più bella dell’intero percorso. Poco prima di arrivare alla località Balzarine, ampi prati precedono il piccolo borgo.










Alla località le Balzarine, si trova un grazioso agriturismo, che prende il nome dalla località; in questo locale, oltre a gustare l’ottima cucina, si possono eseguire una serie d'attività, come ad esempio l’equitazione, che in un luogo così bello, può essere molto piacevole. Dai verdi prati, si può ammirare uno dei pochi panorami dell’intero itinerario, che spazia verso il Massiccio del Campo dei Fiori di Varese 1227 mt.

CURIOSITA’
Per chi ama il paranormale e le storie su fantasmi e spiriti vari, pare che il Castello Visconteo di Fagnano Olona, abbia al suo interno, numerose presenze, al punto che sono stati convocati alcuni esperti per indagare sull’argomento.

TEMPI DI PERCORRENZA: 2:30 circa.
DIFFICOLTA’: (T/E) per i brevi tratti su sentiero.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Olgiate Olona, Solbiate Olona, area attrezzata in località Calipolis, Agriturismo in località Balzarine e B&B Il Casolare del Medio Olona.
COME ARRIVARE: da Milano o da Varese, con autostrada A8 con uscita Busto Arsizio, si prosegue per SS N°33 fino a Castellanza, per poi svoltare in Via Isonzo.
CARTOGRAFIA O GUIDE: ciclocampestri del Seprio 1:25000 INGENIA.
SEGNALETICA: cartelli informativi lungo la pista ciclopedonale, mentre per la salita alla località Balzarine, il sentiero è privo di segnaletica fino a Cascina Gitti.
DOVE ALLOGGIARE: Agriturismo Le Balzarine, con possibilità di pernottamento, tel: 0331/617283, B&B Il Casolare del Medio Olona, tel: 3384297496.

domenica 8 gennaio 2017

Da Robecco sul Naviglio a Cascina Forestina.



Da Robecco sul Naviglio 129 mt, si percorre il Naviglio Grande fino alla chiusa del Canale Scolmatore. Subito dopo sì trova un antico mulino, qui sì svolta a sinistra camminando lungo una strada asfaltata che porta nelle periferie d’Albairate 123 mt. Terminata la Via dei Mulini, raggiunto lo stop, sì svolta a sinistra percorrendo un breve tratto della strada provinciale che riporta a Cassinetta di Lugagnano 125 mt, raggiungendo nuovamente il Canale Scolmatore; ora svoltando a destra, si percorre la strada sterrata che costeggia il canale, con una breve deviazione, si può far visita alla Cascina Riazzolo 123 mt, mentre, proseguendo lungo la sterrata, si arriva al Bosco del Riazzolo. A circa mille metri dalla SP n°227d, sì svolta a destra camminando lungo una stradina che porta alla Cascina Forestina 122 mt.
 








NOTA
Interessante camminata invernale che va alla scoperta del Canale Scolmatore e delle cascine che sorgono vicino le sue sponde. Sì parte dal Cimitero di Robecco sul Naviglio, dove vi sì trova un ampio parcheggio. Robecco, ha avuto il suo sviluppo nel XII secolo, quando si diede inizio alla realizzazione, del Naviglio Grande. Dirigendosi verso il centro, sì può apprezzare il classico paese di pianura, con case rustiche e antiche ville come Villa Gaia XIV secolo, che sì affaccia sulle rive del Naviglio Grande; di notevole interesse, vi è anche Palazzo Archinto, realizzato tra il XVII ed il XVIII secolo.
 









Giunti sul naviglio, lo sì percorre in direzione d’Abbiategrasso, passando il grazioso borgo di Cassinetta di Lugagnano, per la quale consiglio una breve visita. Anch’esso, risale ad epoche medioevali, il suo monumento più importante è rappresentato dal Palazzo Visconti, che ha origini, risalenti al secolo 1300.
 
Proseguendo sempre verso Abbiategrasso, si arriva alle chiuse del Canale scolmatore, poco dopo, si trova Cascina dei Mulini, costruita nel XVIII secolo, dove sì può ancora ammirare la grande macchina che ruotava con la forza dell’acqua.
Il Canale Scolmatore, a differenza del naviglio, scorre all’interno di un grande fossato, le sponde, come le due piste che lo costeggiano a destra e a sinistra, sono quasi sempre circondate da bosco, così a differenza del naviglio, sono pochi i punti panoramici, che danno sulla campagna e sui maestosi panorami che spaziano verso le Alpi e verso l’Appennino. Di grande interesse, vi è la Cascina Riazzolo; piccolo borgo davvero molto bello, dove oltre alle case, vi sì trova una piccola chiesa edificata nel 1700, All’interno della struttura vi sì trova anche un agriturismo e un ristorante, che offrono un valido punto d’appoggio per chi decidesse di percorrere questo itinerario e avesse voglia di assaporare i piatti di queste zone.

Proseguendo lungo il Canale Scolmatore, sì entra nel Bosco di Riazzolo, area protetta, dove nidificano vari uccelli. La cascina Forestina, meta di questo interessante percorso, come la Cascina Riazzolo, offre un bellissimo agriturismo, dove si può anche soggiornare; l’area è molto ampia, ottima per i bambini e ottimo punto d’appoggio per escursionisti e appassionati di bike, oltre a semplici turisti. 

CURIOSITA’
Presso la cascina Forestina, sì può ammirare l’allevamento di Pollo Milanino, bellissima razza locale recuperata grazie anche alle politiche di quest’agriturismo, che ha riscoperto questa varietà di pollo, come ha fatto anche con l’allevamento di Bovino Varzese.

TEMPI DI PERCORRENZA: 2:00/2:30 circa.
DIFFICOLTA’: (T).
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Robecco sul Naviglio, e a Cassinetta di Lugagnano, Agriturismo Aia solo per pernottamento, locali ad Albairate, Agriturismo e ristoro in località Cascina Riazzolo e Cascina Forestina.
COME ARRIVARE: in auto da Magenta o da Abbiategrasso con SP n°526.
CARTOGRAFIA E GUIDE: Parco Agricolo Sud Milano 1:50000 redatta da TCI.
SEGNALETICA: a parte qualche segnale del sentiero E1 lungo il Naviglio Grande, per il resto, non vi è alcun tipo di segnaletica, quindi prestare molta attenzione alle indicazioni qui riportate.
DOVE ALLOGGIARE: Agriturismo Aia tel: 02/94249090, Agriturismo Cascina Forestina tel: 02/90389263.

domenica 1 gennaio 2017

Da Pavia a Cascina Valbona.



Da Pavia 77 mt, si raggiunge la località Borgo Ticino, da qui si percorrono gli itinerari ciclopedonali P5- P6 che seguono il Fiume Ticino fino al Lido di Travacò Siccomario, quindi dopo aver passato la Cascina Orologio e il Santuario del Novello, sì raggiunge la località Cascina Valbona 60 mt circa.






 
NOTA
Piacevole percorso d’inizio anno, attraverso lunghe strade sterrate che nel tratto iniziale costeggia il Fiume Ticino, per poi abbandonarsi alla darsena da dove si riesce a scorgere il grande Fiume Po.
L’itinerario parte dal Borgo Ticino, piacevole quartiere che si trova, subito dopo aver attraversato il Ponte Coperto che passa sopra il Fiume Ticino. Il borgo è molto interessante dal punto di vista paesaggistico, il continuo susseguirsi di rustici che sì affacciano poco sopra il Ticino, rende questo luogo davvero magico; un pò meno magico, è vedere le targhette delle grandi piene del fiume, guardarlo scorrere in basso, e pensare che è riuscito a salire di almeno 15/20 mt, lascia perplessi, eppure la forza di questo fiume, ha messo a dura prova, gli abitanti di Borgo Ticino e di Pavia. Il percorso prosegue nelle campagne del pavese; qui domina l’assoluto silenzio, l’inverno rigido con la sua fitta nebbia, crea paesaggi surreali quasi inquietanti, mentre immensi campi coltivati rendono impossibile capire l’orizzonte, solo qualche casolare, interrompe la monotonia di questo viaggio nel grigio della pianura.
Il lido, è un luogo piacevole da incontrare, dopo tanto nulla, ecco apparire le piante e di nuovo il fiume che scorre lento verso il Po, qui vi sì può trovare un piacevole luogo di sosta, dove contemplare le calme acque agitate dai tanti cormorani che abitano questo lungo fiume.
La Cascina Orologio, con il suo piccolo borgo, interrompe la monotonia precedente, anche se, senza rendersene conto, il Fiume Ticino, diventa solo un ricordo, man mano che si procede lungo la darsena, guardando verso sud, sì guarda un fiume che scorre in senso contrario a quello precedente, è il Po’, che con la sua quiete, va a sposarsi con il Ticino, unione che renderà il nostro re ancora più potente.
Il Santuario del Novello, è un piccolo gioiello che rompe il grigio della nebbia, eretto per difendere le campagne dalla piena del grande fiume, anche se pallido, il sole di gennaio, fa breccia nella fitta nebbia, regalando quasi un’ora di cielo azzurro, illuminando l’ambiente circostante che si tinge dei colori più vivaci. 
 






Cascina Valbona è la meta di quest’itinerario, qui vi si trova un piccolo borgo e un agriturismo in grado di ospitare turisti, escursionisti o semplicemente chi ha voglia di assaporare i piatti di queste terre, avvolte nel grigio della nebbia padana. 
CURIOSITA’
Al contrario di quello che si è potuto pensare, il Ponte Coperto di Pavia, è stato costruito tra il 1949 e il 1951. Esisteva un ponte più antico che risaliva almeno allo XIV secolo, fu danneggiato durante la seconda guerra mondiale, e in seguito abbattuto.
TEMPI DI PERCORRENZA: 2:00 circa.
DIFFICOLTA’: (T).
PUNTI D’APPOGGIO: varie locande a Borgo Ticino, e alla Cascina Orologio, oltre all’Agriturismo Valbona nell’omonima località.
DISLIVELLO: Quasi irrilevante, solo poche salite per raggiungere le darsene.
COME ARRIVARE: in treno con le linee ferroviarie provenienti da: Milano, Genova, Mortara e Piacenza. In auto, da Genova o da Milano percorrendo la A6 fino all’uscita di Bereguardo, poi indicazioni fino a Pavia e Borgo Ticino.
CARTOGRAFIA O GUIDE: Carta dei Percorsi ciclopedonali del Parco del Ticino.
SEGNALETICA: pannelli informativi lungo il percorso.
DOVE ALLOGGIARE: Cascina Valbona con possibilità di pernottamento, tel: 0382/482079, oppure: 345/8450742.

domenica 4 dicembre 2016

Traversata dei due laghi. Tappa N°2




Da Colazza 542 mt, sì percorre Via Risorgimento e Via Don Giulio Gemelli, appena superata la trattoria Il Tirabuscion, si scende lungo una stradina pedonale che immette in Via per Invorio. Trovati i cartelli con i nomi dei comuni, sì svolta alla prima strada a sinistra, iniziando a scendere velocemente, arrivando alla località Fortezza.
Si prosegue in discesa, fino ad arrivare a Ghevio 305 mt. Ora, anche se vi possono essere delle alternative migliori, considerata la lunghezza della traversata totale da Orta, la soluzione che propongo qui, è indubbiamente la più pratica.
Da Ghevio, si prosegue seguendo la strada provinciale che sale a Montrigiasco 424 mt, prestando molta attenzione alle auto. Da Montrigiasco, si percorre il sentiero A3, che scende alla chiesa di Sant’Eufemia. Da Sant’Eufemia, si segue la strada asfaltata a sinistra, appena passata la SP159, si percorre il segnavie A1, però, da qui in avanti la segnaletica risulta decisamente insufficiente, quindi prestare molta attenzione alle indicazioni qui riportate. Superato il tratto sterrato, si arriva in prossimità di alcune abitazioni, da li, si percorre un tratto di strada asfaltata, voltando a sinistra per una strada sterrata che passa alcune villette. Finita la strada, sì svolta a sinistra camminando su una strada asfaltata che porta ai Laghi di San Carlo, in questo tratto s’incontrano alcune indicazioni. Raggiunta una sbarra, si percorre la sterrata sulla destra, e si segue oltrepassando l’agriturismo Casalmarzio, quindi proseguendo lungo la sterrata si finisce sulla strada che porta a San Carlone, svoltando a destra, si scende lungo la via, evitando il tornante attraverso un ripido sentiero, quindi ripresa la strada si arriva nelle periferie d’Arona ed in breve, nella piazza principale che da, sul Lago Maggiore.
NOTA
LA seconda tappa della traversata, pur avendo notevoli scorci panoramici e attraversando piacevoli borghi, rispetto alla prima parte, si sviluppa prevalentemente su strade asfaltate. Il paese di Colazza ha già un piacevole borgo antico; le due chiese principali sono: Chiesa Parrocchiale dell’Immacolata del XVII secolo e la Chiesa di San Bernardo del XIII secolo. Un altro borgo che consiglio di visitare è la località Fortezza, con la Chiesa dedicata a Maria Assunta, con il suo campanile romanico del XI secolo, oltre al piccolo centro storico di Ghevio.
La salita a Montrigiasco è pericolosa per via delle auto, però è preferibile ad altre soluzioni che potrebbero allungare l’itinerario di almeno 30 minuti. Montrigiasco è un borgo anch’esso molto bello, che s’incastra perfettamente nella quiete di queste colline, ricoperte da fitti boschi di castagno e pino silvestre. Molto suggestiva è la località Incocco, come lo è anche la piccola chiesa di Sant’Eufemia.
L’ultimo tratto del percorso si sviluppa tra campi e boschi, per poi abbandonarsi definitivamente alla discesa su strada asfaltata che porta nel centro d’Arona, bellissimo borgo, che merita una visita, nonostante la stanchezza, Borgo che risale almeno a prima dell’anno mille, ma che può vantare notevoli ritrovamenti dell’età del bronzo, nelle colline di Mercurago.
CURIOSITA’
A Montrigiasco ogni anno, si commemora un eccidio avvenuto il 16 marzo del 1945.
TEMPI DI PERCORRENZA: 3: 15 circa.
DIFFICOLTA’: (T)
DISLIVELLO: poco più di 100 in salita, ma oltre 600 in discesa.
SEGNALETICA: pannelli informativi e bandierine bianco rosso. Prestare in ogni caso attenzione alla segnaletica, scarsa o mancante nell’ultimo tratto.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°97/90 1:50000. Tra il Lago maggiore e il Lago d’Orta editrice Legenda r.s.l. 1:35000.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a: Colazza, Ghevio, Montrigiasco, B&B in località Incocco, agriturismo Il Molino del Sabbione in località Sant’Eufemia e Agriturismo Casalmarzio in località Cicognone di sotto, e altri locali nell’ultimo tratto che scende ad Arona dove si possono trovare molti Hotel e ristoranti.
DOVE ALLOGGIARE: B&B Cascina Incocco, tel: 0322/230023, oltre a numerose strutture ricettive ad Arona.
COME ARRIVARE: in auto da Arona con SP N°142 fino ad Oleggio Castello, poi SP N°33 fino ad Invorio, quindi indicazioni per Invorio Superiore e Colazza.

domenica 27 novembre 2016

TRAVERSATA DEI DUE LAGHI. Tappa N°1



Da Orta San Giulio 294 mt, sì percorre il sentiero che costeggia il lago fino a raggiungere la strada asfaltata che porta alla SS N°229. Dopo aver attraversato la rotonda, si prosegue lungo la strada che porta ai paesi d’Armeno, Miasino e Ameno, per poi svoltare a sinistra per Via San Giovanni Bosco seguendo il segnavie che porta alla stazione d’Orta. Ora seguendo le indicazioni, si raggiungono i paesi di Miasino 479 mt e Ameno 517 mt. Si prosegue seguendo una sterrata che scende nella bella valle del Torrente Agogna, quindi dopo aver attraversato la valle e raggiunto l’altra strada che scende da Ameno, si comincia a guadagnare quota attraversando una serie di frazioni per poi proseguire fino alla Cappella del Vago 690 mt, massima elevazione del percorso, quindi in discesa seguendo i cartelli informativi, sì raggiunge il paese di Colazza 542 mt, dove termina la prima parte di quest’itinerario.
NOTA
Prima parte di un bellissimo itinerario che attraversa antichi borghi, con spettacolari panorami sul Lago d’Orta e sul Lago Maggiore situati ai piedi e nel cuore del gruppo montuoso del Mottarone nella sua fascia meridionale. Inizia tutto dal borgo d’Orta, incantevole paese che si affaccia sulle rive del Lago d’Orta, una volta circondato da mura che furono distrutte nel 1311, dalla quale si possono ammirare panorami sulle montagne dell’Ossola come il Monte Massone 2161 mt. Molto emozionante è la vista sull’Isola di San Giulio, piccolo gioiello che sorge al centro del lago.
Un altro borgo da visitare è Miasino, già conosciuto nel medioevo, quando faceva parte del feudo della Riviera di San Giulio, con i suoi stretti vicoli che si snodano sui colli che sovrastano il lago. Dopo Miasino, tocca ad Ameno, altro incantevole borgo, pare che alcune ricerche archeologiche, hanno portato alla luce resti risalenti all’età del ferro e del bronzo, fino all’Impero Romano. Ameno segna però un confine, perché da adesso in poi, l’itinerario inizia ad entrare nel mondo montuoso del Mottarone, la bella valle del Torrente Agogna, apre un’ottima panoramica sulla vetta del Mottarone 1491 mt da una parte, e sul Massiccio del Monte Rosa 4633 mt dall’altra.
Il continuo passaggio attraverso le piccole frazioni che s’incontrano da lì in avanti, regalano quell’atmosfera di rustico e d’altri tempi, che di solito catturano l’attenzione di un attento escursionista o del semplice turista che vuole gustare la quiete dei borghi e il silenzio dei boschi, oltre a regalare spettacolari panorami sul Monte Rosa.
La cappella del Vago, è la massima elevazione del percorso, qui, vi sì trova una piccola cappella e un’area attrezzata che garantisce un buon punto di sosta. Un ultimo cenno lo dedichiamo a Colazza, che ha visto la sua nascita in epoca romana, oltre ad aver vissuto in pieno i Visconti e i Borromeo da questo grazioso borgo, sì ha una splendida panoramica sul lago Maggiore, sulla Rocca d’Angera e sulle colline moreniche che sorgono dietro Sesto Calende 198 mt.
CURIOSITA’
Durante la seconda guerra mondiale, anche Colazza, come tanti altri paesi, fu al centro d’importanti vicende partigiane.
TEMPI DI PERCORRENZA: 3:45 circa.
DIFFICOLTA’: (T/E) per tratti su sentiero ripido e per la lunghezza del percorso.
DISLIVELLO: 500 mt circa.
SEGNALETICA: pannelli informativi e bandierine bianco rosso. Prestare in ogni caso attenzione alla segnaletica.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°97/90 1:50000. Tra il Lago maggiore e il Lago d’Orta editrice Legenda r.s.l. 1:35000.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a: Orta, Miasino, Ameno e Colazza.
DOVE ALLOGGIARE: B&B Casa del Sole tel: 347/5585486
COME ARRIVARE: in auto da Novara o da Omegna, con SS N°229, in treno lungo la linea Novara-Domodossola.

domenica 29 maggio 2016

Salita alla Grigna Meridionale.



Dai Piani Resinelli 1270 mt circa, si segue la strada asfaltata che diverrà in seguito sterrata, che conduce al Rifugio Carlo Porta 1426 mt. Ora in decisa salita, sì affronta il ripido sentiero che sale alla vetta della Grigna Meridionale 2184 mt, detta anche Grignetta.
NOTA
Per chi ama i paesaggi dolomitici, ma non ha la possibilità di trascorrere un periodo di vacanza in Trentino, le montagne che si ergono a nord di Lecco, offrono la possibilità di rimediare a tale mancanza. La Grigna Meridionale è una di quelle cime a portata di mano. Una di quelle salite, che si possono tranquillamente fare in una mattinata. I Piani dei resinelli dove si lascia l’auto, hanno anche loro un breve cenno di storia, in sostanza nei primi decenni del 1900, i Piani dei Resinelli prendono il loro nome attuale, da una famiglia altolocata, divenendo di seguito una rinomata località di villeggiatura. Si sale con una comoda strada asfaltata che poi diventerà sterrata al Rifugio Carlo Porta. Locale storico, proprietà del CAI di Milano, inaugurato nel 1911 e dedicato al celebre poeta milanese, il rifugio offre un piacevole servizio di ristorazione e di pernottamento, strategico per chi vuole arrampicare di mattino trovandosi comodamente dal giorno precedente.
La salita alla cima della Grignetta, si sviluppa lungo un faticoso sentiero, che sale ripido fino in vetta, con vari passaggi su roccia in parte attrezzati, soprattutto nel tratto finale, dove raccomando la dovuta attenzione. Anche se escursionisticamente parlando, la cima è quasi alla portata di tutti, il percorso è reso molto insidioso dai tanti ciottoli che rendono instabile l’andatura, soprattutto in discesa. Onestamente la sconsiglio a chi ha problemi di menisco. I passaggi su roccia richiedono fondamentalmente: assenza di vertigini e la massima concentrazione; una semplice distrazione, può costare davvero cara.
La vetta è senza dubbio, uno dei panorami più belli della provincia e perché no, anche della regione. 360° di panorama che vanno dall’Appennino a buona parte dell’arco alpino, anche se i panorami più belli si godono nelle immediate vicinanze, racchiusi in quel mondo dolomitico che la Grigna sa offrire. Alte pareti di grigia roccia, circondano la parte finale del sentiero, spesso, si possono ammirare i bravi arrampicatori che si cimentano nella verticalità di queste pareti rocciose. Tra le cime che segnalo, metto subito in evidenza il Grignone o Grigna Settentrionale 2409 mt, che si eleva poco a nord, mentre per il resto segnalo i massicci montuosi del Monte Due Mani 1656 mt e del Resegone di Lecco 1875 mt, il tutto colorato dal blu del ramo di Lecco del Lago di Como.
Nelle vicinanze, si trova il Bivacco Ferrario, piccolo con la sua forma che definisco spaziale, infatti, sembra una capsula che arriva dallo spazio e che è atterrata in cima alla Grignetta. L’interno è molto povero, del resto il suo utilizzo è limitato ai soli casi d’emergenza, quando il tempo volge al brutto o in caso di reale necessità.

CURIOSITA’

TEMPI DI PERCORRENZA: 2:00 circa.
DIFFICOLTA’: (E/EE) per sentiero ripido e passaggi su roccia in parte attrezzati.
PUNTI D’APPOGGIO: locali ai Piani Resinelli, Rifugio Carlo Porta e Bivacco Ferrario posto in cima alla Grignetta, utilizzabile solo in caso d’emergenza.
COME ARRIVARE: da Lecco seguendo le indicazioni per la Valsassina, fino a Ballabio 720 mt, quindi seguire le indicazioni per Piani dei resinelli.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carte Kompass N°105/91.
SEGNALETICA: cartelli informativi.
DOVE ALLOGGIARE: Rifugio Carlo Porta tel: 0341/590105

martedì 24 maggio 2016

Da Cornalba al Monte Alben.



Da Cornalba 893 mt si percorre il segnavie N°503 seguendo una strada sterrata fino a trovare una cappella votiva. Svoltando a sinistra lungo il sentiero panoramico, si sale notevolmente, aggirando la Corna Pradella 1342 mt, quindi entrando in un vallone, s’incrocia il sentiero N°502 che arriva da Serina 720 mt, ora seguendo quest’ultimo, si sale a Passo la Forca 1848 mt, quindi voltando a destra si segue l’impegnativa cresta che porta alla vetta del Monte Alben 2019 mt.
NOTA
Il gruppo montuoso che comprende la cima del Monte Alben, è un piccolo mondo a se, separato dalla catena orobica dal Passo di Zambla 1270 mt. Io lo definisco un castello di roccia, perchè visto dal basso, somiglia molto ad una fortezza medioevale, con robuste mura, torri merlate e gli edifici reali nella parte più impervia. Un anello di roccia calcarea, al cui interno vi ritrovano ambienti alpini di rara bellezza, un’immensa conca glaciale composta di verdi prati nella parte bassa e alte pareti rocciose nella parte alta.
S’inizia da Cornalba, piacevole borgo situato nella Val Serina, pare che le sue origini, risalgono al primo secolo avanti cristo, durante il dominio dei romani.
Il percorso si tuffa subito nel fitto bosco, che man mano che si sale, diverrà in prevalenza di faggio, un serpente di curve che sale fino a sbucare fuori in una conca dove si nota in lontananza un casolare. I verdi prati, fanno venir voglia di tuffarsi in questo verde mare, punteggiato di tanti fiori colorati. Proseguendo lungo il sentiero, sì arriva ad una chiesetta, dove si apre un bel panorama sulle Prealpi Bergamasche. Poco più avanti, si trova Casera Alta, qui un’ampia conca permette la visuale sulla cresta rocciosa che colma con la cima del Monte Alben. Una vasta prateria ricoperta d’erbe e fiori d’ogni varietà, un colore ed un profumo che riempie l’aria di buono. Continuando a salire si arriva a Passo la Forca, che separa Cima la Croce 1978 mt dal Monte Alben, qui sì ha il primo assaggio di panorama con una spettacolare vista su Cima del Fop 2322 mt.
Da Passo la Forca, inizia la più impegnativa salita che porta alla vetta del Monte Alben, il percorso si sviluppa lungo aspre pareti che si ergono sopra profondi valloni, pareti che spesso consentono il passaggio con veri e propri passaggi di breve arrampicata, che anche se facilmente superabili, richiedono in ogni caso e sempre la dovuta attenzione, un minimo errore potrebbe costare davvero caro….
Conquistata la cima, 360° di panorama aspettano l’intrepido escursionista, dall’Appennino alla Pianura Padana, dalla cima di Canto Alto 1146 mt alle cime alte e importanti delle Alpi Orobie, come Pizzo dei Tre Signori 2554 mt, Pizzo Arera 2512 mt e Pizzo della Presolana 2521 mt, in lontananza son ben visibili Monte Disgrazia 3678 mt e Pizzo Bernina 4050 mt. Queste sono solo una piccola parte di quello che si può vedere, perché nelle giornate terse, posso assicurare che il panorama è ancora più emozionante.

CURIOSITA
Il 25 novembre del 1944, il Capitano Aldo Resmini, compie un sanguinoso rastrellamento nel comune di Cornalba, dove persero la vita numerosi partigiani.

TEMPI DI PERCORRENZA: 3:30/4:00 circa.
DIFFICOLTA’: (E/EE) per sentieri ripidi, e per il traverso che porta in cima a Monte Alben, con vari passaggi su roccia.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Cornalba e piccolo baitino d’emergenza in prossimità di Passo la Forca.
DISLIVELLO: 1100 mt circa.
COME ARRIVARE: da Milano o da Brescia con autostrada A4 uscita Dalmine, quindi SS 470 della Valle Brembana, superato Zogno 334 mt, seguire indicazioni per Serina e Oltre il Colle 1030 mt, quindi svoltare a destra appena s’incontra il bivio per Cornalba.
CARTOGRAFIA O GUIDE: Carta Kompass N°104.
SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine rosso bianco.
DOVE ALLOGGIARE:

giovedì 19 maggio 2016

Da Ponte di Piero al Monte Tamaro.



Da Ponte di Piero 549 mt, si percorrono una serie di segnavie che passando per Monteviasco 924 mt, Alpe Corte 1345 mt, Capanna Merigetto 1500 mt, Bassa di Montoia 1791 mt, conducono alla vetta del Monte Tamaro 1961 mt.
NOTA
Monte Tamaro, è la cima più alta della Valle Veddasca, valle che dal Passo di Reggia 1388 mt, scende fino a Maccagno 218 mt, attraversata dal Torrente Giona che si tuffa nelle acque del Lago maggiore.
Il percorso inizia dal grande piazzale della funivia che porta a Monteviasco, unico paese in provincia di Varese che si può raggiungere esclusivamente a piedi o in funivia.
La salita mette subito a dura prova il fiato di chi decide di salire a Monteviasco a piedi, infatti, una lunga mulattiera con oltre mille gradini, che sale decisa fino al paese. Monteviasco, è un vero e proprio tuffo nel passato, senza esagerare, è il paese più bello della provincia, quasi non ci si crede che possa esistere un luogo senza auto, dove i pochi abitanti residenti tutto l’anno, devono fare i conti con l’aspro ambiente che li circonda.
Proseguendo lungo il sentiero, si giunge all’Alpe Corte, piccolo gruppo di baite poste sul fianco poco sotto il costone che porta al Monte Pola 1741 mt, qui si apre una bella balconata sul Lago Maggiore, con vista su Verbania e sul Mottarone 1491 mt, oltre che ad una bella veduta sulla cresta che comprende due cime come il Poncione di Breno 1654 mt, e il Monte Lema 1620 mt.
Salendo ancora, s’incontra la Capanna Merigetto, piacevole rifugio di legno, proprietà del CAI di Germignaga. Il rifugio è del tipo autogestito, per entrare bisogna ritirare le chiavi, in ogni caso spesso si trova aperta di domenica. La capanna non ha un buon panorama, essendo incastrata dentro un morbido vallone, comunque basta fare poche decine di metri, per ammirare un ottimo panorama.
Monte Pola, è una minuscola cima che precede, l’enorme mole del Monte Gradiccioli 1935 mt, seconda cima dopo il Monte Tamaro, ma a mio parere più bella come forma, essendo una montagna che riempie il panorama, una di quelle vette che, quando le vedi, puoi solo dire: Caspita!
Girando dietro il Monte Gradiccioli, si attraversa una bella conca glaciale, dove la neve dell’inverno rimane fino a tarda primavera, qui si assapora il bel paesaggio alpino che queste Alpi Prealpi offrono agli escursionisti. Dopo tanto cammino, ecco l’ultima intensa salita che porta alla cima del Monte Tamaro. Fatica tutta ricompensata da 360°di panorama eccezionale (per essere modesti), una visuale che nelle giornate limpide lascia senza parole, qualcosa che merita di essere vissuto il più a lungo possibile. Ampia visuale sulla parte iniziale del Lago Maggiore, su Locarno 197 mt e su la Valle Maggia, dove svettano cime come Pizzo di Vogorno 2442 mt e Pizzo Cramalina 2322 mt; ampia vista verso Giubiasco 254 mt e Bellinzona 227 mt, ben visibile la Val Morobbia e la cima del Pizzo Camoghè (o Punta Camoscio) 2228 mt. La vista sulle Alpi è quasi completa, per citarne qualcuna, posso assicurare che la vista su Alpi Graie, Bernesi e Retiche è assicurata, molto bella la veduta sulle Prealpi, dal varesotto alla bassa bergamasca, con vista sicura su Alpi Orobie con l’inconfondibile piramide del Monte Legnone 2609 mt, sul gruppo delle Grigne e sul Resegone di Lecco 1875 mt. Monte Tamaro è sicuramente una delle cime più conosciute del Sottoceneri, frequentata moltissimo da escursionisti di buon livello a semplici camminatori che affrontano la classica traversata Lema Tamaro o viceversa, il tutto immerso nel più bel paesaggio prealpino che si eleva tra Italia e Svizzera.

CURIOSITA’
A Monteviasco, si trova il Santuario Madonna della Serta, dove pare, vi sono state numerose guarigioni attribuite alla beata vergine.

TEMPI DI PERCORRENZA: 3: 30/4:00 circa.
DIFFICOLTA’: (E) per i ripidi sentieri e per il forte dislivello.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Monteviasco, Capanna Merigetto quando aperta, oppure Bivacco sempre aperto in località Passo Agario 1554 mt, raggiungibile con una breve deviazione dalla capanna Merigetto, oppure scendendo dal Monte Pola.
COME ARRIVARE: da Luino, seguire le indicazioni per Curiglia e Funivia per Monteviasco.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°90 e Via Verde Varesina redatta da De Agostani.
SEGNALETICA: Cartelli informativi più bandierine bianco rosso; segnaletica quasi simile, sia in Italia sia in Svizzera.
DOVE ALLOGGIARE: a Monteviasco, presso l’Ostello situato nell’edificio parrocchiale, tel: 333/2199768

lunedì 9 maggio 2016

Salita al Rifugio Pian Vadà e al Monte Vadà.



Dalla località Colle 1238 mt, si percorre la lunga strada militare che porta al Rifugio Pian Vadà 1711 mt, quindi proseguendo in direzione del Monte Zeda 2156 mt, raggiunta la cresta, sì svolta a destra per salire rapidamente i 1836 mt del Monte Vadà.
NOTA
Il Monte Vadà, è composto principalmente da due cime, una di 1814 mt e una di 1836 mt, essendo la più alta, ho preferito salire la cima principale.
Dalla località Colle, parte una lunga strada militare che aggira le cime del Monte Spalavera 1534 mt e Monte Bavarione 1505 mt, la strada appartiene alla famosa Linea Cadorna, imponente opera di difesa, ideata dal Generale Luigi Cadorna e costruita all’inizio del 1900. Lungo la salita, sì possono incontrare i ruderi delle case che sarebbero serviti come rifugio ai militari in caso di conflitto bellico, inoltre, sparse qua e la, perché bisogna un pò andarle a cercare, si possono trovare vari resti di trincee.
La strada militare, sale fino ai piedi del Monte Zeda e probabilmente si spinge fin quasi il Pizzo Marona 2051 mt. Volendo accorciare il percorso, dal Passo Folungo 1369 mt, si lascia la strada militare per seguire il segnavie che sale deciso evitando alcuni tornanti della strada militare, il percorso è in ogni modo più impegnativo, salendo per un ripido sentiero in parte attrezzato che porta all’ultimo tratto della strada militare che porta al Rifugio Pian Vadà.
Il rifugio non è accessibile; per poterne usufruire, bisogna chiedere all’ente di gestione le chiavi. A fianco, esiste un quasi bivacco d’emergenza, dico quasi, perché la struttura è molto ristretta, dotata solo di tre posti letto sprovvisti di coperte o altro, al suo interno non si trova nessun tipo d’arredo ed è sprovvisto di stufa, quindi in caso di necessità, il bivacco non offre nessun confort, potendo ospitare circa dieci persone che in parte rimarrà in piedi fino a che l’emergenza non cessi del tutto.
Il Monte Vadà, come già detto in precedenza, è composto di due cime dalla quale si può ammirare un panorama eccellente. Nelle vicinanze della vetta, si possono trovare alcune fortificazioni della Linea Cadorna, rappresentate da una linea di trincee ben conservata.
Pizzo Marona e Monte Zeda, sono le prime cime che si possono ammirare, il versante destro del Monte Zeda è composto di una bella conca glaciale dove la neve rimane fino a tarda primavera, regalando quella piacevole sensazione d’alta montagna che fa sempre piacere respirare; adagiato in un versante sicuro della conca, il Bivacco Alpe Fornà 1741 mt si mostra nella sua semplice quiete.
Poco distante, si può ammirare, l’intera mole del Monte Limidario 2187 mt, dove s’incastrano perfettamente le imponenti Rocce del Gridone con punte che superano i 2100 mt di quota. Guardando verso sud, si ammira la bella sagoma del Lago Maggiore, che dalla città di Verbania, scende verso la pianura, dove proseguirà come Fiume Ticino fino al Po. Nelle giornate terse, il panorama spazia fino all’Appennino e alle alpi Orobie e Retiche, io purtroppo non ho avuto la fortuna di un cielo limpido, ma posso assicurare che la vista lascia senza parole.

CURIOSITA
Il rifugio Pian Vadà, sorge sulle fondamenta di un precedente rifugio distrutto da un bombardamento nel 1944.
TEMPI DI PERCORRENZA: 2:30/3:00 circa.
DIFFICOLTA’: (T/EE) per il tratto da Passo Folungo al Rifugio Vadà. (E) per la salita al Monte Vadà.
PUNTI D’APPOGGIO: locale d’emergenza nelle vicinanze del rifugio Pian Vadà.
DISLIVELLO: 600 mt circa.
COME ARRIVARE: A26, uscita Verbania, quindi strada per Valle Intasca, Aurano e Pian Cavallo, poi si prosegue lungo la provinciale che va a Trarego fino alla località Colle dove si lascia l’auto.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°97/90.
SEGNALETICA: cartelli informativi, più bandierine rosso bianco.
DOVE ALLOGGIARE: Rifugio Pian Vadà. Locale autogestito dotato di sette posti letto, utilizzabile con ritiro chiavi, per informazioni, contattare l’ente parco, tel: 0324/87540 da lunedì a venerdì in orario d’ufficio.  

martedì 26 aprile 2016

Salita al Rifugio Monte Lema e al Poncione di Breno.



Da Curiglia 670 mt, si seguono le indicazioni per Alpone 1219 mt, Alpe Arasio 1409. Giunti ad una forcella, svoltando a destra si raggiunge in breve, il Rifugio Monte Lema 1550 mt.
Ritornati alla forcella, si prosegue sul sentiero di sinistra che sale decisa sulla cresta che poi conduce alla Cima del Poncione di Breno.
NOTA
Tra le tante valli che si trovano nella Provincia di Varese, la Valle Veddasca è quella che rappresenta al meglio la media montagna, in altre parole quei gruppi montuosi che riescono a superare i 1500 mt di quota. Anche se il varesotto può vantare tanti e interessanti itinerari escursionistici anche di buon livello, quelli che si spingono a quote più incisive, sono senza dubbio quelli della Valle Veddasca. L’itinerario che descrivo oggi è interessante sia dal punto di vista escursionistico, sia dal punto di vista panoramico, con vedute che guardano fino all’Appennino Ligure. Si parte da Curiglia, piccolo paese che si trova nel versante destro della Valle Veddasca. L’inizio è molto bello, attraverso la mulattiera che come un agile serpente attraversa le case in pietra, regala una sensazione d’altri tempi, del resto, tutto il contesto crea quella tipica atmosfera antica, che ogni escursionista cerca, quando viene a visitare questi luoghi ancora intatti.
La salita segue la mulattiera che sì collega alla strada asfaltata che porta a Sarona 934 mt, qui lungo la decisa salita, si attraversa un bellissimo bosco di castagno, con piante secolari di notevole bellezza. Sarona, è una borgata che si erge sopra l’abitato di Curiglia, ed è rappresentato da un discreto gruppo di baite in pietra, una più bella dell’altra, da qui s’inizia a godere della piacevole veduta del Monte Zeda 2156 mt, ancora ricoperto dalle nevi invernali, soprattutto nel suo versante più freddo. Se si vuole fare meno fatica, ma continuare comunque a salire in modo veloce, sì può proseguire lungo la strada asfaltata, che porta all’Alpone. Qui si trova un altro consistente gruppo di baite; in una di queste è stata adibita a Rifugio, con apertura stagionale.
Seguendo i segnavie, poco spostato dalle baite si trova il Santuario della Madonna della Guardia 1245 mt, da lì oltre che dall’Alpone, sì apre una splendida balconata sul Lago Maggiore e sulle cime che s’innalzano sopra le azzurre acque, montagne come il Mottarone 1491 mt, o come i Pizzoni di Laveno. Proseguendo verso il rifugio, si attraversa una fitta faggeta, che in estate impedisce quasi il passaggio dei raggi solari. Ecco la prima meta, il Rifugio Monte Lema. Qui arriva la funivia che dal paese elvetico di Miglieglia 706 mt sale fino al rifugio. Da qui si possono ammirare quasi tutte le cime del Varesotto, montagne come il Poncione di Ganna 992 mt o come il Monte Martica 1032 mt o come il Monte San Martino 1087 mt.
L’ultima fatica, è rappresentata dalla salita al Poncione di Breno, qui si ammira senza dubbio, il panorama più bello dell’intero percorso, ben 360° di visuale, con un susseguirsi di montagne che vanno dall’Appennino Ligure alle Alpi Graie, ben visibile la splendida piramide del Monviso 3841 mt. Monte Rosa e altri quattromila, svettano maestosi, mentre nelle vicinanze, non posso non elencare: Monte Limidario 2187 mt, Monte Covreto 1593 mt, Monte Gambarogno 1730 mt e le due cime regine di questa piacevole cresta, rappresentate dal Monte Gradiccioli 1935 mt e dal Monte Tamaro 1961 mt.
Guardando verso est, posso solo dire che la visuale va dal Resegone di Lecco 1875 mt, al Monte Legnone 2609 mt, oltre alla bella vista sulla cresta della Mesolcina e sulle Alpi Retiche, con vista sul Monte Disgrazia 3678 mt, ottima vista sul Lago di Lugano, che conclude, l’immensa visuale che si gode dal Poncione di Breno, una vetta che è impossibile non inserire nella propria collezione di escursionista.

CURIOSITA’

TEMPI DI PERCORRENZA: 3:00/3:30 circa.
DIFFICOLTA’: (E) per i tratti su sentiero e per il buon dislivello.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Curiglia, Rifugio Le Gemelle in località Alpone, Rifugio Monte Lema.
COME ARRIVARE: da Luino, seguire le indicazioni per Curiglia.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°90 e Via Verde Varesina redatta da De Agostani.
SEGNALETICA: Cartelli informativi più bandierine bianco rosso; segnaletica quasi simile, sia in Italia sia in Svizzera.
DOVE ALLOGGIARE: Rifugio Alpone di Curiglia, con apertura stagionale, tel: 0332/568424- 338/6389076. Rifugio Monte Lema nelle immediate vicinanze della stazione a monte della funivia che arriva da Miglieglia, tel: +41(0)919671353.

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