domenica 15 aprile 2018

Da Lierna all'Alpe di Lierna.



Da Lierna 207 mt, si percorre il segnavie N°71 fino all’Alpe di Lierna 1253 mt.







 
NOTA
La catena montuosa della Grigna, è una serie di montagne che parte subito dietro la città di Lecco 214 mt e termina a Bellano 230 mt.
Da Mandello del Lario 214 mt, ha inizio una cresta, composta da una serie di cime che sì affacciano sul ramo di Lecco del Lago di Como, spingendosi fino al comune di Varenna 220 mt.
L’itinerario che propongo, ha il suo inizio a Lierna, un piccolo borgo che sì affaccia sul lago, luogo abitato già dall’età del ferro.
Passato il centro, sì lascia l’auto nelle vicinanze del seminario, dove sì possono trovare una serie di parcheggi.
S’inizia a percorrere il sentiero n°71, passando il minuscolo borgo di Genico, camminando attraverso stretti vicoli che si girano come serpenti intorno alle case rustiche che compongono l’abitato. Poco prima di entrare nel borgo, consiglio di ammirare una bella balconata, con vista su Bellagio 229 mt.
Dopo essere passati sotto la superstrada, inizia la vera salita, con numerosi tornanti che affrontano il fitto bosco. Poche decine di minuti, bastano per tuffarsi nel mondo dolomitico di queste splendide montagne, sensazione che aumenta nel momento in cui si entra in una stretta valle circondata da ripide rocce. Ancora una salita, e sì raggiunge la Croce di Brentalone 654 mt. Qui, sì apre la prima bella balconata del percorso, con una spettacolare veduta sul lago, sul paese di Lierna e sulle montagne del Triangolo Lariano. Dalla croce, sono facilmente riconoscibili i Corni di Canzo 1373 mt e il Monte Moregallo 1276 mt.
Sì affronta la seconda salita che raggiunge l’Alpe di Mezzedo 870 mt. Qui, oltre ai casolari che compongono splendidamente l’alpe, si può ammirare un’altra balconata, ancora più bella della precedente. Attraversando l’ampio prato, subito dietro i verdi colli, appare la sagoma del Monte San Primo 1686 mt, cima più altra del Triangolo Lariano.








Superato l’edificio principale, ci si affaccia nuovamente sul lago, con una spettacolare vista sul Monte Grona 1736 mt, e sui monti Stabiello 2115 mt e Garzirola 2116 mt.
Sì riparte, affrontando il bel traverso che rimane fuori dal bosco, regalando nuovamente una splendida vista sul Lago di Lecco.
Raggiunta una bocchetta, sì svolta a destra, entrando in un fitto bosco di faggio, appena usciti dal bosco, ecco apparire la vetta piramidale del Monte Legnone 2609 mt, che domina il panorama. Guardando sotto, si adagia in una pianeggiante valle, il paese d’Esino Lario 910 mt, con alle spalle le rocciose cime che compongono i Pizzi di Parlasco, che colmano con Cima di Daas 1511 mt.
Un ultimo tratto dentro una meravigliosa faggeta, anticipa quello che sarà l’arrivo all’Alpe di Lierna.
L’alpe di Lierna, è composta da una serie di baite, adagiate in una conca circondata da faggi, larici e abeti, un vero paradiso dove il silenzio è interrotto soltanto dal passaggio degli aerei e dalle campane d’Esino. Nell’edificio principale, sì trova un piccolo bivacco, dotato di tavolo e panche, di quattro posti letto e di stufa a legna. Con la giusta attrezzatura, sì può pernottare in questo bivacco, regalandosi una gita di due giorni, pernottando in un angolo solitario della Grigna, totalmente fuori dai circuiti turistici che si affollano sulle due cime principali.








Dall’alpe, sì ha una bellissima veduta sul Grignone 2409 mt, e sulle cime più alte della catena minore, come: Monte Croce 1780 mt, Monte Pilastro 1823 mt, Cima di Eghen 1625 mt e Monte Palagia 1549 mt. Guardando dal versante opposto, si apre un’eccezionale veduta sulla catena della Mesolcina, con vista su Pizzo Ledù 2503 mt, Motto Rotondo 2452 mt e Pizzo Cavregasco 2535 mt, solo per citare i più alti. Tantissimi i motivi per affrontare la lunga salita che porta all’Alpe di Lierna, con possibilità di proseguire per numerose salite e con belle traversate anche di più giorni, tutte da affrontare nella quiete e nel fascino di queste montagne.







CURIOSITA’
Probabilmente, l’alpe è abitata nei periodi estivi, ed è possibile acquistare gustosi formaggi.

TEMPI DI PERCORRENZA: 2:30 circa.
DIFFICOLTA’: (E) per sentieri ripidi e per il dislivello.
DISLIVELLO: circa 1000 mt.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Lierna e Bivacco sempre aperto all’Alpe di Lierna
COME ARRIVARE: in auto da Lecco con SS N°36 fino ad Abbadia Lariana, poi si prosegue per il lungolago fino a Lierna. In treno da Lecco, con linea Milano Sondrio.
CARTOGRAFIA E GUIDE: carta Kompass N° 91/105.
SEGNALETICA: cartelli informativi a volte insufficienti e bandierine rosso bianco.
DOVE ALLOGGIARE: Bivacco sempre aperto all’Alpe di Lierna.

mercoledì 11 aprile 2018

Da Porto Ceresio al Monte San Giorgio.



Da Porto Ceresio 280 mt, sì percorre il Sentiero Confinale, salendo in località Cà del Monte 550 mt. Poco sopra il borgo, s’incontra un tabernacolo votivo. Guardando verso sinistra, a poche decine di metri, si trova la segnaletica svizzera. Percorrendo quest’ultima, seguendo le indicazioni, dopo aver passato la località Serpiano 644 mt, si guadagna quota fino a trovare le indicazioni per Sant’Uberto, situato in località Cassina 902 mt; ora con un’ultima salita, si raggiunge la vetta del Monte San Giorgio 1100 mt.







NOTA
Diventata di recente, patrimonio dell’UNESCO, l’area del Monte San Giorgio è famosa per i numerosi ritrovamenti fossili, ma è anche famosa per le tante escursioni che sì possono effettuare: in Italia, in Svizzera e a cavallo tra i due confini.
Si parte da Porto Ceresio, grazioso paese che sorge sulle rive del Lago di Lugano. Il borgo è molto bello, ma lo è ancor di più, la bella passeggiata sul lungo lago, dove si ha una splendida veduta sulla fascia prealpina che comprende il comprensorio del Ceresio. Tra le cime che sì affacciano sulla Val Ceresio, sono facilmente riconoscibili il Monte Piambello 1125 mt e il Poncione di Ganna 992 mt, mentre guardando verso il lago, si ha una piacevole veduta del Monte Arbòstora 822 mt e del borgo di Morcote 272 mt.






Dopo aver attraversato gli stretti vicoli, inizia la salita che porta in località Cà del Monte, minuscolo borgo che sorge quasi a confine con la Svizzera, un gruppo di case che rimangono fuori dal traffico delle grandi arterie stradali che attraversano Porto Ceresio. Nel borgo, si trova anche un grazioso agriturismo, dove si possono assaggiare piatti tipici della zona.
Un’altra salita, ed ecco il confine vero e proprio. Si entra in territorio elvetico attraverso un piacevole sentiero che dopo aver attraversato un fitto bosco di castagni, esce fuori nell’ampio prato che precede la località Serpiano. Qui oltre ad aver già, una splendida veduta sul Monte San Giorgio, sì può anche ammirare le due cime di confine che sono, il Monte Orsa 998 mt e il Monte Pravello 1020 mt o Poncione d’Arzo per gli svizzeri. In questa località, si trova un’importante struttura alberghiera, ideale per una vacanza o un semplice week end.
Oltrepassata la località Serpiano, il bosco inizia a mutare rapidamente, tuffandosi in mezzo a splendidi boschi di faggio; in primavera, quando il sottobosco si risveglia dal lungo inverno, sotto gli alberi, si crea un tappeto verde d’aglio ursino, che emette il classico profumo d’aglio.
La località Cassina, è composta da un piccolo rifugio, che io nella stagione fredda, ho sempre trovato chiuso. A fianco, sorge la piccola cappella di Sant’Uberto. L’edificio votivo, è dotato di un minuscolo locale sempre aperto, dotato di camino, tavolo e panche, indispensabili in caso di maltempo e strategico nelle fredde giornate invernali.







La cima del Monte San Giorgio, è un favoloso balcone che sì affaccia sul Lago di Lugano, dove sì può ammirare uno dei panorami più belli del Ceresio, con splendida veduta sul Monte Generoso 1701 mt, sul Monte Boglia 1516 mt e sul piccolo Monte San Salvatore 912 mt, cima che sorge in sostanza sopra la città di Lugano 277 mt, che si riesce ad ammirare in buona parte.
Sulla cima del Monte San Giorgio, sorge una piccola chiesa. A fianco, si trova un altro locale sempre aperto, adibito a ricovero d’emergenza, Molto più grande di quello di Sant’Uberto, ma anch’esso non pernottatile.
Al suo interno, vi si trova un ampio tavolo con panche, e un camino dove potersi riscaldare.






CURIOSITA’
I fossili che sono stati rinvenuti nell’area del Monte San Giorgio, raffigurano piante e rettili anche marini, risalenti ad almeno 240 milioni d’anni.
TEMPI DI PERCORRENZA: 2:30 circa.
DIFFICOLTA’: (E) per i tratti su sentiero.
DISLIVELLO: 800 mt circa.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Porto Ceresio, in località Cà del Monte, in località Serpiano e locali d’emergenza, in località Cassina e Monte San Giorgio.
COME ARRIVARE: in auto da Varese, con SS n°344 fino a Porto Ceresio, oppure in treno sempre da Varese.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°90.
SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine rosso bianco.
DOVE ALLOGGIARE:

sabato 31 marzo 2018

Da Cima, frazione di Porlezza, al Bivacco Alpe Vecchio.



Da Cima 275 mt, piccola frazione di Porlezza 282 mt, si percorre il segnavie che conduce al Bivacco Alpe Vecchio 1011 mt.






 
NOTA
La Mesolcina, è una lunga catena montuosa, che da Lugano 277 mt, porta fino al Passo dello Spluga 2113 mt. Nella Fascia meridionale, sorgono delle montagne minori, di chiara origine calcarea, e che si elevano vertiginosamente con grandi pareti rocciose.
L’itinerario che descrivo, parte dal piccolo cimitero di Cima. Dopo un breve tratto su strada asfaltata, sì svolta a sinistra salendo su una strada in cemento. Terminata la strada, inizia un sentierino, che mette a dura prova il fiato, di chi affronta questa salita.
Il sentiero si sviluppa in ambiente solitario, ma è sicuramente panoramico, con splendida vista sul Lago di Lugano, riuscendo a guardare per un buon tratto, fino a Lugano e sulla cima del Monte San Salvatore 912 mt.




Man mano che si sale, le aspre pareti, diventano sempre più ripide, e sempre più vicine, fino a quando, non si entra in uno stretto vallone, che consente di aggirare quelle che si affacciano sulla destra. Qui sì devono affrontare piccoli passaggi su roccia, in un tratto anche attrezzato con corda fissa, il sentiero ripido e spesso esposto, io personalmente, lo sconsiglio in caso di forte maltempo e in presenza di neve e ghiaccio, basterà andare e vedere di persona, per rendersi conto che il mio consiglio non è esagerato.



L’ultimo tratto sempre ripido, si svolge in una piacevole faggeta, terminata, si apre l’ampio pratone, dove sorge il Bivacco Alpe Vecchio. Da qui, il panorama è eccezionale. Tutte le grandi cime della Val d’Intelvi, sì presentano in una perfetta sequenza, dal Monte Tremezzo 1700 mt, al Monte Generoso 1701 mt, in mezzo, il Galbiga 1698mt e il Monte di Lenno1589 mt; ottima veduta sul piccolo Lago di Piano, sul Lago di Como e sull’ingresso della Val Sassina, con dietro lo splendido scenario delle Alpi Orobie Occidentali.
Nelle vicinanze, si trovano i Pizzoni, con una cima che raggiunge i 1303 mt.









Il Bivacco, dall’esterno sembra grandissimo, in realtà l’interno è molto piccolo, ma nella sua modesta dimensione, offre tutto quello che serve per riscaldarsi, cucinare e pernottare. All’esterno vi è una veranda con tavolo e panche, ideale per pranzi o cene estive; si trovano anche delle stoviglie ma consiglio di portarle da casa. L’acqua è presente all’esterno del bivacco; una fontanella, si tuffa in una vasca, utile per lavare indumenti e stoviglie.
CURIOSITA’
TEMPI DI PERCORRENZA: 1:30/2:00 circa.
DIFFICOLTA’: (E/EE) percorso impegnativo, con sentiero ripido ed esposto, piccoli passaggi su roccette, e brevi tratti attrezzati con corde fisse.
DISLIVELLO: 650 mt circa.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°91.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Cima e Bivacco Alpe Vecchio.
COME ARRIVARE: da Lugano per la dogana di Gandria o da Menaggio con SS n°340 fino a Cima. Poi chiedere per il cimitero.
SEGNALETICA: pochi pannelli informativi e bandierine bianco rosso.
DOVE ALLOGGIARE: il Bivacco Alpe Vecchio è dotato di quattro posti letto, con materassi.

lunedì 26 marzo 2018

Da Somasca al Bivacco Mario Corti.



Da Somasca frazione di Vercurago, si lascia l’auto nell’ampio parcheggio situato poco sotto il Santuario di San Girolamo Emiliani, proseguendo a piedi fino al Castello dell’Innominato. Raggiunta la via crucis, si segue la strada a destra; dopo una breve salita, sì svolta a sinistra, seguendo una mulattiera che diventerà poco dopo sentiero. Arrivati nelle vicinanze delle mura del Castello dell’Innominato, sì svolta a destra, percorrendo il segnavie N°801, che dopo una dura salita porta sulla cima del Monte Mudarga 909 mt. Sì prosegue in cresta, oltrepassando Monte Gavazzo 911 mt, raggiungendo poco dopo il Bivacco Mario Corti 900 mt.







 
NOTA
Situato poco sotto la cima del Corno di Grao 1039 mt, il Bivacco Mario Corti è un importantissimo punto d’appoggio, per chi decide di salire la cima del vicino Monte Magnodeno 1241 mt.
Per salire al Bivacco, vi sono principalmente due vie d’accesso, entrambe molto faticose ma, diverse come bellezza del percorso. Quella che descrivo qui, è a mio parere la più bella.
Sì parte dal Santuario di San Girolamo Emiliani bellissimo complesso eretto intorno al 1500, situato nella graziosa frazione di Somasca, piccolo borgo che sorge poco sopra il Lago di Garlate, luogo di notevole interesse religioso, che consiglio di visitare.


Un altro gioiello che consiglio di visitare, è il Castello dell’Innominato eretto prima dell’anno mille, oggi è composto principalmente da ruderi, ma dall’altura su cui è posato, si può ammirare un’ampia panoramica sui laghi di Garlate e Olginate, guardando più a sud, verso la valle del Fiume Adda.
La prima parte della salita, mette già a dura prova il fiato di chi percorre questo sentiero, ma da la possibilità di ammirare le vertiginose rocce che si affacciano sopra Somasca, fogli di pietra, piegate dalla forza impercettibile dei movimenti tellurici, che hanno scolpito queste montagne.
Dopo un tratto immersi nel bosco, si esce fuori ad un’altura, bella balconata dove si possono ammirare al meglio, le verticali rocce.









Oltre alla bella vista sulle Prealpi e sui laghi sottostanti, sì può ammirare la bella cima del Monte Tesoro 1432 mt.
Poco più avanti, si raggiunge la Croce di Saina, altro bellissimo punto panoramico, dove sì può ammirare l’abitato d’Erve 559 mt, la bella cresta della Corna Camozzera 1452 mt, e l’imponente mole del Resegone di Lecco 1875 mt.
Dopo aver goduto, dell’ampio panorama, sì da inizio alla bella salita che porta sulla cima del Monte Mudarga, un sentiero, ripido che s’inerpica e che non da pausa, fin quando non si raggiunge la cima. 
 Il tratto in cresta, attraversa alcuni roccoli, unici momenti in cui si esce dal bosco, ma che regala un’ottima veduta sul Resegone di Lecco.
Il Bivacco Mario Corti è una vecchia baita ristrutturata nel 1975 e adibita a punto d’appoggio per la salita al Monte Magnodeno. Al suo interno si trova un tavolo con panca e alcune sedie, alcune credenze e un piacevole camino, dove potersi riscaldare nelle fredde giornate invernali. Il bivacco, non consente il pernottamento, ma regala in ogni modo una piacevole atmosfera di casa, un luogo dove incontrare la quiete di questi monti, e dove trovare l’amicizia della gente che da anni, sale su queste montagne.

CURIOSITA’
Nel Santuario di San Girolamo Emiliani, vive un ordine religioso, chiamato Chierici Regolari di Somasca, istituto religioso maschile di diritto pontificio.

TEMPI DI PERCORRENZA: 1:30/2:00 circa.
DIFFICOLTA’: (E) per sentieri ripidi.
DISLIVELLO: 700 mt.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Somasca e Bivacco Mario Corti.
COME ARRIVARE: da Milano con SS N°36 fino a Lecco, poi SS n°639 in direzione Bergamo, fino a Vercurago, poi sì svolta a sinistra per Somasca.
CARTOGRAFIA E GUIDE: carta Kompass N°105.
SEGNALETICA: cartelli informativi a volte insufficienti.
DOVE ALLOGGIARE:

mercoledì 7 marzo 2018

Da Boca, alla cima del Monte Fenera.



Da Boca 389 mt, si percorrono i segnavie N° 778, 777, fino a raggiungere il borgo di Maretti. Sì prosegue lungo la strada in parte asfaltata, fino ad arrivare in località La Colma, da qui, con segnavie N°772, 768 e 771, sì raggiunge il piccolo ricovero d’emergenza e poco più avanti, la cima del Monte Fenera 899 mt.







 
NOTA
Il Parco del Monte Fenera, è uno di quei parchi che, di fatto, sono conosciuti a livello locale ma, sconosciuti ai grandi escursionisti che arrivano da fuori. Parlo di un parco, che racchiude in se tre ambienti molto belli, quello della campagna e dei colli coltivati a vite, delle piccole montagne d’origine vulcanica e dal grande colosso calcareo, che è rappresentato dal Monte Fenera.
Sì lascia l’auto nell’ampio parcheggio del cimitero di Boca, piccolo paese che vanta una storia millenaria. Si segue la provinciale, che porta al grande Santuario della Madonna di Boca per un centinaio di metri, svoltando poco dopo a destra in Via delle Piane. Sì continua camminando immersi nel silenzio della campagna, respirando l’aria frizzante del mattino. Dopo un breve tratto nel bosco, poco dopo si apre il meraviglioso scenario delle vigne del novarese, un susseguirsi di piante che compongono file interminabili, a volte dal disegno singolare, regalando piacevoli vedute sulle colline novaresi, e guardando verso la pianura.
Dopo i campi, inizia la decisa salita che porta a Punta La Pelosa 650 mt. Anche se si può evitare la salita, consiglio vivamente, di andare a vedere, l’ampio panorama che si gode dalla vetta, con vista sul Mottarone 1491 mt e sul Monte Massone 2161 mt, oltre ad avere una piacevole veduta sulle colline e sui vigneti.
 





Si prosegue lungo l’ampio sentiero, percorribile anche in bike, attraverso piacevoli boschi di castagno.
L’oratorio di San Bernardo, è una delle tante chiese che s’incontrano lungo l’itinerario, ed è anche una delle più isolate. Nelle immediate vicinanze sorge una bella area attrezzata, con tavoli e panche, utili per piacevoli pranzi al sacco.
Lasciato l’oratorio, si sale verso una sella che di fatto, separa le due cime, che insieme al Monte Fenera, vanno oltre gli 800 mt di quota, che sono Monte Calvario 826 mt e Monte Lovagone 857 mt.
Dalla località Maretti, si cambia un pò lo scenario,  seguendo la dorsale, si attraversano due piacevoli borghi, che consiglio vivamente di visitare. Pur nelle loro piccole dimensioni, offrono una piacevole atmosfera rustica con odori antichi di pietra e di camino, con una piacevole balconata, che spazia sui tanti paesi che sorgono a nord del parco, oltre ad avere una piacevole veduta sul Monte Briasco 1185 mt e sul Monte Avigno 1136 mt.



Il Monte Fenera, con il suo micro mondo calcareo, offre numerosi cenni storici, un piccolo mondo a se, diverso dalle tante montagne che sorgono in Val Sesia.  Qui i boschi di castagno, lasciano più spazio alle betulle e ai faggi, che seguono il crinale fino alla vetta; per chi fosse interessato, per salire in cime al Fenera, si può effettuare, una deviazione che sale sempre in vetta, ma che passa attraverso i resti di un antico alpeggio, ridotto ormai in pochi ruderi.  Poco sotto la cima, sorge il piccolo ricovero d’emergenza, qui si può trovare un prezioso riparo in caso di maltempo. Il bivacco, è dotato solo di tavolo e panche, e dunque, non è possibile pernottarvi senza aver portato tutto l’occorrente.





Le ultime righe, le dedico al meraviglioso panorama che si gode dalla vetta. In basso, sorge nella piana, la cittadina di Borgosesia 359 mt, mentre alzando lo sguardo, subito appaiono le bianche vette della Val Sesia, tutte sopra i 2000 mt, vette come l’Alta Cima di Bò 2556 mt a sinistra, l’immenso colosso del Monte Barone 2044 mt, che s’impone subito alla vista, e per concludere, una splendida veduta sul Massiccio del Monte Rosa, al centro Punta Parrot 4436 mt e Punta Gnifetti 4554 mt.





Nulla di più da dire, se non di godervi la lunga camminata che vi porta alla scoperta di questo parco, che merita la giusta attenzione.
CURIOSITA’
Nel parco, sono stati rinvenuti i resti dell’uomo di Neandertal e dell’orso delle caverne.
TEMPI DI PERCORRENZA: 3: 30/4:00 circa.
DIFFICOLTA’: (E) per i tratti su sentiero, e per la lunghezza del percorso.
DISLIVELLO: 800 mt circa.
SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine  rosso bianco rosso.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°97
PUNTI D’APPOGGIO: locale in località La Colma e ricovero d’emergenza, poco sotto la vetta.
COME ARRIVARE: in auto da Novara o dall’uscita di Ghemme della A26, con SS N°299 fino a Prato Sesia, poi indicazioni per Boca.
DOVE ALLOGGIARE:

domenica 18 febbraio 2018

Da Rancio Valcuvia al Bivacco Alpino al Pian di Noci.



Da Rancio Valcuvia al Bivacco Alpino al Pian di Noci.
Da Rancio Valcuvia 296 mt, sì percorre l’Anulare Valcuviano passando per i borghi di Cavona 314 mt, Castel Cabiaglio 523 mt e Orino 442 mt. Da Orino, sempre seguendo l’Anulare Valcuviano che poco prima di arrivare in centro, svolta a sinistra, s’inizia la decisa salita che porta al Bivacco Alpino al  Pian di Noci 714 mt.








NOTA
Il Parco Regionale del campo dei Fiori, racchiude al suo interno due importanti gruppi montuosi, quello del Monte Martica 1032 mt e quello più grande, rappresentato dal Massiccio del Campo dei Fiori 1227 mt.
Entrambi danno la possibilità, di compiere numerose escursioni, in grado di soddisfare tutti quelli che affrontano queste montagne. L’itinerario qui proposto, va ad esplorare il versante nord del parco, restando a quote minori da quelle sopra i 1000 mt, ma che offre ugualmente, un ottimo allenamento per le grandi salite estive.
Sì parte da Rancio Valcuvia, piccolo paese collocato quasi nella parte finale della Val Cuvia. Il piccolo borgo, con i classici vicoli, dove antiche abitazioni, creano un’atmosfera perfetta per chi visita per la prima volta questo paese.





Il percorso, si tuffa immediatamente nel fitto bosco, con un percorso natura molto interessante, che spiega molto bene i tanti aspetti naturalistici di questa zona. Giunti nel piccolo borgo di Cavona, non sì può fare a meno di ammirare la bella valle in cui sorge l’abitato, circondato dalla minuscola catena di colli che colma con il Monte Martinello 638 mt, mentre guardando dalla parte opposta della valle, svetta il piccolo Monte Scerrè 796 mt; consiglio di effettuare, una breve visita al borgo di Cavona.





Lasciato l’abitato di Cavona, s’inizia a salire i colli che sorgono a sinistra, godendo così della bella vista del Monte San Martino 1087 mt, vista che sarà rimpiazzata dalla bella mole del Campo dei Fiori, appena si sarà aggirato il colle, per raggiungere il paese di Castel Cabiaglio; anche in questo caso, consiglio una passeggiata tra i vicoli di Castel Cabiaglio, piccolo gioiello incastrato tra le aspre valli di questo massiccio montuoso, luogo abitato ben prima della colonizzazione romana.
Attraversata la provinciale, sì entra nel vivo della camminata, esplorando il mondo calcareo di questo meraviglioso parco. La fornace, il masso erratico, sono due splendide attrazioni che s’incontrano lungo il sentiero, man mano che sì procede, la vista sul massiccio, si riduce alla Punta d’Orino, 1139 mt.
 



Data la lunghezza del percorso, ho preferito evitare la deviazione che porta alla Rocca di Orino 525 mt, come consiglio di evitare la visita del borgo di Orino, questo per dedicarsi subito all’intensa salita che porta al Pian di Noci.
Raggiunto il Pian di Noci, ecco aprirsi una piccola conca ai piedi della Punta d’Orino, dove al centro sorge il piccolo bivacco, una struttura indispensabile, di cui bisogna prendersi cura, perché dal momento in cui si entra dentro, l’atmosfera di casa entra subito nel cuore dell’escursionista che abita per poche ore questo luogo, che gli darà riparo, un camino con cui scaldarsi, e per chi ha voglia di rimanere per la notte, ben quattro posti letto, posti non dotati di materasso e coperte, quindi in caso di pernottamento, è meglio portarsi tutta l’attrezzatura che occorre, viveri e acqua compresi.
Il bivacco, sorge in un luogo molto affascinante, meta di tanti escursionisti che salgono su a piedi o in bici, un luogo ideale che regala quella calma e quella serenità che manca al nostro vivere veloci.

CURIOSITA’

TEMPI DI PERCORRENZA: 3:30 circa
DIFFICOLTA’: (T/E) per tratti su sentiero e per la lunghezza del percorso.
DISLIVELLO: 700 mt circa.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Rancio Valcuvia, a Castel Cabiaglio e Bivacco sempre aperto in località Pian di Noci.
COME ARRIVARE: in auto da Varese, con SS n°394 fino ad entrare in Val Cuvia, percorrendola fino a Rancio Valcuvia.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°90.
SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine giallo verdi.
DOVE ALLOGGIARE: Bivacco Alpino, dotato di quattro posti letto, tavolo con panche e camino. Portarsi tutta l’attrezzatura necessaria per il pernottamento.

domenica 11 febbraio 2018

Da Vintebbio a Cima Frascheia.



Da Vintebbio 297 mt, frazione nel comune di Serravalle Sesia, si segue il segnavie N°702, fino ad arrivare alle porte della Frazione Martellone. Poco prima di arrivare in paese, nelle vicinanze d’alcune panchine, si nota una strada sterrata sulla sinistra. Il segnavie n°702, prosegue lungo questa via, "il segnavie si trova dopo qualche metro", quindi proseguendo lungo il segnavie, si raggiunge la Frazione Quazzo. Giunti all'abitato, si segue la strada asfaltata, fino quando non si trova il sentiero n°704. Svoltando a sinistra, si segue il segnavie fino alla Bocchetta di Chignole, quindi sempre svoltando a sinistra, con segnavie n°700, sì raggiunge la Cima Frascheia 625 mt.








 
NOTA
Da Romagnano Sesia, seguendo il fiume, sulla sinistra, si eleva un piccolo gruppo montuoso d’origine vulcanica, che consiste in una vera e propria catena montuosa, con cime che non vanno mai oltre i 700 mt di quota. L’itinerario qui descritto, è un’altra proposta, che segue quella da me pubblicata qualche anno fa, e che porta al Rifugio Alpini di Lozzolo, situato poco sotto la Bonda Grande 553 mt.
Si parte da Vintebbio, una delle tante frazioni che compongono il comune di Serravalle Sesia 330 mt.
Seguendo il sentiero n°702, dopo pochi minuti, si raggiunge il Castello di Vintebbio 340 mt circa, costruito nel IX secolo. L’area è molto interessante, non solo per le antiche mura, ma anche per l’ampio panorama che si gode da qui. Consiglio di godersi la vista, perché l’itinerario è molto avaro per quanto riguarda i panorami. Dalla balconata, colpisce subito la bella veduta del Monte Fenera 899 mt, e l’imponente mole del Monte Barone 2044 mt, primo duemila della Valsesia.








Proseguendo per il sentiero n°702, sì arriva ad un bivio. Con una breve deviazione a destra, sì raggiunge la frazione Sella a circa 400 mt, che merita una visita, per la piacevole composizione del borgo, che è senza dubbio, uno dei più belli nel comune di Serravalle.


Dopo la visita alla frazione, si prosegue nel magico sentiero che attraversa piacevoli boschi di castagno, con qualche pino che regala una piacevole sensazione d’alta montagna a quote collinari.
Martellone, merita un’altra visita, la minuscola piazza della chiesa, s’incastra perfettamente nel borgo che sorge nel cuore di piccole valli ricche d’acqua che scorre nei tanti ruscelli che attraversano i borghi.
Dopo la località Quazzo, inizia la più impegnativa salita, lungo il sentiero n°704. Man mano che si sale, appare nella sua splendida forma, la Pietra Gruana 699 mt, le ripide pareti, un tempo costituivano una delle più belle palestre di roccia della bassa Valsesia, con passaggi che vanno fino al V°. Prima di arrivare alla Bocchetta di Chignole, consiglio di fare una breve deviazione, che porta alla vecchia Tana del Lupo a circa 600 mt di quota, indispensabile punto d’appoggio per chi ancora oggi, decide di onorare queste pareti, con la sua presenza. Dal piccolo rifugio, sì può ammirare in tutto il suo splendore, le verticali pareti che salgono verso la vetta della Pietra Gruana.
Senza dover scendere giù, dalla Tana del Lupo, si segue un sentierino che riporta al segnavie n°704, e di seguito alla Bocchetta di Chignole 620 mt circa. Con onore, si segue lo storico sentiero n°700 detto anche: Sentiero di Fra Dolcino; qui su queste colline, terminava la fuga dei frati dolciniani, conclusa poco più avanti con un sanguinoso epilogo.
Il segnavie, si seguirà fino alla Cima di Frascheia, che con la sua modesta quota, rappresenta una delle più alte cime che compongono questa catena, per gustarsi un po’ di panorama, bisogna scendere di circa 50 mt, qui si apre una piacevole balconata, dove sì può ammirare Monte S. Emiliano 728 mt, con la sua chiesa che da il nome alla cima.
Dalla Cima Frascheia, non si ammira nessun panorama, il bosco, ricopre quasi interamente la cima, e solo in inverno, si riesce a distinguere qualche cima. In compenso, sulla vetta, è stato collocato un bivacco d’emergenza, utilissimo in caso di maltempo improvviso. Il riparo, al suo interno ha solo un tavolo e nient’altro, quindi come già detto, può essere utilizzato, solo in caso d’emergenza, salvo voler pranzare o dormire sul pavimento in legno. All’esterno, si trova un tavolo con delle panche, ma dato che è esposto ad ogni tipo d’intemperie, non garantisco la stabilità. Io ho pranzato al sacco sulla piccola veranda, al sole e al riparo dal vento.
CURIOSITA’










TEMPI DI PERCORRENZA: 2:30 circa.
DIFFICOLTA’: (T/E) per i tratti su sentiero.
PUNTI D’APPOGGIO: Tana del Lupo, quando aperta, e il riparo d’emergenza posto sulla cima Frascheia.
DISLIVELLO: 500 mt circa.
COME ARRIVARE: A26 con uscita Romagnano Sesia Ghemme, si prosegue oltrepassando il centro di Romagnano, quindi si attraversa il Fiume Sesia lungo la provinciale che porta a Gattinara, svoltando subito dopo a destra, in direzione di Vintebbio.
CARTOGRAFIA O GUIDE: chiedere al CAI di Varallo Sesia, se producono ancora le cartine della zona.
SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine rosso bianco.
DOVE ALLOGGIARE:

mercoledì 7 febbraio 2018

Da Gemonio, alla località Pianura.



Da Gemonio 270 mt, sì raggiunge la SP n°45. La sì percorre in direzione di Azzio 399 mt, fino ad arrivare all’incrocio con l’Anulare Valcuviano. Sì abbandona la provinciale, percorrendo il segnavie sulla sinistra che entra nel bosco. Seguendo l’Anulare Valcuviano, dopo aver attraversato campi e boschi, il sentiero scende in valle passando dal Molino Dolza, quindi si attraversa il Torrente Boesio, e dopo aver passato la SS n°394, si arriva alle periferie di Casalzuigno. Sì segue la strada asfaltata fino ad un maneggio che si trova sulla sinistra, poi con mulattiera, si sale arrivando all’incrocio del sentiero 3V. Svoltando a sinistra sì percorrono i due segnavie che portano alla Chiesa di San Quirico 369 mt. Ora saliti alla chiesa, si segue la strada che gira dietro l’area attrezzata, fino ad un bivio, quindi, svoltando a sinistra si segue l’indicazione che porta alla località Pianura 584 mt.






 
NOTA
La Val Cuvia, è un’ampia valle che separa due importanti gruppi montuosi del varesotto. Il primo, è il Massiccio del Campo dei fiori 1227 mt, montagna inserita in uno dei più famosi parchi della Lombardia, il secondo è una lunga catena montuosa, che da Laveno, si spinge fino alle porte di Luino, con svariate vette che vanno oltre i 1000 mt di quota.
La valle, è attraversata da due alte vie, una è l’Anulare Valcuviano, l’altro è il sentiero 3V. Tra le tante escursioni che si possono fare in questa valle, propongo qui, un altro esempio, inserendo una meta ai più sconosciuta. Si parte da Gemonio, piacevole paese alle porte della Val Cuvia. Dopo aver visitato il piccolo centro, con la sua bella piazza, si abbandona la civiltà, per immergersi nel silenzio dei campi e dei boschi di castagno. L’ondulare del piccolo altopiano, mantiene il percorso in quota, con belle vedute sul Sasso del Ferro 1062 mt e sul Monte Nudo 1235 mt, ad un tratto, si tuffa nella valle fino a raggiungere il Molino Dolza, un micro borgo, incastrato perfettamente in una piccola valle a pochi passi dalla più ampia valle.






 
Passato il Molino, si arriva al centro della valle, un ampio campo che si trova poco prima del Torrente Boesio, consente di ammirare la seconda cima del gruppo montuoso, che è il Monte della Colonna 1203 mt; poco sotto, è ben visibile l’abitato di Arcumeggia 570 mt, il più alto paese della Val Cuvia.
 
La chiesa romanica di San Quirico, offre una piacevole veduta su Lago Maggiore e sul Massiccio del Campo dei Fiori, osservando la Val Cuvia dal versante opposto dell’itinerario; inoltre, l’ampia area, si presta perfettamente per una sosta, immersi nel silenzio religioso di questo luogo.

 
La località Pianura, non è altro che una serie di baite collocate a qualche minuto di distanza tra loro. La prima, in fase di ristrutturazione, grazie ad un’ampia tettoia dove sono collocati dei tavoli e delle panche, offre un sicuro punto d’appoggio in caso di maltempo, oltre ad un’area pianeggiante dove si ha la possibilità di consumare il proprio pranzo al sacco. Dietro la baita, si può ammirare in tutta la sua imponenza, il Monte Nudo, cima che è anche la più alta in tutta la Val Cuvia.
L’ultima baita, sorge a circa cinque minuti di cammino dalla prima, una struttura molto bella, dove è impossibile non effettuare una sosta, circondati dal bosco, dove se si ha fortuna, si può anche incontrare qualche muflone. Un luogo segreto, dove trascorrere piacevolmente il proprio tempo, un luogo che sicuramente non deluderà.
CURIOSITA’
Una leggenda narra che ogni 300 anni, un terribile lupo, forse mannaro, torni a seminare il terrore nei boschi della valle.

TEMPI DI PERCORRENZA: 3:00 circa
DIFFICOLTA’: (T/E) per tratti su sentiero.
DISLIVELLO: meno di 450 mt.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Gemonio e Agriturismo Ai Frutti di Bosco, subito dopo l’abitato di Gemonio.
COME ARRIVARE: in auto da Varese, con SS n°394 fino a Gemonio. In treno, con linea ferroviaria Varese – Laveno.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°90.
SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine rosso bianco per il sentiero 3V, e giallo verde per l’Anulare Valcuviano.
DOVE ALLOGGIARE:

lunedì 29 gennaio 2018

Dalla Stazione di Valmorea, alla Chiesa di Santo Stefano.



Dal paese di Rodero 394 mt in Provincia di Como, si scende in Val Morea, lasciando l’auto nel parcheggio adiacente la vecchia stazione di Valmorea 335 mt. Sì prosegue a piedi seguendo la linea ferroviaria fino alla località Santa Margherita 354 mt situata in territorio svizzero.
Dalla località Santa Margherita, si seguono le indicazioni per: Prella 382 mt, Monte Morello 495 mt, Novazzano 341 mt, Pedrinate 424 mt e Seseglio. Appena passata la dogana, proseguendo in direzione di Seseglio, si evita la prima deviazione per Chiasso, appena trovata la seconda indicazione, sì svolta a sinistra e s’inizia a salire fino a trovare le indicazioni che portano in cima al colle dove sorge la Chiesa di Santo Stefano 491 mt.







NOTA
Tra le Province di Como e di Varese, a confine con la Svizzera, esiste un gruppo collinare che è, di fatto, un confine naturale tra i due stati, una serie di colli, se così si possono definire, che colmano con la cima del Sasso Cavallasca 614 mt e che proseguono all’interno del Parco Spina Verde, fino alle porte di Como.
L’itinerario qui proposto, è un’interessante esempio di come sì può giocare tra i confini di due stati, godendo d’ambienti suggestivi con incredibili panorami, che spaziano fino all’Appennino.
Partiamo dalla Val Morea, dove si trovano i resti della linea ferroviaria che da Mendrisio, scendeva giù fino a Castellanza, line che rimase in funzione, fino a quasi la metà del secolo scorso; oggi l’area, si trova all’interno del PLIS del Fiume Lanza. Si seguono i binari che portano di là del confine, regalando una piacevole sensazione, com’essere in un film western, da un momento all’altro ci si aspetta di vedere il fumo nero della locomotiva a carbone.


Questo tratto di percorso, segue la parte finale della valle del Lanza, dove sì possono notare numerosi stagni che sorgono a lato del fiume, con la tipica vegetazione delle aree umide. La località Santa Margherita, dove sorge l’omonima chiesetta realizzata intorno al 1400, è praticamente un gran pratone dove si trova un maneggio, da qui, sì ha una piacevole veduta del Massiccio montuoso del Monte Orsa 998 mt e del Monte Pravello 1020 mt. Da qui in poi, s’inizia a seguire la base dei colli alternandosi tra fitti boschi di castagno e ampi vigneti, con una spettacolare veduta del Monte Generoso 1701 mt e sul Monte Bisbino 1325 mt.
 


 Il Monte Morello si raggiunge dopo una decisa salita, da qui si ha una bella panoramica sul Massiccio Orsa Pravello e sul Monte Piambello 1125 mt.
 Il borgo di Novazzano, sorge poco sopra la piana di Chiasso, l’itinerario attraversa il paese e la sua principale piazza, prima di tuffarsi nella parte più bassa del percorso.
La salita alla chiesa di Santo Stefano, richiede un buon fiato, infatti, il sentiero che porta su al colle, è un sentiero in piena regola, stretto e con tornanti che salgono fino alla colma.
 

Raggiunta la strada che porta alla chiesa, ci si abbandona all’ampia panoramica che spazia sulla Pianura Padana e sul lontano Appennino. Santo Stefano, è una graziosa chiesa costruita intorno al 1500 ed è dotata di un portico, che si rivela un vero e proprio punto d’appoggio in caso di maltempo o vento da nord. Qui, il bosco nasconde il panorama, ma posso assicurare che l’area è davvero suggestiva e merita una lunga sosta, meritata dopo la fatica fatta per raggiungere questo piacevole luogo.
CURIOSITA’
La Stazione di Valmorea, fu dimessa nel 1938. Nel 1996 fu riattivata come sosta per i treni che furono fatti circolare a scopo turistico.
TEMPI DI PERCORRENZA: 3:00 circa.
DIFFICOLTA’: (T/E) per i tratti su sentiero.
DISLIVELLO: oltre 400 mt.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°90/91.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Santa Margherita e a Novazzano.
COME ARRIVARE: Da Varese seguendo le indicazioni per il Valico Gaggiolo, poco prima della dogana svoltare a destra e seguire le indicazioni per Rodero. Superato il paese, si scende giù in valle, svoltando a destra appena si vede l’indicazione della stazione di Valmorea.
SEGNALETICA: cartelli informativi lungo tutto il percorso, bandierine bianco rosso.
DOVE ALLOGGIARE:

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