lunedì 15 aprile 2019

Rifugio Passo del Giovo.



Da Garzeno 662 mt, sì sale in auto fino al Santuario Quang 800 mt, da qui si prosegue a piedi, seguendo la sterrata che porta a Brezeglio 979 mt, quindi con strada militare, sì raggiunge Passo del Giovo, dove sorge l’omonimo rifugio 1706 mt.







NOTA
La Mesolcina, anche se viene considerata tale dal Passo San Jorio fino al Passo dello spluga, è una lunga catena montuosa, che ha il suo effettivo inizio a Lugano 277 mt, città che sorge sulle rive del lago a cui da il nome. Con i suoi 925 mt, il Monte Brè, rappresenta la prima cima della catena, che sì spinge a nord, fino al Passo dello Spluga 2113 mt, colmando con i 3274 mt del Pizzo Tambò.
La catena, da sud a nord, presenta numerosi valli laterali, che separano altrettante piccole catene montuose, che danno la possibilità di fare tantissimi itinerari escursionistici ai più svariati livelli.
L’itinerario che descrivo in queste righe, va a esplorare la Valle Albano, una laterale che sì tuffa nel Lago di Como all’altezza di Dongo 208 mt.
Sì parte da Garzeno, piccolo paese che entra nella Valle Albano, prestando la dovuta attenzione, con l’auto, sì sale al Santuario Quang, dove sì trova un ampio parcheggio; consiglio di lasciare qui l’auto, poiché la strada asfaltata, già fin qui è stretta e senza ripari, oltre ad avere la disponibilità del parcheggio. Sì prosegue a piedi sulla strada asfaltata che a breve diverrà sterrata e che arriva alla borgata di Brezeglio, piacevole nucleo di baite, da dove sì ha una splendida veduta sul Monte Bregagno 2017 mt, Monte Marnotto 2088 mt e su Monte Tabor 2079 mt, guardando in valle, in pratica di fronte a Brezeglio, sì notano numerosi insediamenti, mentre più in alto, sì notano alcuni alpeggi, che sorgono oltre i 1100/1300 mt.
 
Da Brezeglio, parte una piacevole strada militare che sale le pendici del Dosso di Brento 1430 mt, e poco più sopra sorge l’omonimo alpeggio. Da qui, sì ha una magnifica vista sull’ampia e selvaggia conca glaciale del Pizzo di Gino 2245 mt, che domina l’intera valle, mentre guardando verso l’alpe, sì può ammirare il morbido pendio erboso del Monte Paraone 1809 mt.
Proseguendo sempre su strada militare, sì costeggia il Monte Paraone e poi con un piacevole traverso che domina la valle, sì raggiunge il Passo del Giovo e quindi il rifugio. Dal Rifugio, sì ha una spettacolare vista sull’intero anfiteatro di conche glaciali, che dal Monte Bregagno, raggiungono il passo con tutte le cime che salgono oltre i duemila metri, e che terminano con le ultime cime che sono: Cima Pomodoro 1973 mt e Mottone di Giumello 2027 mt. Guardando dal versante opposto, sì ha una piacevole veduta sulla Valle San Jorio che guarda verso la parte terminale del Lago di Como e sull’inizio della Valtellina; guardando verso l’omonimo passo, dove sorge la Cappella San Jorio 2014 mt, s’intravede il Rifugio a 1980 mt di quota, mentre sopra svettano Cima di Cugn 2237 mt e Monte Marmontana 2316 mt, massima elevazione della valle.
Il Rifugio Il Giovo, è rappresentato da una grande struttura ed è dotato di circa venti posti letto. Il rifugio non è gestito, e per quanto ho potuto apprendere dal Comune di Garzeno, il rifugio al momento è completamente inagibile, esiste comunque all’esterno, un’area attrezzata che consente di potersi gustare il proprio pranzo al sacco, con una magnifica vista su queste montagne tutte da scoprire.

CURIOSITA’

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 2:30/3:00 circa.
DIFFICOLTA’: (T).
DISLIVELLO: circa 1000 mt.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°91.
PUNTI D’APPOGGIO: nessuno.
COME ARRIVARE: da Como con SS n°340 fino a Menaggio e 340d fino a Dongo, poi indicazioni per Garzeno.
SEGNALETICA: cartelli informativi, la segnaletica orizzontale non è presente.
DOVE ALLOGGIARE: 

martedì 9 aprile 2019

Salita invernale al Monte Due Mani.



In auto, dal Colle di Balisio 723 mt, sì svolta a destra seguendo le indicazioni per Cremeno 792 mt. Dopo circa 1,5 km, sì arriva alla località Casere, svoltando a destra, si segue l’omonima via, fino all’attacco del sentiero.
Lasciata l’auto, sì può percorrere il segnavie, oppure una bella strada sterrata che sale alla località Foppa.
Raggiunta la località Foppa, sì recupera il sentiero all’altezza di una bocchetta, ora svoltando a sinistra, sì affronta il costone che sale allo Zucco di Desio 1655 mt. Raggiunta la cima, sì prosegue in cresta arrivando così alla vetta del Monte Due Mani 1656 mt.







NOTA
Tra il Resegone di Lecco 1875 mt e il gruppo delle Grigne, sorge il Massiccio del Monte Due Mani, completamente separato dalla Grigna, ma unito al Resegone dalla cresta che scende fino alla Forcella di Olino1148 mt.
L’itinerario qui descritto, consente di andare alla scoperta del versante nord di questa montagna. Sì parte dalla località Casere, a circa 800 mt di quota, qui sì hanno due scelte: la prima, sì intraprende la strada sterrata che sale alla Baita Tabor a circa 900 mt di quota, per poi proseguire in decisa salita con un sentiero che porta poco sopra la località Foppa. La seconda, terminata Via Casere, parte sulla destra una strada sterrata, che porta alla località Foppa, permettendo di ammirare la bella valle che colma con la cresta di Cima di Muschiada 1458 mt, e i tanti casolari sparsi che completano questa piacevole cornice.
La località Foppa, è un’ampia conca, dove sorgono alcuni casolari e altri ruderi diroccati.
Qui, sì respira una piacevole atmosfera di montagna, in un luogo solitario, tranquillo, quella quiete che piace molto ai camosci, che qui, vengono a brucare le verdi erbe della primavera.




Dalla località Foppa, sì gode una bella panoramica che guarda verso le cime dei Piani di Bobbio 1662 mt.
Il percorso prosegue lungo un faticoso costone che termina con la cima gemella del Monte Due Mani, in altre parole: Zucco di Desio. Da qui, sì apre un’eccellente vista sulla vetta del Monte Due Mani, sul Gruppo delle Grigne e sulla Valsassina.

Un ultimo tratto su cresta, che richiede qualche attenzione in più, e sì arriva alla cima del Monte Due Mani; qui, sorgono una croce e il Bivacco Locatelli, con la sua inconfondibile sagoma a igloo. Il bivacco, offre solo un riparo d’emergenza in caso d’intemperie, al suo interno vi si trovano solo alcune panche e due tavoli, che sì possono utilizzare per il pranzo. Dalla cima del Monte Due Mani, sì apre una balconata che spazia fino all’Appennino, con vista sui laghi e sulle montagne del lecchese, tra cui quelle già menzionate. Guardando verso nord, svettano le Alpi Orobie con il Pizzo dei Tre Signori 2554 mt, che completa la cornice. Io, in questa salita invernale, a causa di nubi basse, non ho potuto ammirare la vista che sì gode da quassù, ma posso assicurare che la fatica, è tutta ricompensata.

CURIOSITA’

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 2:30/ 3:00 circa.
DIFFICOLTA’: (E) per tratti su sentiero ripido, che richiedono la dovuta attenzione.
DISLIVELLO: circa 800 mt.
PUNTI D’APPOGGIO: Bivacco Locatelli in cima al Monte Due Mani.
COME ARRIVARE: da Lecco, sì seguono le indicazioni per Valsassina e Ballabio, superato il paese, sì arriva al Colle Balisio, quindi al bivio a destra, fino alla località Casere.
CARTOGRAFIA E GUIDE: carta Kompass N°105.
SEGNALETICA: qualche cartello informativo e bandierine rosso bianco. Prestare attenzione ai segnali, quelli ufficiali sono insufficienti, mentre segnali non ufficiali in rosso o in blu sono più frequenti.
DOVE ALLOGGIARE:

lunedì 1 aprile 2019

Da Traffiume all'Alpe Spoccia.



Da Traffiume 245 mt, sì percorre la lunga mulattiera che porta a Cavaglio San Donnino 501 mt. Dopo aver raggiunto il paese di Cavaglio, sì prosegue in decisa salita raggiungendo la località Olzeno 1061 mt. Ora, camminando lungo una comoda sterrata, sì costeggia le pendici del Sasso Drosa 1444 mt e del Monte Zuccaro 1683 mt, raggiungendo così l’Alpe Spoccia 1555 mt e l’omonima bocchetta.







NOTA
Sulla sponda sinistra del Lago Maggiore, sì ergono principalmente tre gruppi montuosi. Il primo, a sud, è rappresentato dal Mottarone 1491 mt, che divide il Lago d’Orta dal Lago Maggiore. Il secondo situato nell’alta fascia centrale, è rappresentato dal Parco Nazionale della Val Grande, un vero castello, con cime che superano i 2000 mt, tra cui il Monte Todano 2301 mt, e che rappresenta la massima elevazione dell’intero gruppo. Il terzo, a nord è costituito dal Monte Limidario, un colosso di ben 2188 mt, diviso tra Italia e Svizzera.
L’itinerario qui descritto, permette un primo approccio con una montagna selvaggia, che però ha saputo offrire alle comunità locali ampi pascoli e campi coltivati a castagno.
Sì parte da Traffiume, piccolo paese subito a ovest di Cannobio 214 mt.
Dalla chiesa parrocchiale, ci si dirige verso l’Orrido di Sant’Anna fino a incontrare una piccola cappella, da qui, parte la mulattiera che porta a Cavaglio, nominata anche come Cammino di San Carlo. La mulattiera è molto bella, segue la sponda destra della Val Cannobina, dove è frequente, incontrare alcuni edifici religiosi ormai diroccati; di notevole interesse, è il ponte che attraversa la valle del Torrente Cavaglio, struttura di antica costruzione. Cavaglio San Donnino, è un piccolo borgo che sì affaccia sulla Val Cannobina, un perfetto intreccio di vicoli e due piazzette veramente belle, in particolare quella dove sorge la chiesa e il municipio. La salita che conduce a Olzeno, sì sviluppa anch’essa su mulattiera, ma a differenza di quella che collega Cavaglio a Traffiume, è meno curata, e in alcuni casi, probabilmente il tracciato originale è andato perduto.
Olzeno, è in sostanza un piccolo borgo che sorge su di un ampio pianoro, un insieme di baite attraversate da piccole stradine in pietra che regalano un’atmosfera perfetta per questi luoghi.
Poco sopra, all’altezza di un tornante, sì apre una splendida balconata sulla Val Cannobina, con vista sull’inconfondibile sagoma del Monte Zeda 2156 mt. Proseguendo lungo la strada sterrata, sì raggiunge un altro gruppo di baite, che compone la località Le Buse, dove sorge il Rifugio delle Nevi 1274 mt. Da qui, sì ha una splendida vista sul Monte Giove 1298 mt, sul Monte Faierone 1715 mt e sull’intero massiccio del Monte Limidario.
Sì guadagna ancora quota, attraversando piacevoli boschi di faggio, prima di concedersi ai pendii erbosi del Monte Zuccaro. Poco dopo, ecco apparire l’Alpe Spoccia, composta da alcune baite sparse, immerse nel silenzio di queste incredibili montagne, il Lago Maggiore è visibile solo in una piccola porzione, mentre tra le cime che sì possono ammirare dall’alpe, vi sono: il Monte Generoso 1701 mt, il Monte San Giorgio 1100 mt, Monte Piambello 1125 mt e altre cime che compongono la fascia prealpina del Varesotto. Poco più avanti, sì raggiunge l’omonima bocchetta, dove sì apre una meravigliosa panoramica sulla parte finale della Val Cannobina. In basso, e facilmente riconoscibile l’abitato di Gurro 812 mt, mentre, guardando verso la Val grande, sì ha una splendida visuale su Cima della Laurasca 2193 mt, e su Pizzo Ragno 2289 mt, mentre alle spalle, è facilmente riconoscibile, la sagoma del Monte Rosa 4634 mt, mentre più a destra è facilmente riconoscibile la cima del Weissmeis 4023 mt, e ancora più a destra svetta il Monte Leone 3553 mt.

Dall’alpe inoltre, sì ha una spettacolare vista sulle Rocce del Gridone e sull’omonima cima che raggiunge i 2155 mt.
CURIOSITA’
La sagoma del Monte Limidario è riconoscibile da diversi punti, basti pensare che dalle risaie del novarese, il gruppo sì presenta come un'unica catena montuosa.
TEMPI DÌ PERCORRENZA: 3:30/4:00 circa.
DIFFICOLTA’: (E) per il forte dislivello.
DISLIVELLO: circa 1350 mt.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Traffiume e a Cavaglio, Rifugio delle Nevi in località Le Buise, per informazioni, tel: 340/5023710 - 333/6241316 - 338/6886062, e Bivacco in località Alpe la Quadra a circa dieci minuti dall’alpe.
COME ARRIVARE: da Milano o da Genova con autostrada A26, con uscita Verbania, quindi SS n°34 fino a Cannobio, poi appena trovate le indicazioni per Traffiume, svoltare a sinistra.  
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass n° 90.
SEGNALETICA: cartelli informativi, più bandierine rosso bianco.
DOVE ALLOGGIARE:

lunedì 25 marzo 2019

Dalla località Serra, al Monte Giarolo.



Percorrendo in auto la Valle Curone, poco dopo aver raggiunto il borgo di Morigliassi 641 mt, si seguono le indicazioni per la località Serra 683 mt.
Lasciata l’auto, si percorre un segnavie, contrassegnato da un quadrato giallo, quindi attraverso un ampio sentiero in parte carrozzabile, sì guadagna velocemente quota salendo lungo la Costa della Gabbia, raggiungendo la vetta del Monte Giarolo 1473 mt.








NOTA
Per me che vivo in provincia di Varese, viene quasi logico frequentare le montagne più vicine, però guardando verso sud, ogni volta che vedo quel lembo di Appennino che sì affaccia all’orizzonte, nasce l’istinto di andare a esplorare monti così lontani. Così, quando posso, mi dirigo a sud, per far visita a delle montagne che meritano di essere vissute, perché è un viaggio alla scoperta di panorami incredibili, che meritano di essere goduti nel migliore dei modi.
Dopo aver attraversato in auto buona parte della Valle Curone, sì arriva a questa minuscola borgata, davvero quattro case messe in croce, con il minuscolo oratorio, dedicato a San Pietro, realizzato nel XVI secolo. Qui sì trova una fontanella, indispensabile rifornimento d’acqua, per chi vuole affrontare questo itinerario, poiché a parte qualche ruscello, altre sorgenti dove rifornirsi di acqua, non ve n’è. Da qui, come già detto, parte l’itinerario, un segnavie contrassegnato da un quadrato giallo, che però, non indica: né la meta, né i tempi di percorrenza.
S’inizia a salire su quest’ampio sentiero, probabilmente anche carrozzabile, alternandosi fra tratti di bosco e ampi campi coltivati, da dove sì possono aprire delle spettacolari balconate che spaziano sulle colline della Valle Curone e della quasi parallela Valle Staffora, con vista sul piccolo gruppo montuoso, dove sorge il famoso eremo di S. Alberto di Butrio, costruito nel XI secolo 687 mt, mentre più a destra, è ben visibile la cresta che colma con il Monte Alpe 1253 mt.

Continua la salita lungo l’ampio sentiero, arrivando a un pianoro, ricoperto da conifere. Proseguendo la salita, il bosco inizia a cambiare, lasciando spazio a delle belle faggete e a boschi di abete misto a larice. Un altro ampio pratone, consente una bella veduta della cresta parallela, con vista su: Pian della Mora a circa 1350 mt, Monte Bagnolo 1550 mt, fino al più alto Monte Chiappo 1700 mt. Dietro la cresta, appare in tutta la sua bellezza, la cima del Monte Lesima, che con i suoi rispettosi 1724 mt, rappresenta la massima elevazione di questa catena montuosa che dal mare o dalla pianura, si spinge ai confini di ben quattro regioni.








Un ultimo tratto in salita, e sì raggiunge finalmente la vetta del Monte Giarolo. Qui si può ammirare ben 360° gradi di panorama, con vista sulla cresta che sale fino ai 1661 mt del Monte Cofrone e ai 1700 mt del Monte Ebro. Guardando verso destra, spunta solitaria la cima del Monte Antola 1597 mt.


Rivolgendo lo sguardo da ovest verso est, inizio a elencare tante tra le più importanti cime della catena alpina, quelle che sono riuscito a riconoscere con certezza, ma posso assicurare che nelle giornate terse, il panorama è ancora più emozionante di quello che ho visto io, e sono: Cima d’Argentera 3297 mt, Monviso 3841 mt, Gran Paradiso 4061 mt, Monte Rosa 4634 mt, Dom 4545 mt, Monte Leone 3552 mt, Monte Disgrazia 3678 mt e Pizzo Bernina 4050 mt. Posso garantire che nelle giornate limpide, sì ha sicuramente una visuale sulle colline del Monferrato, sulla Pianura Padana, fino alle Prealpi Luganesi e su buona parte delle Alpi Orobie. Credo che dopo questa piacevole carrellata di nomi, qualsiasi escursionista che cerca i panorami più belli, non potrà fare a meno di salire questa montagna, solo per godersi i minuti interminabili di un panorama unico come solo l’Appennino Ligure sa regalare.
CURIOSITA’
La statua che vediamo oggi, è una seconda versione di quella originale. La prima, fu messa in posa l'11 agosto del 1901, a causa delle intemperie, il 5 agosto del 2001, venne messa in posa una nuova statua.
TEMPI DÌ PERCORRENZA: 2:15 circa.
DIFFICOLTA’: (E) per tratti su sentiero ripido.
PUNTI D’APPOGGIO: nessuno.
DISLIVELLO: circa 800 mt.
SEGNALETICA: qualche cartello informativo solo in vetta, per il resto vi sono solo sbiaditi cartelli di tanto in tanto contrassegnati da un quadrato giallo, e qualche bandierina bianco rosso verso la fine della salita.
COME ARRIVARE: da Milano o da Genova con autostrada A7, oppure da Torino o da Piacenza con autostrada A21, uscita Tortona, quindi seguire le indicazioni per Valle Curone, Fabbrica Curone, Morigliassi e quindi, località Serra.
DOVE ALLOGGIARE:
CARTOGRAFIA E GUIDE: Via del Sale foglio N°1 e 2, Appennino Pavese Valli Staffora e Curone, foglio N°4

lunedì 18 marzo 2019

Da Muggio, salita al Monte d'Orimento.



Da Muggio 661 mt, sì seguono le indicazioni per Scudelatte 904 mt, Erbonne 943 mt e Bocca d’Orimento 1275 mt. Dato che non esiste un segnavie che porta in vetta, dalla Bocca d’Orimento, sì segue l'indicazione che porta alla salita del Monte Generoso 1701 mt, quindi appena possibile, sì affronta il costone che porta sulla cresta, e in breve, sì raggiunge la cima del Monte d’Orimento 1391 mt.








NOTA
A cavallo tra il Lago di Lugano e il Lago di Como, nella parte sud della Valle d’Intelvi, sì sviluppa un sistema montuoso che colma con la cima del Monte Generoso, che ne rappresenta la massima elevazione. Numerose, sono le valli che compongono questa catena di montagne, offrendo a livello escursionistico tantissime opportunità.
Quella che descrivo, è una meta ambita da pochi, più concentrati sulla vetta del Monte Generoso o del Sasso Gordona 1610 mt o del Monte Bisbino 1325 mt. Sì parte da Muggio, piccolo borgo situato appunto nella Valle di Muggio, che è anche la più lunga valle presente in questa porzione di montagne.
Da Muggio, sì ha subito una bella veduta della cresta che porta sul Monte Generoso, e ben visibile il tracciato della linea ferroviaria che da Capolago 273 mt, sale fin quasi in vetta. Poco dopo, inizia una piacevole discesa su sterrata, che porta al Ponte Lentano 610 mt. Seguendo il sentiero a destra, sì costeggia il torrente, che scorre attraverso le grigie rocce calcaree, creando un paesaggio molto affascinante. Lo stretto sentierino, inizia a guadagnare quota, dando la possibilità di ammirare dei vecchi alpeggi ormai diroccati, monumenti di una storia antica, scritta dalle tante genti che hanno fatto la storia di queste montagne. La prima salita, termina con l’arrivo a Scudelatte, piccolo borgo che sì affaccia sopra la valle, con una vista davvero molto suggestiva che spazia fino alla Pianura Padana.
Sì riparte seguendo un sentiero più ampio di quello precedente, addentrandosi ancora di più nella parte alta della valle, fino a quando non appare l’abitato di Erbonne, piccolo gioiello di epoca preromana  che sì trova però in territorio italiano; per raggiungerlo, bisogna attraversare il vertiginoso ponte che attraversa quella che è divenuta una vera e propria gola scavata nella roccia. Poco prima di entrare in paese, ecco apparire l’inconfondibile sagoma del Sasso Gordona, che rappresenta una delle cime più alte della catena montuosa.
Lasciato Erbonne, sì attraversa l’ultimo tratto di valle che porta alla Bocca d’Orimento. Poco dopo fuori dal paese, è possibile ammirare una vera morena, antica testimone di quando i ghiacci regnavano anche su queste montagne. Un ultimo tratto su sentiero, a volte anche ripido, precede l’arrivo alla Bocca d’Orimento, attraverso un silenzioso bosco di faggi, e guardando in alto, rimane quasi sempre visibile le due vette che compongono la cima del Monte Generoso. Dalla Bocca d’Orimento, sì apre la prima bella balconata sul lario, ma è solo l’antipasto, di quello che sì potrà ammirare dallo sconosciuto Monte d’Orimento. Il pratone è molto ripido ma affrontato con lo spirito giusto, alla fine risulta anche breve, poi la morbida cresta, precede la cima di questo monte. Da qui, sì apre una balconata sensazionale, rovinata solo da qualche albero ad alto fusto. Oltre alla vista sulla cima del Monte Generoso, sì ha una panoramica su alcuni dei 4000 più belli delle Alpi, tra cui: Monte Rosa 3634 mt, Monte Cervino 4478 mt il Dom 4545 mt e la Weissmies 4023 mt, ben visibili, sono le alte cime delle Alpi Bernesi tra cui azzardo a segnalare con certezza, l’aguzza punta del Finsteraarhorn 4274 mt.
Un piccolo accenno di Lago di Lugano, che bagna l’abitato di Porlezza 282 mt, e tutta la schiera di montagne che compongono il lato meridionale della Mesolcina, cito principalmente tre cime: Monte Camoghè o Punta Camoscio 2228 mt, Pizzo di Gino 2245 mt e Monte Bregagno 2107 mt. Guardando verso l’altro gruppo montuoso della Valle d’Intelvi, segnalo il più alto che è il Monte Tremezzo 1700 mt, mentre alle loro spalle, sono riconoscibili il Monte Legnone 2609 mt, e il Monte Disgrazia 3678 mt, mentre a sinistra è ben visibile una parte dell’ampio anfiteatro che compone la Val Masino.

 


 Non può mancare, un piacevole sguardo sul Lago di Como, con vista sul Monte San Primo 1686 mt e sulle due vette principali del Gruppo montuoso delle Grigne, tra cui: il Grignone 2409 mt e la Grignetta 2184 mt.
Ovviamente, lo sguardo, volge anche verso sud, con vista sul Pizzo della Croce 1491 mt e sul Monte Bisbino, oltre ad una bella vista sulla Pianura Padana e sull’Appennino Ligure; posso azzardare come cime: Monte Ebro e Monte Chiappo con la loro rispettabile quota di 1700 mt.
Credo di aver esaurito lo spettacolo che si gode da questa cima, che rimane totalmente fuori dai circuiti dell’escursionismo di massa, concentrato essenzialmente sul Monte Generoso, motivo in più, per andare a toccare con mano e a guardare con gli occhi, questo sconosciuto spettacolo della natura.

CURIOSITA’

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 3:00 circa.
DIFFICOLTA’: (E) per i tratti su sentiero ripido a volte anche esposto.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Muggio, Scudelatte, Erbonne, e Bocca d’Orimento.
DISLIVELLO: circa 750 mt circa.
CARTOGRAFIA E GUIDE: carta Kompass N°91.
SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine bianco rosso.
COME ARRIVARE: da Mendrisio o da Chiasso, sì seguono le indicazioni per Valle di Muggio.
DOVE ALLOGGIARE: Rifugio Bocca d’Orimento, tel: 335/6380242, indirizzo email: info@baitadiorimiento.it .


domenica 17 marzo 2019

Salita al Monte Rai.



Da Canzo, sì raggiunge in auto la località Gajum 480 mt, sì percorre la bella sterrata che porta al Rifugio Terz’Alpe 793 mt. Dal rifugio, sì prosegue seguendo il sentiero che sale a La Colma 1000 mt. Raggiunta quest’ultima, sì segue il sentiero sulla destra, affrontando una bella salita con passaggio su cresta, che sì seguirà fin sotto la cima del Monte Prasanto 1244 mt. Un breve tratto su strada sterrata conduce al bivio con il sentiero che porta in vetta al Monte Rai 1259 mt.








NOTA
Il Triangolo Lariano, offre numerose escursioni che sì sviluppano da est a ovest. Il percorso che descrivo qui, visita una piccola catena montuosa, che comprende i più rinomati Corni di Canzo, visibili, quasi sempre in questo percorso. Sì parte dalla fonte Gajum, anni fa era una rinomata località turistica, oggi invece, sopravvive un unico albergo ristorante. Sì percorre l’ampia sterrata che sale a tre interessanti località. La prima, nominata come prim’Alpe, ed è composta da un grosso rustico con mura robuste. Qui vi sì trova un centro informazioni e un campo di Legambiente. Qui, nell’ampio prato, sì possono ammirare tutti e tre i Corni di Canzo, la cima principale raggiunge i 1373 mt.
Sì prosegue il cammino raggiungendo seconda Alpe, composto da un’interessante serie di rovine, che componeva un insediamento molto ampio. Terz’Alpe, è un grosso casolare con mura rinforzate, non sì esclude, che in passato potesse essere una struttura fortificata, anche qui sì può ammirare, l’imponente mole dei due corni principali.

La Colma, probabilmente in epoca medievale, era un passaggio obbligatorio, per raggiungere la valle dove sorge Canzo.
Il percorso in cresta, è molto suggestivo, attraversa la Riserva Naturale del Sasso Malascarpa, mostrando da vicino, l’aspra conca di detriti che compone la forma rovesciata di una scarpa femminile, ben visibile da Valmadrera 234 mt.
La vetta del Monte Rai, offre uno dei panorami più belli del Triangolo lariano, una vista a 360° gradi.
Dalla cima, oltre alla bella vista sul Lago di Annone 224 mt, il panorama spazia sulla Brianza, e oltre la Pianura Padana, all’orizzonte, svetta la lunga cresta dell’Appennino. Ottima vista su Lecco e sul Resegone di Lecco 1875 mt, mentre guardando verso nord, da destra a sinistra, oltre alla vista sui corni, sì ha una spettacolare veduta sul gruppo delle Grigne, e sul ramo meridionale della Mesolcina, oltre alla vista sul vicino Monte Cornizzolo 1240 mt, con ai suoi piedi il Rifugio Marisa Consiglieri 1110 mt.








CURIOSITA’

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 2:30 circa.
DIFFICOLTA’: (E) per i tratti su sentiero; prestare attenzione al tratto in cresta.
DISLIVELLO: circa 800 mt.
PUNTI D’APPOGGIO: locali in località Gajum e Rifugio Terz’Alpe.
COME ARRIVARE: da Milano con SS n°36 con uscita all’altezza di Suello, quindi seguire le indicazioni per Pusiano e Canzo.
CARTOGRAFIA E GUIDE: carta Kompass N° 91/105.
SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine rosso bianco.
DOVE ALLOGGIARE: Albergo La Sorgente tel: 031/684921.

giovedì 14 marzo 2019

Salita al Monte Palosso.


Salita al Monte Palosso.
Dalla località Costorio 230 mt, sì sale il segnavie N°378A e 378 passando oltre Cascina Carpini e arrivando all’incrocio con il segnavie N°377; seguendo quest’ultimo, sì raggiunge la vetta del Monte Palosso 1158 mt.








NOTA
La Val Trompia, è una lunga valle di circa 50 km, che sorge poco a nord di Brescia 149 mt, e che si spinge fino a colmare con il Passo Maniva 1669 mt, attraversata per intero dal Fiume Mella.
L’inizio della valle, è racchiuso tra due gruppi montuosi, a sinistra una piccola catena che colma con i 1035 mt del monte La Colmetta, mentre a destra s’innalza un piccolo gruppo montuoso con vette che superano i 1100 mt di quota. Una di queste è il Monte Palosso.
Sì parte da Costorio, piccolo borgo che sorge poco prima del paese di Carcina 234 mt. Il sentiero parte subito dopo aver lasciato la ss N°345, il cartello informativo, sì trova sulla destra.
Inizia subito una bella salita che guadagna velocemente quota, e grazie ai tanti capanni adibiti all’attività venatoria, la presenza arborea è spesso limitata, lasciando spazio a bellissime balconate che spaziano sulla Val Trompia.
Dopo aver passato il Monte Verdura 575 mt, si arriva al piccolo rifugio degli alpini, poco più avanti sì trova la croce degli alpini, da dove sì può ammirare un magnifico panorama che spazia sulla Città di Brescia, facilmente riconoscibile la bella cresta del Monte Maddalena 874 mt, mentre più in basso a destra, sì possono ammirare il piccolo Monte Peso 483 mt, con la piccola crestina che termina con il Santuario Madonna della Stella.
Il sentiero continua lungo questa cresta, fino a incrociare il sentiero N°378 che arriva da Concesio 216 mt. Ora sì attraversa un piacevole bosco, affrontando poco dopo una decisa salita, che porta alla Cascina Carpini 830 mt circa, interessante casolare da dove sì apre un’altra bella balconata che guarda giù per la Val del Condigolo.
Ora sì prosegue con un bel traverso che attraversa la valle arrivando alla selletta che porta a Dosso Ranzone 932 mt. Sempre costeggiando il Monte Palosso, sì arriva all’incrocio con il sentiero N°377 che arriva da Carcina. L’ultimo tratto del percorso, inizia a farsi sentire, fra tratti in salita e tratti pianeggianti, ma poi l’arrivo alla cima del Monte Palosso, ripaga tutta la fatica fatta finora. Dalla cima del Monte Palosso, sì apre una modesta balconata, interrotta solo da alcuni alberi ad alto fusto, ma quello che si vede, appaga ugualmente l’occhio esigente di un buon escursionista, tra le cime sicuramente menziono il Monte Guglielmo 1948 mt e Punta Almana 1390 mt, ben visibile il Monte Dossone 1339 mt, che sorge sopra Lumezzane 535 mt. Guardando verso la Pianura Padana, nelle giornate limpide, il panorama spazia fino all’Appennino Parmense, notando sulla destra, la cima dell’Alpe di Succiso che con i suoi 2017 mt, rappresenta la prima cima dell’Appennino Tosco Emiliano che supera i duemila metri.
CURIOSITA’
Sulla cima del Monte Palosso, sono presenti i resti di una postazione militare della Prima Guerra Mondiale, utilizzata per l’abbattimento degli aerei nemici.

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 2:30/3:00 circa.
DIFFICOLTA’: (E) per sentieri ripidi.
PUNTI D’APPOGGIO: nessuno.
COME ARRIVARE: da Brescia, con SS 345 fino a Castorino.
CARTOGRAFIA O GUIDE: carta Kompass N°106.
SEGNALETICA: pochi cartelli informativi e bandierine giallo bianco o rosso bianco.
DOVE ALLOGGIARE:

domenica 17 febbraio 2019

Da Ponte Tresa al Monte Mondini.




Da Ponte Tresa 275 mt, sì seguono le indicazioni che conducono a Pura 396 mt. Raggiunto l’abitato di Pura, sì prosegue per Curio 566 mt. Poco prima di raggiungere Curio, sì arriva a un bivio, a destra sì scende sulla strada cantonale che porta in paese, mentre a sinistra, s’inizia a salire lungo una sterrata che porta a una baita. A destra della baita parte un sentiero che guadagna velocemente quota, e che porta sulla costa; quindi con un’altra salita, sì raggiunge una piccola chiesetta. Ora, seguendo il sentiero sulla destra, sì sale fino a una sella, e voltando a sinistra, sì raggiunge la vetta del Monte Mondini 814 mt. Per la discesa, sì ritorna sulla sella, evitando il sentiero fatto all’andata e proseguendo, seguendo il segnavie. Dopo una buona discesa, sì arriva a un bivio con la sterrata che da Pura porta a Bedigliora 617 mt. Le indicazioni qui sono ambigue, comunque seguendo il percorso per MTB, sì cammina fino in cima al Monte Pian Laveggio 622 mt e proseguendo lungo il sentiero, sì perde quota recuperando il segnavie che riporta a Ponte Tresa.









NOTA
Monte Mondini, e una piccola montagna che sorge in territorio svizzero, alle spalle di Ponte Tresa, sì tratta di un mondo a se, non unito ad altre realtà montuose. L’itinerario che descrivo in queste righe, consente di eseguire una buona perlustrazione sul lato destro di questo monte, oltre a salirne la cima.
Sì parte da Ponte Tresa, piccolo paese di confine, separato dal fiume che separa il versante italiano da quello svizzero. Il borgo è tipico dei paesaggi di lago, con belle passeggiate attraverso stretti vicoli.

Il tratto che porta a Pura, non è molto interessante, attraversa una zona residenziale con qualche spazio immerso nei boschi di castagno; le numerose palme, presenti nel sottobosco, hanno di fatto, mutato per sempre l’aspetto del bosco stesso.
Il paese di Pura, non ha grandi attrattive, fatta eccezione per la chiesa parrocchiale, che merita di essere visitata.
Lasciato Pura, inizia il tratto più interessante, un’ampia sterrata, porta al Santuario della madonna della Morella, realizzata in epoca tardomedievale, dotata di un porticato che può essere utile in caso di maltempo improvviso.
L’abitato di Curio, sì sfiora marginalmente, proseguendo la salita verso Monte Mondini.
Durante l’ascensione al Monte Mondini, sì raggiunge un’altra chiesetta isolata, dalla quale sì apre una bella panoramica su Monte Lema 1620 mt; ben riconoscibili, sono il rifugio che sorge poco sotto la vetta e la stazione a monte della funivia.

Dalla chiesetta, sì affronta l’ultimo tratto di sentiero che porta in vetta al Monte Mondini, dove sulla sua sommità, sorge una grande croce.
Dalla cima, sì aprono due splendide balconate. Una guarda verso est, con vista che spazia fino alle alpi Orobie, facilmente riconoscibile, la piramide del Monte Legnone 2609 mt, com’è facilmente identificabile, la vetta del Grignone 2409 mt. Una piacevole vista sul Lago di Lugano e sul Monte San Salvatore 912 mt e sul Monte Generoso 1701 mt. Guardando verso ovest, sì ha una piacevole veduta sull’intero gruppo montuoso del Monte Limidario 2188 mt, e sul Monte Leone 3553 mt.

Una piccola area sosta, consente di apprezzare al meglio il silenzio di questa cima, trascorrendo ore di assoluto riposo.
La discesa è un pò complicata, se sì vuole percorrere l’itinerario da me descritto, bisogna fare i conti con le MTB, che potrebbero creare situazioni di pericolo in entrambi i sensi di marcia. Cima Pian Laveggio, non ha nessuna panoramica, però il sentiero è molto bello e ben battuto, anche grazie alla presenza delle MTB.

CURIOSITA’
Durante l’Impero Romano, Ponte Tresa era attraversata da un’importante via di comunicazione, nominata come Via varesina, questa, metteva in comunicazione Milano con Lugano.

TEMPI DÌ PERCORRENZA: 4:00 circa.
DIFFICOLTA’: (T/E) per i tratti su sentiero.
PUNTI D’APPOGGIO: locali a Ponte Tresa e a Pura.
DISLIVELLO: circa 600 mt in salita e oltre 500 mt in discesa.
CARTOGRAFIA E GUIDE: carta Kompass N°90.
SEGNALETICA: cartelli informativi e bandierine bianco rosso. Da Curio a Monte Mondino, poca segnaletica verticale, mentre quella orizzontale è praticamente assente. La segnaletica del sentiero che raggiunge Cima Pian Laveggio e che poi scende a Ponte Tresa, in alcuni casi è confusa, in più un tratto è percorribile solo dalle MTB, anche se altri cartelli dicono il contrario, se sì decide di seguire le indicazioni, prestare comunque molta attenzione alle MTB, poiché il sentiero che scende da Cima Pian Laveggio, è stretto e può creare problemi in discesa alle stesse MTB.
COME ARRIVARE: da Varese o da Lugano, seguendo le indicazioni per Ponte Tresa.
DOVE ALLOGGIARE:


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